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Giovedì
16 aprile
2009

 

Ogm a Ca' Tron, ve li ricordate?

Da sei anni non se ne parla più ma il laboratorio ha lavorato
Il direttore: "Siamo cresciuti e abbiamo prodotto dei brevetti. Ora siamo preoccupati perchè Fondazione Cassamarca è in difficoltà"
  
Piante transgeniche chiuse in serre a tenuta stagna, sulle quali si sperimentano con successo degli agenti che funzionano come vaccini per proteggere dalle malattie, senza l’uso di sostanze chimiche, le piantagioni di riso e di cacao, centrali per l’alimentazione del mondo e per sostenere le economie di interi paesi.
A Cison di Valmarino, dove si sta allestendo la storica riunione dei ministri dell’agricoltura più potenti del pianeta, forse non si sa che a una cinquantina di chilometri a sud, sull’estremo limite meridionale della Marca, si brevettano novità di questo tipo.
Avviene in un laboratorio del Centro internazionale per le biotecnologie e l’ingegneria genetica (Icgeb) di Padriciano (Trieste), ricavato nel 2003 dal recupero di due case coloniche della tenuta di Ca’ Tron, passate pochi anni prima, assieme ad un migliaio di ettari attorno, nel patrimonio di Fondazione Cassamarca Spa.
Qui, grazie ad una convenzione con la stessa Fondazione con tanto di finanziamento di 4,5 milioni di euro in scadenza con il 2009, lavorano quindici giovani ricercatori provenienti da Usa, dalla Bosnia, dalle Filippine e da molti altri paesi. Sono esperti in batteriologia delle piante, una specializzazione che studia il come ed il perché si sviluppino nelle coltivazioni patologie che possono devastare i raccolti.

  
ICGEB1.jpg (110592 bytes) A Ca’ Tron si cerca anche di capire se, con l’impiego di tecniche di manipolazione genetica, si possano trovare rimedi che costano pochissimo e non inquinano come gli strumenti chimici tradizionali.

“Abbiamo già creato una specie di biopesticida che protegge il cacao dalla minaccia del ‘virus del rigonfiamento dei germogli’ e abbiamo depositato il brevetto – spiega Decio Ripandelli, direttore dell’Icgeb e, di fatto, il fondatore dell’esperienza di Ca’ Tron – e siamo molto vicini ad una soluzione simile per certe malattie della pianta di riso.
So che abbiamo un ministro dell’agricoltura che si dichiara anti-Ogm ma vorrei presto poterci parlare di persona e affrontare con serenità certi argomenti”.

Temi che, quando fu avviato il progetto, inquietarono comunque più di qualcuno. Nel giugno del 2003 un nutrito gruppo di no-global, guidato da Luca Casarini, danneggiò con scritte e con l’abbattimento di un cartello gli spazi esterni ai laboratori, giungendo a sfiorare uno scontro con la polizia. Poi l’attenzione sulla serra hi-tech di Ca’ Tron declinò e per un lustro non se ne sentì più parlare. I ricercatori lavorarono in silenzio, invisibili nella campagna sconfinata di Ca’ Tron. Allo stesso modo, però, come, fa rilevare Ripandelli, questi scienziati con i loro progressi sono rimasti invisibili anche rispetto alla macchina di Castelbrando, che con questo campo di studio dovrebbe avere più di un punto di aderenza. “Ci siamo probabilmente mossi tardi. Quando abbiamo fatto richiesta di partecipare ci hanno cortesemente fatto notare che non ce n’era la possibilità”.
Una circostanza che tuttavia non sottrae al direttore il desiderio di rivolgere un messaggio ai ministri agricoli del G8, a partire da Luca Zaia. “Mi piacerebbe che ci fosse una presa di coscienza sulla necessità di investire in ricerca perché l’agricoltura, senza innovazione, ristagna. Vorrei che vi fosse la disponibilità a considerare qualsiasi tipo di proposta con un occhio scientifico e non con valutazioni puramente social-politiche e propagandistiche, e neppure sotto il profilo squisitamente commerciale”.

Sulla sede Icgeb di Ca’ Tron, la seconda creata dopo New Delhi e che fra poco sarà seguita da un terzo polo a Cape Town, si allunga però l’ombra dell’esaurimento delle risorse. A fine anno si chiude il periodo di finanziamento di Fondazione Cassamarca e se sarà rinnovato, date le difficoltà piovute negli ultimi mesi sulla Spa, molto probabilmente non avrà la consistenza del 2003. “Hanno ragione di essere preoccupati – ammette il presidente, Dino De Poli – perché siamo preoccupati anche noi. Se non ci sono soldi non ci sono soldi. Ma di tempo davanti ne abbiamo ancora e il laboratorio di Ca’ Tron non rientra certo fra quegli asset da cedere in caso di necessità”.
“Siamo fiduciosi di trovare una soluzione per poter proseguire – dice Ripandelli – cercando aiuti anche dalla Ue, dai governi e da privati”.

     
   
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