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Parliamo

di Outlet

   
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Sul Tombotti Store si muove un pantano di ricorsi ed appelli ma prima o poi lo spaccio aprirà.
Acer Cittattiva: progetto pericoloso, daremo battaglia
  

 

1 aprile 2007

Probabilmente non ha molto senso cercare di comprendre per filo e per segno, sia sotto il profilo tecnico quanto nel merito, che significato abbiano i vari ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Veneto che riguardano l'Outlet dei Tombotti.

Con l'intrico normativo a molti livelli che c'è in materia edilizia, urbanistica e commerciale, con il ginepraio burocratico che si infittisce quanto più importante ed impattante è l'opera o l'impresa che si intende realizzare, con l'intersezione di tempi di licenze, autorizzazoni, nulla osta, valutazioni ambientali ed altri atti affidati di volta in volta ad autorità diverse e reciprocamente influenzabili e con le possibilità successive di ricorsi ed appelli è abbastanza prevedibile che si cerchi di forzare le procedure sperando che le conseguenze non siano troppo dannose.

E' quanto sta accadendo con Lefim Spa e a cosa puntino ora le società concorrenti - le quali hanno naturalmente coinvolto l'amministrazione comunale,  probabilmente rea anch'essa di qualche scivolone borderline - è sostanzialmente quello di complicare un po' la vita ai promotori e ritardare l'apertura del megastore. Fermo restando che i capannoni sono già lì e giammai, nei secoli dei secoli, potranno scomparire.

La Disneyland roncadese del consumo, insomma, prima o poi partirà, non ci sono santi. L'assist è partito da molto lontano, il mondo commerciale roncadese ha sonnecchiato a lungo e quando ha protestato lo ha fatto a macchia di leopardo, con voce rauca e postura piagnucolosa.

Partita chiusa, dunque? No, perchè l'Amministrazione comunale ha ancora leve sulle quali agire per attutire le conseguenze dell'Outlet sui fatturati dei negozianti roncadesi. Si tratta però di capire quanto davvero il Municipio ci tenga a proteggere quest'area (tutt'altro che secondaria) di imprenditori locali.

L'importante filone tutto da sviluppare è d'ora innanzi quello delle aperture domenicali. Qui occorre una dichiarazione d'intenti non equivocabile.

Di solito chi è favorevole - e la grande distribuzione lo è - porta come motivazioni principali il fatto che, comunque, moltte attività da anni già lavorano di domenica (strutture ricettive, ristoranti, bar, etc.) e che i consumatori, sempre più attenti a ciò che comprano, gradiscono avere più tempo per riflettere prima di comprare qualcosa. Tempo che rimane, ormai, solo la domenica perchè il resto della settimana si corre come pazzi.

Chi è contrario - in primis il mondo cattolico - sostiene che la vita dell'uomo e delle famiglie non ottiene risposte esistenziali dalla corsa agli acquisti e che sprecare l'unico giorno che si ha per stare con i propri congiunti sotto un capannone luccicante e pieno di offerte seducenti non contribuisce certo a rivitalizzare il dialogo e gli affetti. Va anche citata la legittima e più laica posizione dei piccoli commercianti i quali non hanno spesso la forza di rincorrere i megastore nella competizione domenicale non essendo in grado di pagare il personale per un giorno in più la settimana.

Tra questi due poli l'amministrazione deve decidere perchè ha ampi poteri per favorire o contrastare una scelta oppure l'altra.

E' su questo, in sostanza, che il mondo commerciale roncadese deve porre un'interrogazione netta ed esigere una risposta altrettanto impegnativa.


3 aprile 2007

Egregio Direttore,

sembra ormai definita con qualche incidente di percorso la realizzazione dell’Outlet a Roncade. Almeno sembra, visto che siamo ancora al primo ricorso al TAR; in effetti ne rimangono altri due presentati dal Gruppo Mosole e dal Gruppo Dal Ben.
Il problema vero comunque è che poi alla fine sarà l’ennesimo Centro Commerciale con ricadute negative sul territtorio e stravolgendo la possibilità di identificare i paesi, le piazze, le parrocchie, come luoghi spontanei di aggregazione.
Da circa un anno stiamo cercando di portare all’attenzione di tutti la pericolosità di questo progetto.

Purtroppo ci troviamo davanti a qualcosa di veramente “grande” per noi come associazione locale e che viene gestito nella stanza dei bottoni alle quale ovviamente noi non abbiamo accesso.
Ma come insegna la storia non sempre chi è il piùforte vince.
Dal mese di maggio inizieremmo con il presentare alla comunità le problematiche derivanti della costruzione di un ennesimo centro commerciale: viabilità, sostenibilità del progetto, impatto architettonico e ambientale tramite un centro informazioni posto in centro a Roncade.
Vorremmo far sapere alla comunità che il nostro punto di vista non è un problema di “concorrenza commerciale” vista la enorme differenza di proposta al cliente (piccolo paese vs centrio commerciale) ma di soppravvivenza di un paese. Senza negozi un paese muore.

Da parte nostra abbiamo attivato un percorso formativo dove identità, ruolo, strategie ed azioni dei commercianti possano essere in linea con un consumo che sta cambiando di giorno in giorno.

