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Inceneritori

siamo fermi?

   
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Oltre ad atti pro forma i Comuni se ne stanno alla finestra ad aspettare.
E i comitati senza la politica più che tanto non possono fare
  

 

31 marzo 2008

Dopo aver letto con interesse quanto scritto dal Sig. Ceccato in merito alla presenza di una discarica affianco ad un’antica via consolare nel territorio del Comune di Silea, approfitto per intervenire nell’argomento inceneritori … tema ancora molto vivo per il nostro territorio e quello che ci circonda.

Prima di proseguire con il mio discorso vorrei poter proporre alcune parole scritte dal Sig. Fulvio Pettenà – ex Presidente del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile – <<Lasciatevi portare dall’andamento sinuoso del fiume Sile, dalle risorgive allo sbocco nella laguna di Venezia, e vi stupirete per il susseguirsi di ambienti naturali ed antropizzati d’alto valore paesaggistico, storico, culturale ed artistico …>>. Che dire … una poesia!

Quanto da me riportato vuole essere solo un richiamo ad una realtà e cioè, oltre al fatto che questa discarica è situata nelle vicinanze di una “strada” ad alto valore storico come lo è la Claudia Augusta, che per la sua tutela è sorta l’Associazione VIA Claudia Augusta – promotore anche la Regione Veneto – si ritrova inserita anche all’interno di un territorio ad alto valore ambientale qual è il Parco del Sile – di cui fanno parte anche i Comuni di Silea e Roncade – istituito con la L.R. 8/91 del 28/01/1991 dov’è possibile leggere che la sua prima finalità è la “protezione del suolo e del sottosuolo, della flora, della fauna, dell’acqua”.

Come sempre, di conseguenza, ci si può domandare … di chi è la colpa? Chi non ha vigilato? La Regione, l’Ente Parco, l’Associazione Via Claudia Augusta, il Comune nella persona del Sindaco o dell’Assessore preposto?

E chi può dirlo … vige nel nostro sistema politico, nazionale/locale, una sindrome che potremo definire la “sindrome del pararsi” e cioè quel comportamento mediante il quale ciascuno tende appunto a “parasi” con un semplice atto formale (scritto) ribaltando su altri l’attività da compiere o il risultato da conseguire … può accadere anche che semplicemente ci si sente rispondere che l’autorizzazione all’apertura della discarica in questione è stata data prima dell’avvio della costituzione, in questo caso, dell’Ente Parco Sile o dell’Associazione VIA Claudia Augusta e quindi …

Certo è che questa ultima “giustificazione” non può reggere per quanto concerne la richiesta di apertura dell’inceneritore/termovalorizzatore nel territorio di Silea – precisamente Nerbon.

Tutti siamo a conoscenza della richiesta presentata da Unindustria Treviso alla Regione ancora nel 2005.

I Comitati su questo argomento si sono fatti sentire esprimendo preoccupazione e volontà di non lasciare decisioni importanti nelle sole mani di politici di cui non si fidano … purtroppo c’è da dire che sono i politici a dirigere il “gioco” … ricordiamocelo sempre questo!

Che cosa hanno fatto le Amministrazioni locali per scansare il fantasma dei due inceneritori/termovalorizzatori che Unindustria vorrebbe vedere dislocati uno a Nerbon di Silea e uno a Bonisiolo di Mogliano? Credo si sia proceduto semplicemente con una delibera del Consiglio Comunale attraverso la quale si è detto a chiare lettere NO agli inceneritori … poi si sono visti dislocati banner con scritto NO INCENERITORI … e quindi?

La richiesta ancora esiste ed è ancora forte!

Di fatto questi atti formali non hanno prodotto nulla di nuovo … forse serviva ma soprattutto serve, visto che la partita non è ancora chiusa, che le Amministrazioni si spendano un po di più anche di persona, come fanno i tanti membri dei diversi Comitati … ed invece capita a volte di sentire risposte tipo questa: “noi non c’entriamo, visto che il progetto non tocca il territorio comunale di nostra competenza”.

Troppo comodo stare seduti ad aspettare.

Mi sono sempre chiesto se è mai stato istituito un tavolo di Sindaci in rappresentanza dei comuni interessati da questo progetto e da quanti ritengono di estrema importanza salvaguardare la salute dei propri cittadini con lo scopo di firmare uno stesso documento con il quale dire a gran voce “non vogliamo gli inceneritori e tanto meno i termovalorizzatori”.

