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Martedì
6 ottobre
2009

 

Usl 9, fuori i nomi di ladri e cialtroni

Ceccato: "Perchè la stampa tace il nome di questi signori?"
La popolazione ha diritto di sapere chi siano i "furbetti del ticket" in modo tale che gli stessi siano costretti ad andarsene
  
STIPENDI USL E FURBETTI DEL TICKET

Spett. Redazione,

ho notato nei giorni scorsi l’ampio spazio dedicato dalla stampa locale agli stipendi dei funzionari USL, in omaggio alla trasparenza nella Pubblica Amministrazione.

Operazione encomiabile se non richiamasse un pensiero fastidioso come un tarlo : che fine hanno fatto i nominativi accertati dei “furbetti del ticket”, ovvero quei delinquenti con redditi da favola che hanno autocertificato il falso per lucrare dei miseri benefici?

Se è consentito far conoscere alla popolazione “quanti schèi che i ciapa” medici e dirigenti (che riscuotono stima ed ammirazione anche a livello nazionale per le loro straordinarie doti umane e professionali) a maggior ragione lo si dovrebbe poter fare con questa banda di ladri e di cialtroni.

Nel giorno della libertà di stampa chiedo quindi formalmente a chi di dovere che venga svelato il mistero, oppure che mi si spieghi chiaramente i motivi che lo impediscono, tra i quali non posso riconoscere l’autocensura da parte della stampa stessa.

Questi bastardi, una volta riconosciuti, sarebbero costretti ad andarsene verso altri lidi liberando le persone per bene dalla loro sgradita presenza.

  

Antonio Ceccato


6 ottobre 2009

Rispondo brevemente in quanto mestierante del settore stampa.

Di nominativi accertati non ce n'è neppure uno e non si può parlare di certezza neanche per la principale indagata, Loredana Bolzan, accusata di peculato.
In uno stato di diritto fino ad una pronuncia definitiva di un Tribunale (primo grado, appello ed eventuale Cassazione) anche un ladro colto in flagranza non può essere definito tale.
Non siamo per fortuna terra di processi sommari.
Perciò chi sui giornali chiama ladro un ladro non ancora riconosciuto da un giudice può essere giustamente accusato dal presunto ladro di diffamazione a mezzo stampa (e chi gli spara, se lo colpisce senza ucciderlo, di lesioni o tentato omicidio).

Bolzan è una persona indagata e il suo nome è stato reso pubblico (così non sarebbe se entrassero in vigore le restrizioni alla libertà di stampa desiderate dall'attuale capo dell'esecutivo). Gli altri indagati non sono ancora noti - o forse ci sono dei sospettati non ancora formalmente indagati - probabilmente per questioni legate alla riservatezza delle indagini.
Ci sono saggi margini di discrezionalità su questo: spesso è utile che la persona su sui si sta investigando - almeno fino a quando non si compiono atti per i quali la Costituzione prevede la garanzia della difesa - non venga a sapere attraverso la stampa di avere i poliziotti alle calcagna. O che qualche suo collega è sottoposto a indagine.

Quindi sono certamente auspicabili una rapida ma non affrettata conclusione delle indagini ed un processo pubblico che si concluda con sentenze nette di condanna o di assoluzione. Però solo dopo, eventualmente, se sarà condannato, potremo scrivere che il signor nome e cognome è ladro e cialtrone.

Gianni Favero


6 ottobre 2009

Una breve integrazione alla mia precedente per cercare di spiegarmi meglio.
Innanzitutto un grazie sentito al Direttore per aver correttamente ricondotto un moto di indignazione nell'alveo dello Stato di diritto. Non era certamente mia intenzione ergermi a giudice dei miei simili o auspicare una giustizia da far-west, quanto esprimere un profondo disagio per comportamenti che (nei casi accertati) gridano vendetta ed impediscono a chi ne ha veramente bisogno di veder riconosciuti i propri diritti.
Morale della favola: le parole sono pietre, che possono essere scagliate per colpire o utilizzate per costruire una società migliore.

Grazie di nuovo e chapeau

Antonio Ceccato


6 ottobre 2009

Mi è stato fatto notare che probabilmente ho confuso uno "scandalo" Uls con un altro. I finti poveri per non pagare il ticket , cioè, con la connection che ha dirottato milioni di euro di compensi a destinatari estranei all'azienda.

Me ne scuso. Per una "singolare combinazione", tuttavia, il ragionamento non cambia. Grande o piccolo che sia il malfattore, la nostra nobile Carta Costituzionale gli riconosce identiche garanzie e a noi che scriviamo impone identici doveri di rispetto attraverso la presunzione d'innocenza.

Gianni Favero

     

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