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Giovedì
16 ottobre
2008

 

Amministrare negli anni del web 2.0

Pezzato: "I piccoli comuni sono i laboratori di sperimentazione ideali"
Impossibile pensare di governare senza conoscere i meccanismi del mondo dei blog e della partecipazione diffusa, politica o no.
  
Nella rete si sta sviluppando enormemente il web 2.0, cioè quella forma di partecipazione sociale alla creazione dell’informazione, dell’opinione, del gusto, della morale che riesce a svilupparsi per piani più o meno paralleli, invece che per indirizzi verticali.

Una redazione compone un quotidiano (anche on-line) ed un pubblico di lettori ne riceve informazioni, questo era ciò che accadeva quando il web era 1.0, in un sistema di comunicazione uno-a-molti.
La fase 2.0 prevede che l’uno diventi plurimo, generando comunicazione, e scambio di informazioni o conoscenza, molti-a-molti, dove la molteplicità dei punti d vista diventa vera ricchezza e –in un certo senso- garanzia di mediazione.

2.0 è un modello che non è limitato alla rete, ma che si fonda su una vera base di volontà di partecipazione alle dinamiche quotidiane, anche quelle politiche, che è oggi possibile riscontrare ovunque, dal piccolo paese alla grande città. Spesso questo modello riesce a dar luogo a incontri extapolitici ed extrapartitici dove è finalmente davvero presente la funzione fondamentale dell’incontro dialettico: l’arricchimento di tutti i convenuti (anche per via digitale attraverso video od mp3). Questo è ciò che è successo con il progetto Roncade.it Outdoor, una serata 2.0.

Difficile capire come dei rappresentanti politici che non abbiano dimestichezza con queste “teorie” contemporanee possano essere in grado di amministrare nell’epoca dei blog. Magari pur conoscendo a menadito ogni passaggio dell’era Craxi o Spadolini, tanto per fare due esempi. Già ragionare sui metodi ed i meccanismi che contraddistinguono l’attuale Governo nazionale (o il precedente) significa ragionare su modelli superati, perché non si tratta di idealismi politici, ma di percepire i mutamenti sociali ed essere in grado –sulla base di questi- di programmare a lungo termine.
Diversamente, sarebbe come mandare in soccorso di una persona che sta affogando un’altra che non sa nuotare. E la persona che sta affogando si chiama Italia, declinata anche in Regioni, Province e Comuni.

Eppure le intelligenze e le competenze ci sono, si calcola siano diffuse tra una quindicina di milioni cittadini consapevoli, come vengono definiti. Quindici milioni di risorse inutilizzate che giacciono nel cassetto, un capitale spaventoso che non dà frutto. Quindici milioni di persone potrebbero dar vita successivamente a migliaia di Governi diversi, fermo restando il limite generazionale, che imporrebbe ad un certo punto il necessario ricambio.
Così stanno le cose.

E i luoghi in cui meglio poter sperimentare le nuove formule 2.0 sono proprio i piccoli comuni, cellule incubatrici di prospettive che potrebbero diventare nazionali. O quantomeno esempi da seguire.

Riflettiamoci, prima delle elezioni della primavera prossima.

Lorenzo Pezzato
www.lorenzopezzato.it

     
   
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