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Una via

per Trentin

   
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L'ex segretario della Cgil fu partigiano a Biancade, San Biagio e Quarto d'Altino.
La richiesta è di Ivano Sartor, che ne traccia un profilo
  

 

11 settembre 2007

Egregio sig. Sindaco,

la recente morte di Bruno Trentin, già Segretario Generale della CGIL, mi ha suggerito l'idea di trasmettere alla stampa il testo qui allegato, nel quale ricostruisco e ricordo l'attiva e significativa presenza di questa personalità politica nel territorio del nostro Comune.
Oltre a Bruno Trentin, anche il fratello e soprattutto il padre Silvio, uno dei grandi italiani del secolo scorso, hanno onorato il roncadese della sua presenza.
Dedicare una via del nostro Comune a Silvio Trentin, magari in occasione del prossimo 25 Aprile, sarebbe un gesto di altissimo valore culturale, che potrebbe ricordare anche l'attività svolta dal figlio Bruno (cointeressando gli altri fratelli viventi, Franca e Giorgio, noto anche lui per il suo importante ruolo nella vita pubblica nazionale).

Cordialmente

Ivano Sartor

RICORDI TREVIGIANI SU BRUNO TRENTIN

Il Segretario Generale emerito della CGIL, Bruno Trentin, deceduto in questa fine di agosto, ha avuto intensi e significativi rapporti con il Trevigiano, terra nella quale ha combattuto nelle fila Resistenza contro il fascismo e gli occupanti nazisti.
Questo aspetto biografico va doverosamente ricordato, per il prestigio nazionale della figura di Bruno Trentin e per l’onore che Treviso – ed in modo particolare alcune località del basso Sile – ricevono e continueranno a ricevere, tramite le pagine di storia che verranno scritte su questo grande italiano.

I due fratelli Bruno e Giorgio Trentin, entrambi celebri sindacalisti di rilievo nazionale, sono giunti nel Trevigiano nel 1944 per sfuggire alle forze nazi-fasciste che li ricercavano, avendo peraltro già subito, alla fine del ’43, un arresto a Padova.
Ma il vero motivo che li portò a vivere clandestinamente nel paese di Biancade, fu per la vicinanza di questa località con Monastier dove, nella clinica del dottor Guido Prosdocimo, era ricoverato il loro padre, allora intensamente impegnato come patriota fiancheggiatore del movimento partigiano.
Per la sua profondità di pensiero e per il progetto politico da lui elaborato, Silvio Trentin (San Donà di Piave 1885 – Monastier di Treviso 1945), oltre ad essere stato uno dei maggiori leaders storici del socialismo italiano, viene ora considerato uno dei grandi italiani del XX secolo, come bene testimoniano gli incessanti studi e numerose pubblicazioni che continuano ad essere prodotti sulla sua figura e soprattutto sul suo pensiero.

Il famoso uomo politico e pensatore, già docente di diritto pubblico all’Università di Venezia, deputato al Parlamento, esule politico in Francia durante il ventennio, dopo il crollo del regime aveva fatto ritorno in Italia, con lo scopo di organizzare la resistenza ai tedeschi occupanti; fu però arrestato dai fascisti a Padova nel novembre 1943, ma, essendo seriamente ammalato di cuore e colpito da un attacco di angina pectoris, venne autorizzato il suo ricovero in strutture ospedaliere vigilate, l’ultima delle quali fu quella di Monastier, dove poco dopo troverà la morte. Lo stesso figlio Bruno, in una sua testimonianza pubblicata nel 2004 nel volume “Nella Resistenza. Vecchi e giovani a Venezia sessant’anni dopo”, ricordò che dopo il Natale del ‘44 i fascisti concessero a suo padre “di farsi curare in un ospedale e poi in una clinica, naturalmente presidiato dagli uomini della Questura di Padova, poi di Treviso, poi di una piccola cittadina, Monastier, in provincia di Treviso, dove mio padre fu ricoverato finché morì”. Anche l’altro figlio, Giorgio, ha testimoniato sul motivo della loro presenza nel basso trevigiano, nel contesto degli ultimi giorni di vita di loro padre, ricordando che a Treviso li legava pure un altro rilevante aspetto biografico: Silvio Trentin aveva sposato la figlia del prof. Nardari, il direttore e proprietario dell’omonimo, celebre collegio trevigiano.

