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Domenica
14 settembre
2008

 

Filiera corta e polisportive: Pd batta un colpo

Gatto: "Combatta campanili e diffidenze insistendo fino alla nausea"
Gli italiani ne abbiano le balle piene delle carte. Servono speranze, perfino utopie. Basta che verso qualche punto ci si muova.
  
Esiste qualcosa di facile da realizzare?
In linea di principio sì,ma all’atto di tradursi nel concreto allora ci si rende conto delle difficoltà.

Mi riallaccio ai vari interventi (1 -2 - 3 - 4) che si sono susseguiti in merito al “km 0” per i prodotti, al marchio che dovrebbe contraddistinguere gli stessi identificandoli come roncadesi; valgono per questi le stesse difficoltà che ci sono per la creazione di una polisportiva.
Mio è stato il contributo per il quale il “marketing” territoriale e la polisportiva sono stati inseriti nel programma di questa amministrazione, ma questo è un dettaglio che peraltro è passato tutt’altro che inosservato anche se per i noti motivi non sono più presente fra i banchi della maggioranza, a testimonianza che la visione del futuro non manca anche se tra il dire il fare c’è di mezzo il f/mare.

Dalla formazione del programma elettorale esiste addirittura il marchio e il nome di una possibile struttura che unifichi produttori di ogni genere che propongano beni, prodotti e servizi del nostro Comune (retroterra dei dogi con un bel logo del grappolo d’uva sulla riva del Sile costruito come si addice ad un logo alla moda) a testimoniare che le idee ci sono. Da fare l’opera di convinzione per costitruire una economia di scala che unisca la necessità di commercializzare i prodotti con la possibilità di un risparmio per i consumatori. Era una idea tanto bella, come la polisportiva, tanto quanto l’impegno e la fatica per realizzarla facevano tremare i polsi, quasi come quelle idee che i “laureati” che tanto vanno per la maggiore propongono qui e là dai loro scranni universitari (partendo dalle indagini e dalle regole).

Certo che bisogna combattere i campanili, le pigrizie, le diffidenze dei vari soggetti che spesso si accontentano del loro orticello (nel senso di potere) senza poi riuscire a percepire le conseguenze economiche che ciò porterebbe loro. Persino nello sport le varie società avrebbero dei risparmi sui trasporti, sull’acquisto di indumenti e materiali,basta che per una volta si potessero superare le diffidenze e si capisse quali sono gli interessi dei cittadini di roncade (massima offerta delle discipline, bassi costi, argine ai rischi per la gioventù).
Chi non sa che il frazionamento delle proprietà agricole che si è avuto negli ultimi cinquant’anni ha provocato un aumento dei costi; ognuno un trattore, una vanga, una seminatrice per il rettangolino di terreno. Chi non capisce che la condivisione di beni e strumenti produce abbattimento dei costi. Quanto guadagnerebbero in più i produttori a proporre ai loro concittadini prezzi pur leggermente inferiori a quelli dei supermercati?
Certo vallo a dire, spiegalo….non c’è verso, non ci si arriverebbe mai.
Balle.

Serve costanza e motivazione, la stessa messa al tempo in cui l’allora amministrazione perseguiva la raccolta differenziata dei rifiuti. Bisogna battere la lingua la dove il dente duole e ripetere le cose all’infinito, insistere fino alla nausea, costruire la struttura (associazione, cooperativa o polisportiva che sia) nella spinta morale prima che dei regolamenti perché se non c’è una spinta emotiva e una condivisione degli obbiettivi i regolamenti restano lettera morta e contentano solo i burocrati.
Mi pare che gli italiani ne abbiano le balle piene delle carte, servono speranze, perfino utopie basta che verso qualche punto ci si muova. E qua il Partito democratico dovrebbero battere un colpo.
Chissà, magari l’utopia è già stata raccolta da qualcuno. Speriamo che prima o poi si riuscirà a renderla realtà.
Nei programmi noi l’abbiamo già scritto.

Saluti

Paolo Gatto
(propagandista come altri)