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Ecomostro

bulimico

   
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La brutta zona industriale di Biancade presto eroderà altro territorio verde.
L'imprenditoria faccia un esame di coscienza
  

 

13 aprile 2008

La zona industriale di Biancade è già di per sé un piccolo ecomostro, sorto in maniera confusa fra villette recenti e vecchie case nei cui giardini girano libere delle capre.
Senza volerne fare un’inutile cronistoria dalla genesi ai giorni nostri, basta recarsi sul luogo di persona per vedere lo stato di fatto, tipico esempio di mancanza di capacità previsionali.

Il problema si è ultimamente infittito almeno per un paio di motivi.
Il primo è che ci si è resi conto che la zona antistante, il castello di Biancade, e le sponde del Musestre sono un habitat ed una fetta di paesaggio intatti da valorizzare e proteggere. I vari vincoli paesaggistici e la decisione di realizzare il percorso ambientale vanno, infatti, proprio in questa direzione.
Il secondo è che nel futuro prossimo quest’area industriale è destinata –almeno nei piani- ad espandersi ulteriormente, rosicchiando altra campagna a contribuendo a sovrapporre gli errori di valutazione.

Esistono, è vero, degli in sedimenti produttivi che hanno investito in strutture e che hanno raggiunto dimensioni tali da rendere praticamente impossibile pianificare un loro spostamento, almeno in tempi rapidi. Però è anche vero che risolvere problemi all’apparenza impossibili regala soddisfazioni infinitamente più grandi, e provarci fino all’ultimo quantomeno nobilita.

La Treviso Mare e le aree adiacenti sono assolutamente più indicate ad ospitare aziende e traffico pesante, anche in previsione dell’apertura del casello autostradale di Meolo.
È chiaro che qui ci vorrebbe un grande sforzo degli imprenditori legati a questo territorio, un gesto a beneficio pubblico le cui radici non affondino nel bilancio ma nell’amore per la propria comunità e per i luoghi che in una parola si definiscono casa.
Magari una informale e rilassata cena potrebbe essere il contesto ideale alla nascita di un nuovo patto tra amministrazione ed imprenditoria.

Lorenzo Pezzato