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Sarà centro

commerciale

   
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L'Acer ha pochi dubbi sul futuro del Tombotti Store.
Sarà un centro o un parco commerciale.
Se fosse Outlet gli resterebbero solo firme dozzinali
  

 

28 gennaio 2008

Torniamo a parlare del “RoncadeOutletGallery” alias Tombotti Store (definizione anglo-nostrana che preferiamo di gran lunga) perchè nonostante tutto e nonostante tutti, alla faccia di cause legali, ricorsi, appelli, giungle burocratiche di normative e leggi spesso incomprensibili ai non addetti ai lavori, leggi che cambiano nella migliore tradizione italiana ad una velocità direttamente proporzionale alla pressione del potere economico ad esse applicato, continua inarrestabile per la sua strada verso il compimento.

Torniamo a parlarne togliendoci qualche sassolino dalle scarpe come si usa dire....
Tanto per cominciare già la cartellonistica da più di un anno ci indica come esistente in loco una zona commerciale e infatti ufficialmente un negozio aperto c'è: un tristissimo e squallido capannone con due tubi e una carriola posto in essere tanto per il mantenimento delle licenze, questo per dire che la corazzata Lefim avanza dritta per la sua strada senza nessun cambiamento di rotta, il più forte la spunta sempre: “Ubi maior minor cessat” dicevano i latini, davanti al più grosso il piccolo sparisce!
Zona commerciale deve essere e zona commerciale sarà, di che tipo si vedrà, ma di sicuro ci sarà!

Si è dibattuto e scritto molto, specialmente su questo sito affrontando il tema da varie prospettive e quindi traendone varie ipotesi di conseguenti ricadute sul territorio.
Il fatto stesso che ci siano molte e decisamente non omogenee opinioni sulla “ricaduta” di una certa cosa la dice lunga sul fatto che sia desiderata e benvenuta da tutti, mentre il territorio che abitiamo e viviamo E' di tutti. Si sono formate opinioni differenti, a volte contrastanti, ma in ogni caso vedere molte persone diverse tra loro ragionare su qualcosa e chiedersi (da anni) cosa sarà una volta compiuta e discutere fra loro se i benefici saranno maggiori dei disagi è abbastanza significativo su quanto questa sia omogeneamente benvoluta.
Noi commercianti abbiamo anche provato a cercare le opinioni dei nostri concittadini con il “Blog in piazza”, uno spazio aperto al pubblico dove abbiamo espresso i nostri dubbi. Tanto per la cronaca sul libro bianco lasciato a disposizione per i commenti abbiamo trovato una quindicina di commenti per lo più (circa due terzi) contrari all'outlet, i commenti sono conservati e custoditi.

Non temiamo la concorrenza, giacchè ci siamo nati e cresciuti, è sempre stato il carburante che ci ha spinto a migliorarci, e non occorre scomodare le leggi del libero mercato per dire che le temiamo, visto che le conosciamo assai bene dal momento che le applichiamo in maniera transitiva ed intransitiva dal primo secondo del primo giorno che abbiamo aperto bottega e qualcuno in bottega c'è nato, mai sentito parlare del concetto casa-bottega? Non dovrebbe essere dimenticato inoltre che buona parte di noi non è solo commerciante ma Roncadese da generazioni e quindi nell'affrontare un tema che riguarda tutta la nostra comunità si trova a farlo tanto da cittadino nato e vissuto qui da sempre quanto da commerciante, rischiando quindi doppiamente quando si parla di “ricadute” o quando il politico di turno dice che non vede motivo di preoccupazione perchè “secondo lui” questa o quella cosa “dovrebbe” “probabilmente” portare benefici...
Facciamo presente ancora una volta i numeri (non dovrebbero essere opinabili) e cioè il dato che la Provincia di Treviso ha il rapporto grandi strutture di vendita/cittadini più alto d'Europa!

