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I tormenti

di Simonetta

   
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Rubinato è combattuta tra mille richieste, l'unità del Pd disturba i suoi sonni, lo scioglimento delle Camere la costringe a tornare in corsa.
Descrive in una lettera ai compagni di partito tutti i suoi turbamenti.
Del fatto di essere sindaco di Roncade, però, non fa il minimo cenno
  

 

10 febbraio 2008

Forse non tutti hanno avuto modo di leggere integralmente la lettera con cui Simonetta Rubinato ha ufficialmente desistito dal tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni alla segreteria provinciale del Partito Democratico, il 24 novembre 2007.

In quella circostanza, come noto, i delegati elessero Enrico Quarello, esponente legato alla corrente di Rosi Bindi, sorprendendo coloro i quali attendevano un' affermazione di Pierluigi Damian, rappresentante dell'area veltroniana. L'area cui appartengono pure Rubinato ed il segretario regionale, Paolo Giaretta.

Nel corso del logorante periodo di litigiosità seguito, in cui si è parlato di tutto tranne che delle vere differenze di contenuti tra Veltroni e Bindi (che ancora ignoriamo), Quarello definì un consiglio direttivo cooptando anche l'ex sindaco di Roncade, Ivano Sartor.

Ad ogni buon conto, proviamo a leggere con attenzione la lettera di Rubinato ai suoi compagni di partito:

Care amiche, cari amici,

come già sapete, ho accettato il 10 gennaio scorso la richiesta di molti di candidarmi a coordinatore provinciale per evitare la fuoriuscita di una parte del Pd trevigiano, che si riconosceva nella piattaforma programmatica di Veltroni, nella consapevolezza della grave e preoccupante divisione creatasi nel nostro partito a partire dall'assemblea del 24 novembre scorso.

La mia candidatura aveva come fine – condiviso anche dal coordinatore regionale – quello di provare a prevenire una deriva pericolosa per l'integrità del partito a Treviso. Ben consapevole del mio ruolo istituzionale, essa era posta al servizio dell'obiettivo che ognuno dei fondatori potesse sentire il partito come una casa comune. Mi sono impegnata dunque con lo scopo per me prioritario di ricercare le condizioni di una soluzione unitaria.

Condizioni che a mio avviso si potevano creare se fosse stata accolta la mia proposta di ritirare tutte le candidature a segretario provinciale, per individuare poi – una volta eletti i delegati comunali e provinciali – in modo condiviso una candidatura (con l'esclusione della mia), in prossimità dell'assemblea provinciale integrata del 28 febbraio, come accade nelle altre regioni e province d'Italia.

In coerenza con questo obiettivo non ho mai contribuito ad alzare i toni della polemica, mi sono astenuta da ogni incontro pubblico di campagna elettorale e ho invece promosso incontri tra le parti per trovare delle mediazioni, a partire dalla condivisione – assai sofferta - sulle stesse regole delle prossime primarie locali.

Nel frattempo è caduto il Governo e sono imminenti le elezioni politiche. Ciò nonostante, resistono ancora degli atteggiamenti da parte di alcuni che non aiutano a perseguire l'unità che ci siamo proposti e che stanno preoccupando anche nostri amministratori locali. Tra questi, mi vengono segnalati alcuni comportamenti che tendono a limitare la più ampia partecipazione alle prossime primarie, sia da parte degli elettori, che dei candidati, della cui verifica cercherò di farmi carico.

Giunti a questo punto, mentre una parte mi chiede il ritiro della candidatura, un'altra mi chiede di confermarla. Da entrambe le parti e dallo stesso segretario regionale mi viene però richiesto di contribuire sì all'unità del Pd a Treviso, ma soprattutto di dedicarmi alla campagna elettorale del Pd veneto e nazionale.

Devo quindi responsabilmente decidere come continuare a perseguire i due obiettivi che per me sono sempre stati prioritari. Ritengo in piena coscienza che in questa nuova fase lavorare per l'unità del Pd a Treviso e insieme contribuire ad aiutare il partito a livello nazionale e parlamentare mi sia possibile solo ritirando la mia candidatura a coordinatore provinciale.

Spero che tutti, in altrettanto piena coscienza, si impegnino per favorire l'unità ed il radicamento del partito e nel contempo ribadisco l'appello affinché venga garantita la più ampia e corretta partecipazione all'elezione dei delegati nell'assemblea provinciale, evitando atteggiamenti che possano ledere l'immagine del partito.

Con ogni cordialità e l'augurio di un proficuo lavoro.

Roncade, 9 febbraio 2008  - Simonetta Rubinato

Fra le possibili riflessioni e osservazioni ne segnaliamo alcune:

1) Come di consueto la disponibilità a candidarsi a questa o quella carica o ad affrontare questo o quell'incarico a Rubinato sono sempre "chieste" da qualcuno. Lei, in spirito di servizio, senza perdere un colpo, accetta.

2) Nel giovane Pd di Treviso c'è già una "grave e preoccupante divisione". L'elezione di Quarello, benchè avvenuta in modo assolutamente democratico, non corrispondendo alle aspettative dei veltroniani è diventata la miccia di una "deriva pericolosa".

3) Le condizioni di una "soluzione unitaria", oggetto dell'impegno di Rubinato, erano sic et simpliciter  la conversione della maggioranza dei candidati all'unica area "giusta". Cioè la sua. Impostazione nota come "schema Ratzinger".

4) Con lo scioglimento anticipato delle Camere si è però interrotta bruscamente l'esperienza romana a Palazzo Madama di Rubinato. Se da oggi ella torna ad impegnarsi nella campagna elettorale nazionale è, come dubitarne?, perchè il segretario regionale gliel'ha chiesto. Fortunatamente per lei la legge elettorale non è cambiata. Avrà il collegio blindato del 2006. Chi abbia sensibilità centriste (centriste perchè è inutile cercare residui afflati di sinistra nel Pd) e non intenda rinnovarle la fiducia al Parlamento non potrà che votare, almeno in una delle due schede, per un altro partito.

5) Rubinato elenca nel documento i suoi "due obiettivi che sono stati sempre prioritari" (unità del Pd a Treviso e campagna elettorale per le politiche del 13/14 aprile).
La lettera è datata Roncade però non c'è il minimo accenno a quell' impegno che più di tutti gli altri starebbe a cuore a chi, in questo comune, l'ha votata nel 2004. Cioè di concludere in modo decoroso la sua esperienza di sindaco, al netto della raffica di inaugurazioni che ci aspettano da qui alla primavera del 2009.
Dimenticanza?