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Venerdì
13 novembre
2009

 

Caccia, quando la crudeltà diventa voto

Damelico: "Se si tratta di uno sport non lo si faccia fra le case"
Probabilmente le doppiette sono elettoralmente più appetibili rispetto a quei proprietari sui cui terreni si può sparare
  

Navigando in internet, qualche giorno fa ho avuto l’occasione di leggere alcune considerazioni di Lorenzo Pezzato a proposito della caccia:

“Arriva, come ogni anno, la stagione della caccia, e frotte di appassionati invadono le campagne e i giardini di chi, come me, le abita. Con la copertura della legge i cacciatori possono passare sui fondi privati, armati, seguiti da decine di cani sciolti, e al privato cittadino non rimane altro da fare che recintare il proprio fondo e barricarsi in casa, lontano dal baccano delle doppiette e dal rischio di venire impallinati mentre si raccolgono le verdure nell’orto. Senza contare, almeno da quanto si rinviene dopo il passaggio dei cacciatori, l’inquinamento portato da milioni di cartucce di plastica e pallini di piombo abbandonati a terra. È rimasto eclatante il recente caso di avvelenamento di una colonia di fenicotteri rosa, contaminata dal piombo dopo aver ingerito inconsapevolmente pallini da caccia. Non siamo più agli inizi del ‘900, quando cacciare era un’esigenza e non un inutile sfogo praticato tra case e capannoni inseguendo selvaggina d’allevamento, oggi bisogna rendersi conto che le sensibilità sono cambiate e che la gente preferisce poter guardare l’anatra nello stagno, non penzolante senza vita da un bastone o chiusa in una sacca.”

Condividendo totalmente le sue affermazioni, ne ho fatto motivo di conversazione con alcuni amici e così sono venuto a conoscenza di due episodi avvenuti nel nostro comune che ritengo sconcertanti e gravi.

Il primo è accaduto ad un anziano che, mentre stava tranquillamente camminando nel proprio appezzamento agricolo, si è visto arrivare addosso una serie di pallini, uno dei quali gli ha anche ferito il viso.

Il secondo riguarda un diverbio tra un cacciatore ed il proprietario di un orto che si lamentava dei danni che le lepri avevano fatto alle sue coltivazioni.
Ovviamente incavolato, disse che se ritornavano, ne avrebbe fatto cibo per la sua tavola.
Il cacciatore gli rispose che se avesse messo in atto tale proposito, sarebbe stato perseguibile in quanto la legge protegge la selvaggina in fase di ripopolamento (?).

In questo benedetto Paese dove la proprietà privata è sacra ed inviolabile, avrei il piacere di sapere come mai possono succedere queste cose.
Mi vien da pensare che è tutta una questione di voti; si veda per esempio il tentativo della giunta regionale di permettere la caccia anche ai volatili di razze protette.
Il TAR ha dovuto intervenire ben due volte per bloccare tutto.

Probabilmente i cacciatori sono elettoralmente più appetibili rispetto a quei proprietari sui cui terreni si può cacciare, far scorrazzare i cani e ingrassare la selvaggina senza che sia previsto alcun indennizzo.
Trovo che tutto questo sia anacronistico; se la caccia di oggi è uno sport (?) lo si deve praticare da qualche altra parte e non tra le case o nei campi con i contadini al lavoro.
Qualche regoletta in questo senso va sicuramente posta.
Ossequi.

   

Luciano Damelico

     

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