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Giovedì
31 luglio
2008

 

La gavetta del politico: volantini e salsicce

Gatto: "Non mi piace chi pontifica senza essersi sporcato mai le mani"
Difficile poter pensare di mettere le preferenze a disposizione di chi rappresenta "il nuovo" se non è stato possibile misurarlo sul campo
  
Mi trattengo per evitare che l’ancora anonimo mi rinfacci di intasare questo sito col mio ping pong da fondo campo. Peraltro gioco molto bene anche a ping pong. Quindi sarò breve.

Ognuno tesse la tela col filo che ha e se per rivitalizzare la partecipazione alla programmazione amministrativa si creano associazioni o comitati non ci vedo nulla di male (pure io ho volantinato).
Tutti noi abbiamo occhi e orecchie per farci una opinione, quindi sostenere che ci siano manovre occulte per superare i confini dei partiti a scopi elettorali lo trovo abbastanza inutile dato che lo scopo elettorale, anzi lo SCOPO, consiste ovviamente nel vincere le elezioni col massimo consenso possibile derivante dal presentare persone adatte con un programma il più possibile condivisibile dal maggior numero di cittadini possibile.

E’ cosi da almeno tre tornate elettorali nelle quali le maggioranze uscite vincenti hanno sempre presentato candidati appartenenti sia ai partiti che ad associazioni che indipendenti con la nota comune (quasi sempre e non l’unica) nella capacità di captare consenso da tradursi in voti.
Ho già avuto occasione di dire che le componenti fondamentali dell’amministratore pubblico devono essere le idee, le capacita operative, le capacità di avvicinare i cittadini. La mancanza di una di queste qualità alla lunga crea indecisione, freddezza verso i cittadini, errori di programmazione che possono tradursi in “stanchezza”, “distanza”, “disinteresse” del cittadino verso chi amministra. Insomma prendere i voti non basta, bisogna assumersi la responsabilità del fare e cercarlo di fare bene guardando avanti senza paura del giudizio che seguirà come deve essere in democrazia.
Chi non ha chiari questi concetti, secondo me è meglio che stia a casa.
Quindi non mi piace chi pontifica senza mai essersi sporcato le mani, senza mai aver lavorato per una idea o consegnato un volantino o cucinato una salsiccia alla festa della luganega, che non si vede mai in paese (nel senso della gente).

Ho imparato a mie spese che bisogna consumarsi le scarpe, l’ugola ed il fegato per concorrere al bene della comunità. Guai alla persona che parla solo alle “condizioni” per partecipare piuttosto che bussare alle porte per perorare la propria proposta. Insomma la gavetta serve per sapere se sei capace o se sei un quaquaraquà.
Le preferenze poi le prende (soprattutto alla prima elezione) chi ha il dono di avvicinare le persone per carisma, disponibilità, credibilità, voglia di lavorare e di ottenere risultati, e le conserva chi, avendo la capacità di avvicinare le persone per carisma, disponibilità, credibilità, voglia di lavorare, questi risultati li ottiene.

Quindi mi pare che pretendere come chiede il nostro amico Lorenzo che le preferenze debbano essere messe a disposizione del nuovo, quando questo nuovo non è mai stato “misurato sul campo” mi pare accettabile sino ad un certo punto perché si tratterebbe di garantire per un altro che quest’altro farà le stesse cose come chi ti voterebbe si aspetta da te. Magari quest’altro è convinto, o lo sono gli sponsor di turno, di essere in grado di farle meglio di chiunque altro e questa di solito è una buona spia di pericolo.

Quanto a chi saranno i candidati sindaco mi pare che a destra abbiano le idee (le plurale) chiare da separati e confuse da coalizzati, mentre dalle altre parti si gioca d’attesa. La mia (MIA) opinione sulle caratteristiche del prossimo Sindaco io invece ho le idee molto chiare che non corrono dietro né alla nostalgia né alla novità ma certamente diffidano del paracadutato da un altro pianeta.
Volete scommettere che vince chi si siede per terra e non vorrebbe sedersi sempre sullo sgabello più alto?

“Vero nihil verius” anche quando fa male

Paolo Gatto
Uno “qualsiasi”