Questo è il punto … Unindustria cerca di aggirare l’ostacolo parlando di termovalorizzatori che non sono altro che inceneritori che, però possono produrre energia. Ma la funzionalità rimane la stessa.

Quindi Tomat, in rappresentanza degli industriali di Treviso, parla di politica energetica … a discapito di cosa, della salute dei cittadini?

Non è colpa dei cittadini se l’Italia si ritrova a pagare un prezzo salato per colpa di una scarsa produzione di energia nazionale.

Vorrei solo ricordare che nel 1987 i cittadini furono chiamati ad esprimersi in maniera positiva o negativa nei confronti dell’energia nucleare sull’onda emotiva del terribile incidente di Chernobyl. Bene, la vittoria fu di chi vedeva come negativo il proseguimento della produzione di energia nucleare … fin qui nulla da eccepire, la libertà di pensiero innanzitutto. Ma mi chiedo … la classe politica che ha perseguito il raggiungimento di questa “vittoria” si è mai preoccupata a pensare che forse nei ventenni a venire ci si sarebbe dovuti occupare di creare uno scenario alternativo? A quanto pare no … si sono limitati a glorificarsi di aver incassato il risultato negativo perseguito. Complimenti! Occorre dire che questa è una storia che si ripete spesso in Italia.

I due termovalorizzatori voluti da Unindustria sarebbero solo per rifiuti industriali per i quali esistono apposite discariche private … quindi perché costruire dei termovalorizzatori in un territorio, come la provincia di Treviso, dove ci sono Comuni che arrivano al 70% di raccolta differenziata di rifiuti urbani?!

Queste strutture, se effettivamente necessarie, devono essere pensate e costruite dove sono predisposte ampie aree industriali e non all’interno del Parco Naturale del Sile.

Poi voglio metterci la malizia … chi ci può assicurare che non ci sarà un abuso nell’uso dell’incenerimento?! Da che mondo è mondo si sa che i soldi, per certi, non sono mai abbastanza e i termovalorizzatori hanno questo come scopo, il poter vendere l’energia prodotta e quindi incassare dei bei soldini. Quindi i termovalorizzatori sono un business ed è logico che chi lo gestisce tenda a ricavarne il massimo.

Va sottolineato che i termovalorizzatori, quelli di nuova tecnologia, sono molto costosi da costruire e per ripagarsi devono funzionare a pieno regime per circa 20 anni. Sono estremamente rigidi e cioè se progettati per una data quantità di rifiuti (tonnellate/anno) devono avere quella quantità altrimenti il loro funzionamento diventa subito antieconomico; è impensabile interrompere il ciclo perché i fermi macchina sono onerosissimi e di conseguenza è facile poter pensare che questa “fame” di rifiuti da bruciare possa spingere ad importare dall’esterno la massa di rifiuti necessaria per il funzionamento regolare dei termovalorizzatori, diventando devastante per l’area circostante. Inoltre va detto che i rifiuti non sono un buon combustibile per la produzione di elettricità, perché sprigionano poco calore e quindi producono vapore a pressione relativamente bassa che aziona scarsamente le turbine producendo poca elettricità (questo quanto dicono gli esperti).

Come sempre l’Italia arriva in ritardo … la politica energetica perseguita da alcuni stati europei, come l’Olanda e la Germania, è quella di bruciare sempre meno rifiuti per cercare di dismettere un giorno gli impianti esistenti puntando su fonti di energia rinnovabili (es. energia eolica/solare grazie anche agli introiti derivati dalla vendita all’estero di energia prodotta anche dai termovalorizzatori) attuando contemporaneamente amplissime forme di raccolta differenziata in tutto il paese … quello che andrebbe fatto anche in tutta Italia, e non solo fortemente al nord.

Sono consapevole che gli inceneritori di oggi non sono come quelli di venti anni fa che sono tecnicamente più avanzati e dotati di filtri che eliminano le sostanze nocive che possono diffondersi nell’aria, almeno così dicono, ma resta di fatto che devono essere previste precise aree nella quali poter costruire queste strutture, non soggette a vincoli ambientali come lo sono i Comuni che rientrano dentro al Parco Naturale del Sile (http://www.parks.it/parco.fiume.sile/) che deve essere valorizzato e non deturpato … con la speranza che chi ha partecipato alla sua costituzione ci creda veramente!!

Ringrazio per l’attenzione.

Guerra Christian
Lista Civica “IL NOSTRO CENTRO”
www.ilnostrocentro.com