Tornando all'Outlet che comunque appartiene sempre alla categoria rimaniamo perplessi rispetto a molte cose. Certamente quello che ne uscirà non sarà nemmeno lontanamente somigliante a Serravalle Scrivia o Barberino del Mugello, dove la Lefim aveva invitato i commercianti e i nostri rappresentanti politici, Sindaco in testa, in gita. Non lo sarà in primo luogo perchè non sarà gestito dalla Mc Arthur & Glenn che è la leader mondiale degli Outlet, quella che da sola garantisce la presenza delle tanto decantate “grandi firme” e la gestione di livello conseguente. Assente lei dubitiamo che ci sarà la gara tra Valentino e Gucci, fra Dolce & Gabbana e Versace per accaparrasi il miglior posizionamento commerciale a Roncade. La città delle grandi firme che più o meno tutti (noi compresi) ritenevano il minore dei mali se non addirittura al limite una possibile opportunità è, allo stato attuale, un'utopia. Più di un anno fa' in un'articolo sulla Tribuna dicevamo che non ci auguravamo certo una brutta copia di Barberino del Mugello e invece sembra che ci siamo. La realtà dei fatti è che quei capannoni, che la parola stessa suggerirebbe destinati ad altro che al commercio di superlusso, sono sorti prima di capire e sapere bene cosa si voleva o meglio ancora si poteva fare.

Nel frattempo una legge Regionale che imponeva un raggio di 100 km. fra un outlet e l'altro guarda caso è andata allegramente a farsi friggere ed ecco che spunta un nuovo attore, anzi due sul palco di questo teatrino: l'outlet di Noventa di Piave e quello di Palmanova. Per esempio basta digitare su google due paroline: Mc Arthur e Noventa che anche sbagliando vi correggono subito e vi ci portano: Luxury outlet. A quanto pare una realtà già definita che gli addetti al settore tra l'altro ripetevano da tempo.
Più vantaggioso dal punto di vista viario (e questo è un dettaglio su cui si è molto sorvolato nel caso di Roncade: prendete il traffico già caotico che c'è talvolta, specialmente d'Estate, aggiungeteci un paio di rotonde, un semaforo e... un'outlet....!), senza particolari problemi legali di corsi e ricorsi ecc. ecc., e cosa più importante infine, già scelto dal gruppo Mc Arthur che per intenderci fra tutti i tipi di gestioni e amministrazioni di outlet è il primo e più prestigioso gruppo al mondo, la Ferrari degli outlet tanto per capirci! C'è poi Palmanova che ospiterà anch'essa un'outlet di (secondo esperti del settore conosciuti e consultati) di medio-alto livello.

Se vogliamo poi discutere di orari c'è una grossa contraddizione su cui “sempre per dovizia di particolari” invece si è sorvolato. Gli outlet chiudono una manciata di giorni l'anno e sviluppano circa il 70 % di fatturato nei week-end con addirittura punte del 40 % la Domenica, non si capisce come potrebbero farcela allo stato attuale di regolamentazione di aperture domenicali. In realtà qualcuno che ci crede c'è: alla presentazione a Venezia dell'outlet, fra lussi e stucchi, veniva dato per scontato dal relatore della Lefim (un giovane con un accento molto english che tra l'altro per spiegare alla platea di potenziali clienti che la posizione di Roncade è perfetta indicava a circa 20 minuti il mare di Jesoloe a 40 50 minuti le montagne di Cortina.... Noi siamo ancora convinti che appartenesse alle frecce tricolori o visto l'accento alla scuderia Mc Laren perchè noi certi giorni d'estate per vedere il mare c'è da diventare idrofobi ma potrebbe anche essere che lui conosce delle strade a noi sconosciute!) che Roncade sarebbe diventata città murata, e poco prima il Sindaco stesso diceva la stessa cosa, qualcuno su Roncade.it dice che Roncade rientra in uno speciale elenco della Regione in quanto città murata, sembra che tutti siano al corrente di tutto...

