TITY.jpg (7413 byte)
   

Questione di

equità

   
SILV.jpg (10449 byte)
         
Roberto Silvestri (Pne) torna sul tema della distribuzione delle risorse fiscali.
"L'appello non si fermi qui"
  

 

2 gennaio 2007

Nel complimentarmi per la chiarezza e la professionalità dimostrata nell’intervento del ragioniere Franco Marian colgo l’occasione per aggiungere alcune riflessioni su quanto detto, proponendo anche alcune tematiche di interesse nazionale.
La legge finanziaria è la rappresentazione assieme al bilancio dei documenti giuridici che regolano la vita economica del paese, durante tutto l’arco di un anno solare.
Il perdurare, da svariati mesi, sulle prime pagine dei quotidiani nazionali delle discussioni sulla legge finanziaria con la presentazione di più di 1300 emendamenti, certo non aiuta a fare chiarezza nei confronti di chi come noi cittadini la subirà fino in fondo. Qualcuno la ricorderà come “una manovra che chiederà sacrifici agli italiani ma era necessaria per risanare il debito pubblico o i buchi di bilancio di chi ha lasciato le redini”. Con questa cantilena si alternano i governi ma chi ci rimette siamo sempre noi cittadini.

Ma il vero problema sta proprio nell’equità, nella dimensione data alla parola perequazione contenuta nelle finanziarie che si sono susseguite negli ultimi anni. Questo governo ha raggiunto la maggioranza con uno degli slogan che attraversa la storia della politica italiana con “paghiamo tutti per pagare di meno”. Giusta e condivisibile una tale posizione, peccato che venga utilizzata a seconda di tempi e modi per scopi diversi. Una risposta alla lettera potrebbe essere un segno di apertura verso l’adozione di uno “standard di spesa” tra tutti i comuni d’Italia. In altre occasioni per definire che noi veneti siamo degli evasori fiscali, che bisogna essere più solidali e che è giusto ridistribuire la ricchezza del nostro ricco territorio per darla a quelle regioni che sono in difficoltà economica! Magari proprio a quei Comuni meno virtuosi che vengono commissariati per dissesto finanziario. La dimostrazione della nostra solidarietà è che stiamo dando agli altri troppo e da troppo tempo, avendo solo briciole in cambio, e bloccando di fatto una potenziale crescita che sarebbe di gran lunga superiore a quella prevista e quantificabile attualmente.

Ma dove è finito il tanto nominato federalismo fiscale? Non si scandalizzi ragioniere se le viene risposto, magari con una pacca sulla spalla, o tenendola per mano: “…La cosa che più mi rammarica è che dovevano farlo gli altri governi, ma non si preoccupi, lo faremo noi…! Ora siamo maggioranza!” e perché no, un bel “Continui a sostenerci caro Franco! Stiamo lavorando per Lei”. E intanto le stagioni passano e i frutti da raccogliere diminuiscono. Con questo mi ricollego da quanto Lei affermato sostenendo che Roncade tutto sommato non sia un Comune del terzo mondo e si sia raggiunta una buona qualità della vita. Nel complesso lo condivido e credo sia possibile dare un’ulteriore interpretazione alzando lo sguardo verso altre realtà limitrofe, nelle altre regioni o nazioni dell’unione europea dove si sta meglio di noi perché la pressione fiscale applicata é minore, sostenibile (“paghiamo tutti per pagare meno!”), mentre a noi continuano a fare le finanziarie ricamate su misura, regione per regione, a mazzate di sperequazioni! Questo certo non è indice di malessere della nostra provincia o della nostra città, ma è come illudersi che dieci euro di oggi avranno lo stesso potere di acquisto del medesimo bene tra dieci anni, sappiamo che fin tanto che esisterà l’inflazione non sarà mai così, finché ci saranno altre economie più eque rispetto alla nostra non sarà così! E quindi il risultato sarà che noi staremo bene mentre gli altri avranno tenori di vita che ora si permettono solo gli svizzeri o i trentini. E probabilmente saremmo qui tra dieci anni a dibattere sul perché stiamo peggio dei nostri vicini di casa.

Se pensiamo solo a quanti servizi potremmo avere in più o quante tasse in meno pagheremmo (oltretutto già quantificate) con quei due milioni di euro, pensate a cosa si potrebbe fare se ci trattenessimo solo il 10% dell’IVA a livello regionale ora incassato dall’erario, pensate se fossimo il Trentino Alto Adige, pensate se Treviso fosse come Bolzano. Ma qualcuno ancora una volta per intorpidire la ragione ci potrebbe dire “Non è giusto che esistano le diversità, le regioni speciali, dovrebbero essere cancellate!” Gli stessi che lo affermano non hanno il coraggio di farlo, non hanno il coraggio di raccogliere le firme per indire un referendum per cancellarle. Perché, qualcuno si potrebbe chiedere? Non rispondo nemmeno, ma lascio a voi immaginare…!

Cari cittadini, stiamo costantemente perdendo una possibilità, di quelle che ci passano dinanzi poche volte nella vita, eppure chi ci governa a livello nazionale continua a dare peso a tutto ma non a l’equità che continua a venire occultata in nome della solidarietà e dell’amore verso il prossimo e giustificandosi dicendo “Intanto stanno ancora bene”. È proprio la definizione di quel “bene” che forse manca di approfondimento!
Perché una volta tanto non partiamo dalla nostra visione di ripartizione e redistribuzione socio-economica? Sono certo che noi Veneti saremmo più equi di quanto non lo siano stati coloro che sino ad oggi ci hanno governato. E sono convinto che negli ultimi 60 anni abbiamo dimostrato di essere speciali.
Giusto, quando afferma: “Non si può tacere sempre, accettare continue giustificazioni…” peccato che la politica nazionale renda tutto opinabile e giustificabile, si figuri che potremmo dibattere con questo tono e su questo problema, per mesi e mesi senza raggiungere alcun fine, solo perché qualcuno non vuole spezzare questo equilibrio (di sperequazione) nazionale di comodo.
Ciò che mi auguro è che questo appello non si fermi tra queste righe ma vada oltre, e raggiunga la mente di coloro che sono divenuti sordi per colore politico, ciechi per non vedere ciò che hanno deturpato nel loro territorio, muti per non raccontare le cose che hanno commesso contro il Veneto. Quelli sono gli unici che negli anni dovremmo condannare.

Ho visto che l’articolo pone un problema di interesse comune, sentito probabilmente da più forze politico-ideologiche e probabilmente trasversale. Certo che ciò che ci accomuna sia più di quello che ci divide mi auguro che possa essere un punto di partenza per creare un motivo di ulteriore riflessione politica e tecnica anche da parte di un numero sempre maggiore di cittadini al fine di proporre vigorosamente nuove idee per Roncade, Treviso, il Veneto, ma sempre e comunque per la nostra terra.

Con stima

Consigliere Provinciale Progetto Nordest (PNE)
Roberto Silvestri