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YOGA ON LINE 2009

rubrica a cura di Shanti

2 - La tradizione di Sivananda

  
Swami Sivananda nacque nel 1887 e morì nel 1963.
I suoi genitori lo chiamarono Kuppuswami Iyer, fin dalla tenera età si mostrò dotato nel corpo e nella mente, era un buon atleta ed un bravo studente.
Dopo aver fatto praticantato come medico al Tanjore Medical Institute accettò un’offerta di lavoro in Malesia.
Si ribellò alle regole di vita dei brahmani come lui riguardo alla contaminazione dicendo che esse non erano più valide per il mondo moderno e andavano subordinate alle necessità di servire il prossimo.
In Malesia il giovane dottore cominciò a praticare yoga e a leggere libri spirituali e a riflettere sulla sofferenza che vedeva ogni giorno intorno a sè.
Alla fine del 1923 ritornò in India e si recò a Rishikesh dove dopo un anno fu iniziato all’ordine dasanami e gli fu conferito il nome di Swami Sivananda.
Il suo ordine monastico comportava l’adozione di un tipo di vita sannyasi e Sivananda si sentì subito in sintonia con esso.
Nella sua biografia scrisse “ un cambiamento del cuore dovrebbe essere accompagnato da un cambiamento esteriore”.
Il distacco (vajragya) è la componente fondamentale della vita spirituale di un sannyasi e Sivananda fu estremamente rigoroso nell’applicare questi principi alla vita di tutti i giorni.
Per la maggior parte della sua vita si dedicò anche ad asana, pranayama e ad attività fisiche, come la corsa, non contemplati nella vita di uno swami.
Alla fine degli anni venti il giovane Swami attirava già discepoli e li spingeva ad una vita attiva come quella che lui stesso svolgeva; teneva conferenze e scriveva libri in inglese.
Si dedicava alla corsa, praticava asana e pranayama, tutte attività insolite per un sannyasi che gli valsero le critiche degli ortodossi, ma anche un aumento di allievi e discepoli attratti dalla sua autentica libertà.
Nel 1936 fondò la Divine Life Society, l’accesso all’associazione era gratuito e rivolto a chiunque cercasse la realizzazione dei sè.
Alla fine degli anni ’40 i suoi discepoli giravano l’India per diffondere il messaggio del futuro Yoga Integrale.
Nei suoi insegnamenti dava molta importanza al servizio verso gli altri, fedele al suo passato di medico, aprì un ospedale oftalmico ed istituì un piano per la salute pubblicando libri, riviste ed organizzando corsi di yoga terapeutico .
Fino ad allora l’hatha yoga era considerato solo come una parte dell’astanga yoga di Patanjali, grazie all’approccio razionale dei libri di Sivananda, le asana e i relativi esercizi vengono riconosciuti come mezzi sicuri per recuperare la salute e mantenerla.

Swami Sivananda ha trasformato il modo tradizionale di concepire lo yoga e nel ruolo che questa disciplina può avere nella vita delle persone; abbattendo le barriere della tradizione indiana legate alla casta e allo status o al genere, lo ha reso accessibile a tutti.
I membri della comunità venivano incoraggiati a trovare al propria missione nella vita scegliendo il tipo di pratica che meglio si addiceva loro.
L’approccio integrale di Sivananda alla vita spirituale concedeva ad ognuno dei suoi iniziati di privilegiare un’aspetto piuttosto che un altro della pratica yoga, alcuni suoi discepoli si dedicarono all’hatha yoga e al tantra, altri al bhakty e al karma yoga, altri dettero più importanza all’aspetto educativo .
Il suo discepolo più noto, Swami Satyananda, accettò sannyasi donne nel movimento, convinto che anch’esse avessero il loro posto nello schema della creazione.
Lo yoga serve sia per stare nel mondo che per uscirne con scelte ascetiche.
Nella tradizione di Sivananda la vita monastica e la vita nella famiglia hanno lo stesso valore e ciò rende il suo insegnamento dello yoga veramente moderno.

Bibliografia – Il pensiero Yoga – Peter Connoly
Edizioni RED