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Martedì
20 ottobre
2009

 

Outlet, se ne riparla in primavera

Ancora uno slittamento di qualche mese, ma Lefim non c'entra
A chiedere tempo è la gran parte dei negozianti assegnatari di spazi interni. Pochi soldi per aprire e crediti impossibili
  
Outlet di Roncade, ci vuole ancora pazienza. Doveva aprire a fine 2009, oggi si apprende che prima di marzo non se ne parla. Questa volta, però, a far slittare un’altra volta il taglio del nastro, non è chi lo ha progettato, costruito ed organizzato ma, a quanto pare, chi ha prenotato un posto all’interno con l’intenzione di piazzare la propria insegna.

Anziché avere fretta e magari contare nei superflussi di clienti natalizi, in altri termini, è il negoziante che chiama un time out. Il 2009 non è anno in cui inserire in bilancio altre spese e poi le banche sono sempre troppo restie a concedere il finanziamento necessario a far partire un negozio. Oltre la soglia psicologica del 1 gennaio 2010 forse le cose cambieranno, meglio ripensarci a primavera.
“E’ vero, qualcosa manca anche a noi da finire – ammettono i portavoce di Lefim Spa, società del Gruppo Basso proprietaria dell’immobile – ma in questo caso a determinare il rinvio dell’apertura sono stati in maggioranza gli intestatari di quel 70% di negozi interni già assegnati. Anche in altre parti d’Italia, dove starebbero per partire strutture simili, abbiamo rilevato ritardi attribuiti ad atteggiamenti prudenziali dei commercianti”.

Il Natale senza traumi, per il momento, è un piccolo sospiro di sollievo per i negozianti del vicino centro storico di Roncade, anche se il sindaco, Simonetta Rubinato, insiste nel sostenere che i bottegai di via Roma non devono aver paura del confronto. “Chi si recherà all’Outlet farà probabilmente un giro in centro e noi stiamo lavorando per creare spazi di socializzazione. Queste strutture sono ormai una realtà, il decisore pubblico può e deve fare il possibile per integrarle sempre di più con il territorio”.

Considerazioni che rischiano però di essere approssimate se non si tiene conto dell’evoluzione sia dell’impostazione degli Outlet sia della crisi in un certo senso esistenziale che stanno attraversando i negozi classici. Almeno secondo quanto sostiene Romano Cappellari, docente di marketing e retail-management alla facoltà di Economia di Padova. “Il concetto di Outlet è in grande mobilità, l’asticella si sta alzando. Fino a pochi anni fa pareva che in questo modo si risolvessero i limiti di spesa del cliente, bastava pronunciare il nome e c’era la corsa. Adesso catene importanti, come Mc.Arthur Glen, la stessa di Noventa di Piave, a Serravalle Scrivia deve inventarsi concerti di prestigio per registrare il pienone”. In più, per fare Outlet vero, occorre che le aziende produttrici della moda passino dal “sell-in”, cioè la vendita ai distributori, al “sell-out”, cioè quella al consumatore finale. Devono creare un negozio e un negozio ha costi fissi mica modesti. Vale la pena con le vacche grasse, con quelle smunte probabilmente no. Da qui i ripensamenti, collegati certamente anche alla ristrettezza dei canali bancari. “Tutto questo ha un significato, cioè che la formula migliore non esiste e che ci sono molti modi di stare sul mercato. Significa anche che ciò che il negoziante tradizionale deve rassegnarsi ad abbandonare è l’idea che per avere successo sia sufficiente assembrare su scaffali e vetrine oggetti pur validi ma senza un criterio. Il valore aggiunto è altro: è l’assistenza, è il consiglio. L’asticella della qualità si alza anche per lui e di questa evoluzione trarrà beneficio quanto il consumatore”.

Sul declino dell’Outlet così come viene generalmente inteso concorda anche Guido Pomini, presidente di Ascom-Confcommercio Treviso. “A parte il fatto che di Outlet autentici ce ne sono pochi – dice – la formula ormai non è più così nuova. Anzi, con la liberalizzazione delle vendite promozionali arrivata per rispondere alla crisi dei consumi succede che le condizioni di prezzo vantaggiose si abbiano praticamente tutto l’anno anche nei negozi cittadini. Paradossalmente è più facile trovare capi di qualità scontati in luoghi diversi dagli Outlet e con il vantaggio di non appartenere, come prescrive la legge per gli spacci aziendali, alle collezioni dell’anno prima”.

     

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