Perché tutto ciò? Rientrare nella definizione di città murata (o d'arte ma dobbiamo ancora leggere tutta la legge) da' dei vantaggi in termini di contributi per le Amministrazioni ma udite udite consentirebbe l'apertura commerciale tutte le Domeniche dell'anno! Sarà lecito chiedersi “cui prodest”? Chi mai potrebbe avvantaggiarsene maggiormente? Da una parte la possibilità di fondi eventuali e in quantità da vedersi e dall'altra la certezza di un ingrediente base per una certa operazione commerciale... Qualcuno ha detto che a pensar male si commette peccato ma spesso si indovina...!

Per la cronaca in una riunione convocata poco tempo dopo dall'Assessore preposto, proprio sull'argomento aperture domenicali, siamo stati informati dell'adesione del nostro Comune a una Legge provinciale che le limiterà a 8 Domeniche l'anno mese di Dicembre escluso (in quanto è consentita l'apertura libera). L'assist era perfetto per noi per chiedere lumi su città murate e quant'altro dato per sicuro alla presentazione a Venezia e questa in sintesi l'articolarsi della risposta: prende la parola il segretario Sign. Iacono che con un contorto giro di parole in pieno stile politichese cerca di girare intorno al discorso senza dare una risposta chiara, a quel punto l'attesa per la risposta non può più essere disattesa e quindi senza tanti giri di parole, chiaro e netto è intervenuto l'Assessore Sign. Miotto dicendo che allo stato attuale Roncade NON E' città murata ne' d'arte , NON E' nemmeno stata fatta domanda per diventarlo, NON E' sicuro che si farà e NON E' Certo che abbia i requisiti per diventarlo. Dopo una così cristallina risposta noi ci chiediamo perchè a Venezia fosse stato dichiarato tanto tranquillamente il contrario.
Questo con buona pace di chi crede di sapere la classica pagina più del libro, oppure no, perchè qualcuno i libri li scrive e in tal caso... Una nuova legge Regionale, una domanda accolta, un comma variato qui, uno abrogato la' et voilà, fatta la legge scoperto l'inganno come si dice. Per esempio molto chiaramente lo stesso Assessore ci diceva che una Legge Regionale in discussione se approvata spazzerebbe via in un attimo tutti nostri ragionamenti e creerebbe una deregulation completa, praticamente il far-west.
Quindi in buona sostanza delle due l'una: o la Lefim sa' e può ciò che noi poveri mortali non sappiamo ma soprattutto non possiamo oppure vende la pelle dell'orso non solo prima di averlo catturato ma prima ancora di vederlo! E noi non crediamo che gente tanto esperta e navigata sia così ingenua....

Qualcuno dice che i commercianti dovrebbero investire di più sui loro negozi, sulle loro attività o che dovrebbero mantenere meglio gli edifici, ed è vero. Spesso ci sono negozi da svecchiare, muri da ridipingere, assortimenti di merci da rinnovare nonché edifici da restaurare, ma forse bisogna pensare che le cose non sono mai così semplici come sembrano. La stragrande maggioranza dei piccoli commercianti specialmente nel centro storico è in affitto, e talvolta questo vale anche per i residenti, in alcuni casi i proprietari non sono nemmeno di Roncade o a Roncade. E' capitato tanto per fare un esempio che edifici chiusi e pericolanti con grave rischio per i passanti in pieno centro hanno impiegato anni per essere messi in sicurezza almeno esternamente ma in molti altri casi si dovrebbe considerare che qualche volta semplicemente qualcuno potrebbe non poterselo permettere. Quando c'è un negozio così così, senza l'arredamento e l'illuminazione trendy in linea con l' ultima generazione forse è perchè tra una difficoltà e l'altra alla fine qualcuno ha dovuto fare qualche risparmio!