Non sembra ma ci stiamo muovendo.
La strada intrapresa non è facile ma siamo confidenti.
Le battaglie perse sono quelle non combattute.

Riccardo Furlanetto
ACER CITTATIVA


4 aprile 2007

Un ricorso al Tar ha bloccato la realizzazione del progetto Roncade Outlet, e sulla vicenda incombe minacciosa l’ombra della struttura gemella (e concorrente) che dovrebbe partire a Noventa di Piave.

Se finisse tutto in un nulla di fatto, non sarebbero probabilmente in molti a dispiacersene, fatte naturalmente salve le legittime prospettive di guadagno degli investitori.
Sbagliando si impara, ma non sempre è vero. Gli esempi si sprecherebbero, perciò nemmeno vale la pena elencarne.
Se –e sottolineo se- il progetto dell’Outlet dovesse davvero naufragare, sarebbe il caso di avere già in mente come usufruire dell’area. Risulterebbe paradossale metterci una toppa peggiore del buco.

Le strutture sono essenzialmente dei capannoni, parallelepipedi vuoti, sarebbe teoricamente possibile ricavarci qualunque cosa, ma se il fato dovesse concederci l’opportunità di una seconda scelta, alcune idee potrebbero essere considerabili.
Ad esempio perché non spostare in quel sito tutti gli edifici e gli uffici della Pubblica Amministrazione? Potrebbero essere molti gli interessati a investire sulla riqualificazione del Centro di Roncade, una volta libero.
Il Presidente di Fondazione CassaMarca De Poli diceva delle intenzioni di portare a Cà Tron sempre più studenti ospitandoli nei vari rustici presenti sulla proprietà, perché non creare una cittadella dello studente tecnologicamente avanzata ed autosufficiente dal punto di vista energetico?

Visto che ci siamo riserviamo uno spazio al Museo della civiltà contadina locale e trasformiamo i 1200 posti auto in un bosco?

Lorenzo Pezzato


4 aprile 2007

E' veramente l'outlet di Roncade a turbare i ns. sonni di commmercianti?
Non sarà forse che questa nuova realtà alle porte del paese non ha fatto altro che mettere a nudo le paure e le insicurezze che il commercio di vicinato vive ormai da anni.

E' ben chiaro che determinate tipologie di attività hanno inziato a chiudere i battenti man mano che nuove grandi strutture di vendita vedevano la luce. L'outlet di Roncade
amplifica le nostre paure perchè è sotto i nostri occhi tutti i giorni, ma questo non cambia il trend che sembra aver intrapreso la distribuzione.
Le liberalizzazioni del decreto Bersani già attuate e quelle annunciate, sempre più ci obbligheranno a confrontarci con scenari via via mutevoli.
Non è perciò con la guerra a questa struttura, a mio avviso che si aiuterà la vita delle nostre attività, e tanto meno si aiuterà la "piazza" a svolgere il ruolo sociale che ha sempre avuto.

Ci sono azioni, però, sulle quali noi possiamo chiedere di spingere sull'acceleratore:
velocizzare il recupero dei centri, individuandone precise ed accoglienti zone commerciali,
recuperare, dando nuova dignità alle industrie dismesse o in via di dismissione adiacenti ai centri, integrare da subito il nascente percorso ambientale con la vita dei paesi.
Insomma una serie di iniziative che integrandosi con i nostri centri, li rendano più accoglienti per chi già ci vive e per chi conoscendoli decida di frequentarli.

Continuare questo tipo di lotte, equivale a nasconderci i  problemi, ed è come se volessimo fermare il tempo bloccando le lancette dell'orologio.
Il mio invito è di usare le nostre energie per trarre dai nuovi scenari che si preannunciano nuovo vigore, e per quello che sarà possibile (  questo si dipenderà da noi) intercettare il flusso di persone generato dalla nuova struttura.

Francesco Pavan


6 aprile 2007

Forse non si può far tornare indietro le lancette dell'orologio, forse il "tombotti store" è un'opportunità ma, per carità, NON apriamo i negozi la Domenica!

Lavoro in un paese vicino a Vicenza dove, da tempo, la Domenica è giorno di shopping e gli outlet sorgono come funghi; l'eseprienza racconta di strade di paese intasate da lunghe code, paesi non più percorribili, tagliati in due e a rischio smog ( se non nevrosi ). Teniamoci la Domenica per le manifestazioni pubbliche ( bene fa l'Acer a promuoverne ), per trovare il tempo di tornare a camminare in piazza e guardarci in faccia e riconoscerci e parlare.

Proponiamo Roncade come "paese della Domenica" dove un visita vale la pena di farla anche se si viene da fuori, dove vi sia un percorso ciclabile che vada dal caffè in centro all'azienda vinicola a Biancade a quella di "radicio verdon" a Cà Tron ( vi immaginate raggiungere Biancade o Vallio da Roncade facendo lo slalom tra le auto?quanto sicura potrebbe essere la pista ciclabile che già esiste e che, purtroppo, "muore" poco dopo i "tombotti"?).

Franco Favero