TIT.jpg (16363 byte)
 
ROBIN.jpg (13238 byte)
   
Venerdì
4 luglio
2008

 

Dell'autonomia non sapremmo cosa farcene

Pezzato: "La classe dirigente non ha idee sul futuro del Veneto"
Non basta più pensare che l'importante sia lavorare tanto. Servono strumenti migliori di gestione delle nostre energie
  
Evoluzione della specie. Questo ci ha insegnato Darwin.
Nulla rimane uguale a sé stesso, questo ce l’ha insegnato la fisica moderna.
I veneti non fanno eccezione, i roncadesi –in quanto veneti, nemmeno.
Il proliferare di posizioni sulla proposta CPT (o l’acronimo che si preferisce) rispecchia la necessità di fare un passo avanti.

Quando abbiamo capito che il “saper fare” era applicabile anche ad altri settori oltre a quello agricolo, siamo diventati la locomotiva del Paese. Prima eravamo considerati un buon bacino di prelevamento di bracciantato analfabeta.
Quando siamo diventati la locomotiva del Paese abbiamo avuto bisogno di un punto di riferimento politico, che non esisteva, fino a qualche anno prima eravamo infatti il “Veneto Bianco”, terra di conquista per l’azione politica cattolica e clericale.
Discorsi generali sui massimi sistemi, ma ai veneti nessuno dava ascolto.

La lacuna è stata colmata dalla Lega con la riunione di una serie di movimenti minori, che è riuscita a far sentire una voce, magari in un italiano incerto e sgrammaticato, magari con un linguaggio che per contenuti e terminologie non si addiceva al circuito istituzionale, ma una voce. Sono bastati pochi anni per capire che senza un ideologo, senza il motore di un apparato culturale (seppur abbozzato) non si sarebbe andati da nessuna parte. Gianfranco Miglio ha iniettato nella Lega il bacillo di una consapevolezza diversa, la familiarità con un bagaglio federalista che non si impara certo nei bar di rione, la scintilla di un discorso più completo sul senso stesso del partito e dei lombardo-veneti. Poi Miglio è morto, e quel discorso si è interrotto.
Peccato, perché la strada era quella giusta, e non avrebbe portato solo a Roma –come comunque ha fatto- ma avrebbe qualificato tutto il percorso traghettando il Veneto nel XXI° secolo. E il traghetto non sarebbe stato utile solo alla Lega, ma a tutta la gente veneta, che avrebbe visto un disegno complesso, ambizioso, ma proiettato al futuro.
I veneti devono evolversi, è nelle cose della Natura e fare resistenza è un atto di assoluta imbecillità.

Il fastidio che ognuno di noi prova nel leggere, su fatti locali, dichiarazioni che riflettono impostazioni nazionali distanti anni luce dalla realtà quotidiana, è il segno che questa evoluzione è in corso nel profondo della coscienza collettiva e degli animi dei singoli soggetti.
Siamo cambiati, dobbiamo rendercene conto. La nostra regione non è più arretrata, descolarizzata, abbruttita dai lavori pesanti, fiaccata da un habitat insalubre e dalla scarsità di cibo. Siamo una regione per molti aspetti all’avanguardia in Europa e nel Mondo, una società dinamica dove la qualità della vita, l’ambiente, la famiglia e il volontariato sono però rimasti valori fondamentali. Ci manca lo scatto di reni culturale, ci manca l’emancipazione dalla convinzione popolare che “l’importante è lavorare tanto”, il che non significa disfarci di questa nostra caratteristica ma gestirla con strumenti diversi e migliori.

Se domani mattina diventassimo una regione completamente autonoma, dovremmo avere in testa più di qualche idea sul nostro futuro in senso complessivo, altrimenti paradossalmente non sapremmo che farcene né dell’autonomia né delle risorse economiche che noi stessi produciamo.
Al momento queste idee non ci sono, perché vengono soffocate dal chiacchiericcio di una classe dirigente che non si è aggiornata, che aspetta dall’esterno gli input prima di fare una dichiarazione, che è esecutrice (di ordini) e raccoglitrice (di voti), ma più in là non si può spingere.
Gli assalti al campanile di S. Marco non servono più a niente, oggi solo una cittadinanza in possesso degli strumenti culturali necessari può gestire l’autonomia e la quotidianità, e queste poche righe non sono una dissertazione sul sesso degli angeli, ma si riflettono poi immediatamente sulla vita di tutti noi.

Per esempio quando andiamo a protestare perché i nostri giardini si allagano a causa del cattivo stato dei fossi e della mancanza di vie di fuga naturali per l’acqua, senza sapere che il piano regolatore prevede (è solo un esempio che non ha a che vedere con Roncade nello specifico) la realizzazione di nuove zone residenziali a ridosso del fiume, e scoprendo che chi l’ha redatto ignora completamente i più elementari principi di gestione del territorio.
Come saranno i roncadesi del futuro?

Lorenzo Pezzato