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Giovedì
8 gennaio
2009

 

Eccellenze roncadesi/2 - H-Farm Spa

L'incubatore di Riccardo Donadon da Ca' Tron punta all'India
Le start-up che nascono qui però mantengono la sede legale sulle rive del Sile e il parco tecnologico sta crescendo
  

Da Ca’ Tron a Mumbay, H-Farm punta all’India ed entro breve avrà un nuovo socio che assicuri un aumento di capitale destinato prevalentemente all’operazione asiatica.
L’incubatore di new company dell’informatica di Riccardo Donadon sta valutando, nella quiete apparente della sterminata campagna meridionale della Marca, almeno tre offerte di fondi italiani, uno dei quali sarà scelto per portare a 12-13 milioni di euro il capitale dell’azienda, oggi stimato in circa 9 milioni. “Fino ad oggi – spiega il presidente – le banche ci hanno aiutato, sopperendo per molti versi alla mancanza di venture capital, cioè di investitori privati pronti a scommettere su un progetto. Ci hanno creduto, aiutato e spinto ma adesso il vento è cambiato, il sistema del credito non si fida più di nessuno, qui come altrove, e negli ultimi tempi abbiamo fatto davvero fatica ad avere finanziamenti. Perciò l’intervento di un socio esterno è diventato fondamentale”.
La terna di candidati è tenuta coperta e si paleserà non prima dei primi mesi del 2009.

A gennaio, intanto, sarà ceduta ad un compratore straniero, anch’esso segreto, la seconda delle sette start-up fondate da H-Farm dal 2005 ad oggi.
Dopo “H-Care, azienda nata tre anni fa per sviluppare le piattaforme software per la gestione automatica delle relazioni con il cliente (gli assistenti virtuali su web, cellulari e chioschi), venduta la primavera scorsa alla torinese Comdata, fra qualche settimana sarà la volta di H-Art.

DONADON.jpg (33292 byte) Si tratta di un’azienda coetanea di H-Care, in cui operano 60 addetti, specializzata nelle strategie di e-business, design e interfacce di alta qualità nel mondo dei media interattivi. La formula vincolante posta da H-Farm è sempre la stessa: la holding rimane all’interno della compagnia con una quota di minoranza e la sede legale deve rimanere a Ca’ Tron.

“In questo caso, perciò – sottolinea Donadon – avremo un importante player straniero che mette una base nel trevigiano. Mantenere concentrate nello stesso luogo più aziende impegnate in attività diverse permette ai nostri clienti-tipo di considerare molte ipotesi e conoscere direttamente, visitando il nostro ‘parco’, le esperienze più avanzate delle nuove tecnologie”.

Con l’ altra sede negli Usa, aperta nel giugno scorso, e la prossima di Mumbay, H-Farm mette dunque assieme i poli più brillanti relativamente alle eccellenze richieste dalle nascenti aziende del web. Se gli ingegneri ed i disegnatori italiani sono il non plus ultra per la realizzazione di interfacce intuitive e splendide dal punto di vista grafico, l’Olimpo dei software pare abitato dai programmatori indiani mentre la traduzione delle potenzialità di internet in vantaggi e prodotti per il consumatore finale è una specialità tutta americana.
Nel 2009, comunque, nessuna delle start-up nate lo scorso anno (H-Umus, Zoppa.com, Log607, Domainssincome.com e Shado.Tv), partecipate da H-Farm in misura compresa fra il 70% e l’80% con il rimanente ai manager, passeranno di mano. Perciò l’atteso “Anno Horribilis” dovrebbe trascorrere indenne da brutte sorprese. I 36-48 mesi previsti dalla creazione alla vendita delle nuove società, dunque, scadranno nel 2010 e nel 2011, mentre il gruppo crescerà per ulteriore gemmazione al ritmo di 4/6 aziende all’anno.

Donadon sostiene in ogni caso di non essere preoccupato più che tanto della crisi mondiale. “Non dobbiamo mica costruire la Google di Ca’ Tron, le nostre aziende hanno fatturati contenuti e profitti elevati. H-Art, ad esempio, chiude il 2008 con 4,3 milioni e 400 mila euro di utile netto. Abbiamo a che fare con clienti da 100-200 mila euro, cifre piccole rispetto ai budget solitamente investiti nei canali pubblicitari normali. Se le aziende devono tagliare le spese casomai risparmiano sugli investimenti in televisione e carta stampata, sono costrette a ragionare sulle cose che costano troppo. Quindi puntano su strumenti più mirati ed efficienti come i nostri, i quali hanno anche il vantaggio di mettere le aziende stesse nelle condizioni di conoscere, uno per uno, i loro obiettivi”.

Questo in generale, ma con le dovute rimodulazioni a seconda dei paesi. L’Italia, ad esempio, è un’area ancora poco infrastrutturata con le linee veloci ed in cui il rapporto fra abitanti e numero di pc è ancora basso. Qui, insomma, Obama non avrebbe potuto usare la Rete in modo decisivo per vincere come ha fatto negli Usa. “La salvezza è che siamo invece un popolo malato di telefonini. Ci stiamo lavorando intensamente, in particolare su applicazioni per I-Phone. Da noi internet sul cellulare avrà presto un effetto devastante”.
H-Farm chiuderà il 2008 con un business di 7,7 milioni di euro.

Gianni Favero

     
   
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