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Gaudeamus

igitur!

   
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Il monumento è guarito ed ora sì che è davvero bello! Quando tocca essere fastidiosi per amore della Costituzione
  

 

23 aprile 2007

Cinque mesi e diciannove giorni, ma ce l'abbiamo fatta.

Per un pelo.
Il 25 aprile sarà decoroso, il minestrone del mescolamento dei nomi di patrioti con fascisti e repubblichini sulla lapide del Monumento ai Caduti - più stupidotto che revisionista ma non per questo meno sacrilego - è stato riparato.

Resistere, resistere, resistere. E insistere, insistere, insistere, a costo di diventare antipatici fino al midollo. La Costituzione ha chiesto sacrifici miliardi di volte più elevati, figuriamoci.

E rilassiamoci, finalmente. Finalmente si può far festa ad un monumento guarito.

Cosa fosse successo, per chi si è perso le puntate precedenti, è spiegato qui, basta cliccare.

Quello che ancora non è stato detto, e che non si può dire perchè diventare antipatici più di quanto serva è colpevole, ha comunque qualche ingrediente a cui vale la pena di accennare.

1) La desensibilizzazione (in sostanza, il fare le cose alla cazzo di cane). Chi doveva prendersi cura di compiere i lavori e chi doveva vigilare che il progetto fosse buono non si è fermato due minuti a pensare a cosa sia un monumento. I monumenti si fanno di pietra perchè la pietra è il simbolo di ciò che sopravvive ai secoli. Quindi chi scrive sulla pietra scrive cose importantissime. Se quelle cose - in questo caso, quella successione di nomi - erano prima in un certo modo un motivo ci doveva essere e quel motivo doveva sopravvivere ai secoli. Troppo complicato chiedere una riflessione supplementare di questa portata?

2) La persona sbagliata per la materia sbagliata. Ricordate quella gag di Neri Marcorè che imita l'ex ministro Gasparri il quale, fuori onda, chiede alla giornalista che lo intervista di fargli una sintesi della sua stessa legge - la "legge Gasparri" - perchè, in confidenza, lui non l'aveva scritta e in verità manco letta? Ecco, sindaco legislatore. Di certo la Costituzione la conosci, per duplice mestiere, e avrai anche sentito dire che senza Resistenza quella Costituzione non ci sarebbe mai stata (se non ti è chiarissimo prendi Google e digita, ad esempio, "Calamandrei"). Conoscere la storia della Resistenza non è obbligatorio. Ma almeno quella del tuo paese, vivaddio.... con il predecessore che ti ritrovi, poi.
Andiamo.
E poi anche cercare, in flagrante (per fortuna con repentino ravvedimento operoso), di far passare l'ammucchiata di nomi per una scelta consapevole....

3) I furbacchioni. C'è chi nei giorni della bufera gorgogliava di piacere. Mica i consiglieri dell'opposizione, nonono....
Chissà se era davvero una polpettina avvelenata da lungi tramata. Più probabile che non lo sia stata. Ma un'occasione così, amica sindaco, quella di non dirti che su un gradino più giù c'era una buccia di banana... ehhh... yum yum.
Patapunfete. Che matte risate.

4) I bradipi. Quelli del centrosinistra. Prima di mettere a fuoco che su quel monumento c'era una stupidaggine da far piangere ci è voluto il lavoro di quattro rimorchiatori.
I Ds, ultimo gesto di vitalità prima del tuffo suicida nel Partito Democratico, hanno fatto una nobile protesta. Gli altri -  i tuoi, sindaco -  mamma mia. Bradipi con l'artrite.

5) La stampa. Croce e tormento. Muovere un po' le acque è sempre far polemica, come se far polemica fosse una brutta parola. Come se il silenzio fosse la medicina per ogni male. Troncare, sopire.
Non ci fosse stata la stampa il monumento restava blasfemo e il monumento, volendo, è la metafora degli sbagli.
Non che i giornalisti si accorgano di tutto, sia chiaro. E neanche che scrivano sempre cose intelligenti.
Ma beccare anche un errore su dieci di chi maneggia la res publica è già un servizio, è già dare un senso a questo tic tac di tasti. Sennò andiamo a fare i casellanti in ferrovia e contiamo i minuti che mancano alla fine del turno, i giorni prima delle ferie, gli anni prima della pensione.
Qualcuno, con il massimo rispetto, preferisce così.


24 aprile 2007

Perché il 25 aprile sia la festa di tutti…e non serva sempre a dividere o escludere qualcuno!

Atteso che -ahinoi- ancora in Italia non si è maturi per giungere finalmente ad una genuina, condivisa, accettata "Pacificazione nazionale", a 62 anni dalla fine della II Guerra Mondiale...e che c'è sempre un elenco di "Martiri di serie A" ed uno vituperato di "morti di serie B", speravo che almeno a Roncade si cominciasse a maturare e a superare le divisioni ideologiche che allora insanguinarono il nostro territorio ed oggi fan ancora rumore.