Nella citata intervista Bruno Trentin ricordò in modo esplicito la sua partecipazione anche ad azioni armate della Resistenza, relativamente al periodo in cui fu ospite a Biancade. Parlando del suo “rapporto molto difficile” con la violenza, egli diceva: “in certe fasi della resistenza armata, per esempio quella di cui non ho parlato, alla quale partecipai nel periodo in cui mio padre era in quella clinica di Monastier, si trattava di azioni di pianura, l’unico rifugio erano i campi di grano, di mais ed eravamo esposti a ogni momento, e non di meno organizzammo una serie di attacchi a presidi militari fascisti e tedeschi nella zona. Mi ricordo quello di Roncade, in provincia di Treviso. Riuscimmo a organizzare alcuni lanci in una azienda agricola, dove uno dei figli del proprietario era nelle nostre formazioni partigiane”. In un altro punto della sua ricostruzione egli ricordava pure di aver organizzato, assieme al fratello, alcuni lanci da parte degli aerei Alleati nella zona di San Biagio di Callalta.

Ha altri ricordi vivi sulla collaborazione resistenziale dei fratelli Trentin nel trevigiano anche il veterinario ed ex Sindaco di Quarto d’Altino Dino Piaser, che come comandante partigiano cattolico ebbe un ruolo importantissimo tra veneziano e trevigiano e che, dopo l’avventurosa fuga riuscitagli di fronte al plotone di esecuzione, dal gennaio del ‘45 rivestì ruoli di comando nella Resistenza anche a Milano, dove diede vita alla Brigata Giustizia e Libertà “Silvio Trentin”. Il dottor Piaser ricorda con lucidità di aver fondato, assieme ai fratelli Trentin, il Battaglione Autonomo “Giustizia e Libertà” successivamente intitolato a Vito Rapisardi, collegato al CLN di Treviso.
Il prof. Silvio Trentin aveva cominciato a frequentare Biancade fin dal suo rientro dall’esilio, intrattenuto cordiali rapporti di collaborazione con Aldo Cattarin, un patriota della formazione “Giustizia e Libertà” che costituiva un punto di riferimento in zona e che per la sua attività “sospetta” verrà successivamente arrestato e violentemente torturato dal criminale brigatista Lince, dalle beluine BB. NN. della XX Brigata Nera “Cavallin” di Treviso.
Il nipote di Aldo Cattarin, Costantino detto Nino, allora adolescente, ha ricordi ancora vivissimi e precisi dei fatti dolorosi accaduti a Biancade e ricorda pure le visite di Silvio Trentin nella casa della famiglia Cattarin, posta in via Carboncine. Egli ricorda: “Mio zio, che aderiva al Partito d’Azione, mentre io ero in collegio aveva dato ospitalità nel mio letto ai figli di Silvio Trentin, Giorgio e Bruno, il quale ultimo diverrà poi Segretario Generale della CGIL. Il Trentin (padre) vestiva un impermeabile, aveva un cappello scuro in testa, si presentava come persona distinta ed, accompagnato dai miei zii Aldo e Beppi, entrava dalla parte posteriore della casa”.

Da tutti questi elementi emerge come la presenza giovanile di Bruno Trentin e di suo fratello Giorgio nella bassa pianura trevigiana durante la seconda guerra mondiale non costituisca un episodio marginale della loro biografia e si inserisca, invece, nel contesto di una vicenda storica importante, nobile, fondativa della nostra Repubblica.
Treviso, il Trevigiano, i paesi di Biancade, di Roncade, di Monastier e del circondario non possono che sentirsi onorati di queste presenze storicamente documentate di personalità che rappresentano pagine importanti della storia sociale e politica d’Italia.

Ivano Sartor
storico