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Lunedì
14 luglio
2008

 

Novità: Rubinato fonda il partito-incubatrice

Si chiama associazione ma è una vera creatura politica
Tra gli obiettivi, infatti, c'è anche quello di partecipare all'amministrazione locale. Può funzionare, ma si chiamino le cose con il loro nome
  
Il nome è quello neutro e tranquillizzante di "Cittadini per Roncade".
La struttura, in base alle due facciate di intenti rese pubbliche, è però quella tipica di un partito.

La nuova creatura politica è stata presentata questa sera dalla sua fondatrice, il sindaco Simonetta Rubinato, che ha insistito parecchio sulla estraneità dell'associazione rispetto agli schieramenti già presenti.
Non è una bugia, quest'ultima. E' un obiettivo credibile e ci torniamo fra un po'.

Innanzitutto vediamo i punti che l'associazione ha in comune con un partito classico.

- Si legge che essa intende promuovere "il ruolo del cittadino come soggetto attivo nella vita della comunità". Quindi fa politica.
- Si occupa della "cura del bene della collettività". Cioè la funzione prima della politica.
- Propone "assemblee territoriali". Quindi sezioni locali più o meno stanziali.
- Offre "spazi di partecipazione a nuovi soggetti". Quindi fa iscrizioni.
- Si organizza internamente tramite "organismi statutariamente legittimati" che stabiliscono i temi di cui occuparsi e che sono designati, par di capire, per via democratica. Come accade in ogni partito moderno.
- "Necessita di risorse finanziarie" per la sua attività. Come ogni partito.
- Penultima riga. "Fare politica significa per l'Associazione (...) partecipare, se ritenuto giusto ed opportuno, all'Amministrazione locale". Cioè, come un partito, proporre candidati almeno al Consiglio Comunale.

Perciò l'associazione è geneticamente un partito.

L'eventuale novità, ad una prima occhiata, è che si tratta per ora di un partito-incubatrice.
Prende le distanze dai partiti presenti perchè la manovra è quella di saltarli e lasciarli alle spalle. Così si spazza una classe dirigente politica andata in larga misura già oltre il tempo della maturità e che, anche per questioni anagrafiche, sta giocando i supplementari.
Nel frattempo si coltivano le nuove leve dentro un vivaio termostatato.

Se i giovani sentono una refrattarietà epidermica verso i partiti, non vogliono immischiarsi di stare in una delle parti preconfezionate - è il ragionamento - allora invitiamoli in qualcosa che non si chiama partito e che non sta da nessuna parte.
Lo fece la Lega negli anni '80 ed ebbe fortuna. Lo chiamava movimento invece che associazione ma poi, ed è naturale, si trasformò in un partito.

Valore aggiunto finale per Roncade: si spariglia il gioco.
Con il nuovo partito che si vuole pluri-partisan - ed è per questo che si calca la mano sulla distanza dai partiti attuali - si taglia fuori dal ragionamento quel calcolo maledetto dei voti che possono portare il prossimo aprile ciascuna lista e ciascun candidato, assieme alla sempiterna crostata delle alleanze.

Può funzionare, il tempo c'è.

Ma non è che siamo proprio tutti campagnoli ingenuotti. Ci si usi la cortesia di chiamare le cose con il loro nome.