La cerimonia del 4 novembre scorso – che ancor oggi ritengo fosse stata scientemente organizzata dall’Amministrazione Comunale come tutti i presenti l’hanno direttamente vissuta ed apprezzata - pareva esser stato il primo passo verso la maturazione consapevole di una Comunità troppo a lungo divisa dalle storie dei padri o dei nonni.

Pensate però poi quale coerenza…l’Amministrazione Comunale è stata tanto maldestra nel tentare un passo verso la pacificazione in quell’occasione ma altrettanto incerta delle proprie decisioni poi da smentire subito quanto detto in pubblico dal Sindaco Senatrice e da far rettificare poi velocemente, ed in gran segreto, gli elenchi dei Caduti sul monumento…mettendo gli uni ben lontani dagli…altri.
Ma c’è di più, perché, per farsi perdonare il “pasticciaccio del Monumento”, ha addirittura organizzato per il prossimo 25 aprile…un’incontro sulla brutalità delle Brigata Nere anche a Treviso e Provincia.

Allora mi chiedo, e rigiro la domanda anche alla nostra Sindaco, che si è voluta andar a cimentare nella storia patria e nella storia della Guerra Civile: quando organizzerà anche un’incontro di studio sulle violenze e gli eccidi perpetrati da molti “criminali comuni” mescolati ai veri Patrioti del CLN locale, nelle nostre campagne (vedi assassinio dei fratelli Menon, Speranzon, Cartiera Burgo, ecc….) anche a guerra ormai già finita!

Come ho già detto una memoria condivisa, su cui far crescere e maturare una Comunità, passa obbligatoriamente per una storia almeno accettata da tutti ma soprattutto attraverso la conoscenza di glorie e nefandezze di tutti, vincitori e vinti!

Cordialmente,

Boris Mascìa
Cons.Com.le di A.N.


24 aprile 2007

Trovando alle 20,56 di questa sera una missiva con la quale l'amico Boris Mascìa - forse sospettando intenzioni di censura, o forse semplicemente avvezzo a saltar la coda agli uffici postali - recriminava sulla mancata pubblicazione di un suo messaggio ricevuto alle 13,37 (quello sopra riportato), mi è lecito supporre che lo stesso sia ritenuto dall'estensore particolarmente importante ed urgente e quindi altrettanto celermente, essendo pure stata chiamata in causa questa redazione, intervengo e replico.

Il tema è usurato ed è stato sviscerato a più riprese molte volte. Ritenendo che chi ne ha trattato in precedenza, me compreso, non sia stato all'altezza di spiegarsi, mi permetto di riprovarci.

Primo: Morti di serie A e morti di serie B? Se il sostantivo è maschile no, se è femminile si.
I morti sono tutti uguali e infatti stanno tutti nello stesso cimitero.
Le morti di partigiani e nazifascisti sono invece profondamente diverse perchè opposti sono i motivi che le hanno cagionate.
Erano avversari. I primi volevano liberare l'Italia dalla dittatura, i secondi combattevano a fianco degli invasori tedeschi e sostenevano un dittatore (anzi due).
Chi avesse ragione e chi avesse torto qui può anche non c'entrare. Ma siccome anche negli album delle raccolte Panini i giocatori della Roma sono messi in una pagina diversa da quelli dell'Inter è corretto non mescolare pure partigiani e fascisti.

Secondo: Pacificazione non significa far finta che le differenze non ci fossero. Pacificazione, anche all'interno di una qualsiasi baruffa familiare, significa prima riconoscere le differenze di posizione. Poi se sono accettabili le si accetta, altrimenti no. Nasconderle serve a nulla.

Terzo: il 25 aprile di tutti? Il 25 aprile è la festa di chi riconosce i valori dell'antifascismo. Non è di sicuro la festa di chi viaggia con un distintivo del fascio sulla giacca. Questi di feste ne avrà altre.
Domenica scorsa non ho visto, per tornare al calcio, romanisti festeggiare lo scudetto dell'Inter.

Quarto: il sindaco, per come la vedo io, il 4 novembre ha detto una c... ta spaventosa, se ne è resa conto ed ha pagato anche facendosi carico di colpe altrui. Non voglio entrare nella sua testa ma immagino che, in nome della Costituzione sulla quale ha giurato come parlamentare della Repubblica, non potrà avallare l'idea che fascisti e partigiani da vivi pari erano. Il sindaco mi corregga se sbaglio.

Quinto e ultimo: nella storia, soprattutto in guerra, torti e ragioni non hanno relazione con la differenza tra morti fatti e morti subiti. Se vogliamo scendere nello specifico dell'ultimo periodo del contributo di Mascìa, in ogni caso, personalmente ammetto nefandezze anche da parte dei vincitori ma non rilevo alcuna gloria da accreditare ai vinti.
Detto questo, il sindaco non è il Minculpop e non c'è bisogno di lei per organizzare convegni di studio sugli eccidi di qualsiasi parte. I gruppi politici - ad esempio, come fecero i Ds in occasione del 25 aprile del 2003 - possono benissimo promuovere autonomamente iniziative di varia natura, comprese quelle culturali a sfondo storico. Attendo volentieri un invito.

Gianni Favero