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Bufera su

De Poli

   
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Un documento che stabilisce una collaborazione fra Comune e Fondazione Cassamarca per lo sviluppo del territorio duramente contestato dalle opposizioni.
"Il doge De Poli ha sempre fatto ciò che ha voluto, gli sono state concesse varianti urbanistiche ed altri benefit, ha chiuso con le sbarre tutta la sua proprietà ma adesso è ora che saldi il debito"
  

 

12 marzo 2008

Alla fine è stato approvato ma senza alcuna simpatia e con l'astensione delle minoranze.

L'oggetto della discussione che ha acceso ieri sera il dibattito in consiglio comunale è un protocollo d'intesa, proposto dal sindaco, Simonetta Rubinato, che dovrebbe sancire una qualche forma di collaborazione tra il Comune di Roncade e Fondazione Cassamarca Spa nelle iniziative da intraprendere nel Piano di Assetto del Territorio (Pat), dato anche - e soprattutto - il livello dei progetti che la Fondazione stessa sta conducendo a Ca' Tron.

Un documento che, se da un lato ha lo scopo di gettare finalmente un ponte formale tra l'amministrazione e la "repubblica autonoma" di Dino De Poli in territorio roncadese, dall'altro è stato visto come un'inutile mano tesa verso un soggetto che finora avrebbe sempre ottenuto da via Roma quanto desiderava senza curarsi di cercare una qualsiasi relazione con la comunità.

"Un accordo che mi sconcerta", è stato il giudizio di Roberto Meneghello (Udc), il quale ha ricordato, per iniziare, come le aree di Ca' Tron entrate in possesso della Fondazione siano da allora sempre state precluse anche ai gitanti in bicicletta e come, rispetto a quanto avveniva quando il proprietario era l'Usl di Treviso, il laghetto e gli altri spazi non siano più stati resi fruibili a residenti e visitatori.
Sbarre bianche e rosse stese ovunque ed un look quasi da presidio militare, insomma, riguardo alle cui attività interne è stato possibile sapere qualcosa soltanto come conseguenza di un'azione di protesta dei no global, nell'estate del 2003.
Sperimentazioni sugli Ogm che hanno destato legittime preoccupazioni mai illustrate, alti master universitari i cui frequentanti non hanno mai visitato nè speso un euro nei negozi roncadesi, protetti e autosufficienti come sono sempre stati nella cellula autarchica di Ca' Tron.

"Il 'doge' De Poli ha fatto e disfatto sempre cioò che ha voluto - ha detto Boris Mascia (An) - trasformando la tenuta in uno dei talenti inespressi per la crescita di questa terra. Non è sufficiente che i vertici della Fondazione ci invitino di tanto in tanto solo per illustrarci uno dei progetti che unilateralmente hanno deciso di compiere o che magari hanno già sviluppato".

Pollice verso anche dal leghista Marco Lovisetto. "In questo protocollo - ha osservato - non vedo alcun vero impegno di scambio".

Dunque? Dunque, sostiene l'opposizione, prima De Poli saldi il debito che ha accumulato ottenendo molto disinvoltamente varianti urbanistiche e quanto fosse utile alla sua Fondazione e poi, una volta dimostrata una vera intenzione di integrazione con la comunità che lo ospita, si potrà pure aprire una nuova linea di credito. Bisogna cominciare a chiedere prima di pensare a patti formali.

Una "insoddisfazione" per il comportamento della Spa che in sostanza è stata comunque condivisa anche dal sindaco, il quale ha tuttavia ruotato la chiave di lettura del documento. "E' vero, vorremmo che quegli spazi fossero di nuovo fruibili, l'aspetto privato del rapporto della Fondazione con Roncade è troppo accentuato. Per questo il protocollo d'intesa che la Fondazione firmerà rappresenta una presa d'atto della necessità di un dialogo istituzionale più proficuo. E' un primo passo, un documento che fa presente che nel territorio in cui opera la Fondazione c'è una comunità con cui occorre relazionarsi anche sotto il profilo di eventuali aperture occupazionali e di disponibilità ad aprire gli spazi per altre attività".