Qualcun'altro dice che vogliamo fermare il progresso, nientemeno! Meno male che adesso arrivano con l'outlet e ci portano nell'ordine: la ruota, il fuoco, il giubbotto di Prada....
Lo sviluppo e il progresso dei piccoli commercianti va' di pari passo con la vitalità e il flusso di gente che frequenta i paesi e le città. Operazioni italianamente travagliate ma alla fine portate in porto come le piscine ad esempio, hanno dotato la nostra città di un servizio che la pone come un riferimento per i comuni circostanti, fa' guadagnare qualche soldino al comune e porta gente da fuori a Roncade, lo stesso dicasi per la casa di riposo che ci dota di una struttura fortissimamente richiesta in una nazione che sta' invecchiando, il Distretto Sanitario che ci semplifica la vita e via dicendo. Cose che ci permettono di dare dei servizi che spesso mancano nel territorio di far venire a Roncade gente da fuori per cose veramente utili e assolutamente necessarie. La cosa da chiederci è appunto questa, ossia quali sono le cose veramente utili e necessarie che mancano non solo a Roncade ma nei dintorni, cose di cui c'è bisogno, che creano reale benessere, posti di lavoro stabili e flussi di gente che frequentino il nostro paese, e il tutto possibilmente senza travolgerci e stravolgerci con un fiume di auto che ci calpesterà e intaserà con conseguenze che possiamo solo immaginare. Gli esempi fatti evidenziano il fatto che uno sviluppo sostenibile e armonico, in linea con il nostro contesto storico e ambientale è possibile.

Se si vuole si può guardare avanti e oltre, e questo vale anche per il privato, l'Amministrazione non può obbligare qualcuno a fare qualcosa, ma se dimostra lungimiranza può favorire e agevolare nell'investimento mirato ai veri servizi e alle vere necessità di una comunità, cose che alla fine pagano e restano.
E' preferibile pensare al binomio Roncade-Castello o Roncade-piscine oppure Roncade-Distretto Sanitario ecc. piuttosto che Roncade = Outlet.
L'Outlet rappresenta la forma perfetta del “non luogo” teorizzato da Marc Augè: uno spazio né identitario né sociale né storico, perchè non vi si costituiscono identità, non si stringono relazioni, non si sedimenta la storia; l'uomo si ritrova solo ed è spinto al passaggio veloce, al provvisorio, all'effimero. Un luogo di consumo del presente, come dice l'antropologo. Più banalmente un affare.
Crediamo sia piuttosto avvilente e che si possa fare di più.

Ma per concludere, il vero timore a questo punto resta il fatto che addirittura l'operazione che viene tanto decantata come di alto profilo (outlet grandissime firme), alla fine venga alquanto ridimensionata al punto che il vero obiettivo sarà riempire gli spazi e con quali negozi non importa. A quel punto sarà veramente troppo tardi e Roncade sarà semplicemente una bandierina in più sulla cartina di qualche multinazionale o comunque di qualche grande gruppo.
A quel punto come commercianti sarà ininfluente il problema della concorrenza, per assurdo potremmo addirittura lavorare di più (come dice sempre chi non ha più niente da perdere) ma sarebbe una sconfitta per il paese, per tutti semplicemente un'occasione persa.

P.S. Infine una cosa ci teniamo a dire, e cioè che pur non dubitando un secondo sul fatto che della nostra sopravvivenza commerciale alla Lefim non importa un fico secco, nonostante ciò che per gli ovvi motivi del politicamente corretto va' dichiarando, noi auguriamo ad un'azienda così importante che da' lavoro a molte persone di prosperare a lungo, nessuno trarrebbe beneficio dalle sue difficoltà. Siamo convinti che alla fine qualcosa farà, forse nemmeno quello che voleva al 100 per cento ma qualcosa di almeno simile e se tutto ciò porterà benessere incrementando il lavoro per tutti senza stravolgerci la vita saremo i primi a cospargerci il capo di cenere riconoscendo un errore di valutazione.

Ci auguriamo di sbagliarci, infatti abbiamo saputo che poco tempo fa' qualche politico di primissimo piano che ci governa, che governa il nostro comune, ha detto che i commercianti non capiscono niente... grazie per la stima ma tutto ci fa' temere di aver avuto ragione sin dall'inizio.

ACER CITTATTIVA