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Inceneritori: Unindustria Treviso si accontenta di proporre soluzioni grezze e limitate anzichè affrontare il ciclo dei rifiuti in modo intelligente e redditizio.
Tomat risponderà del danno d'immagine per i suoi associati
  

 

20 gennaio 2007

Roncade è silenziosa.
Intanto intorno infuria la battaglia contro gli inceneritori che Unindustria vorrebbe costruire a due passi dalle nostre case e dalle campagne coltivate amorevolmente.
Sono stati tolti gli incentivi economici che prima erano riconosciuti a questo tipo di impianti dalla storpiatura tutta italiana delle normative europee, ed è un risultato importantissimo per il cui raggiungimento cui ringraziamo anche il Sindaco Rubinato, nella sua veste di senatrice, ma non è ancora sufficiente.

Qualcuno pensa che sarebbe il caso di continuare a proporre serate informative sulla pericolosità delle emissioni derivanti dall’incenerimento per sensibilizzare ulteriormente la cittadinanza, noi riteniamo che ormai tutti siano informati e che non sia rimasto più nessuno ad affermare che bruciare rifiuti non è un’attività in contrasto con la salute dell’uomo e dell’ambiente. Il fatto è che sembrano latitare le alternative per risolvere un problema urgente e quotidiano, un problema che andrebbe affrontato con la serietà e il metodo con cui è stato risolto quello dei rifiuti solidi urbani, magari anche dallo stesso soggetto. Allora forse sarebbe più opportuno iniziare a parlare delle alternative, piuttosto che continuare a dividersi sul quanto fa male. Dovremmo chiederci come fare ad evitare l’incenerimento e la discarica, dovremmo concentrare capitali ed intelligenze sullo sviluppo delle reali energie pulite, dovremmo collaborare fianco a fianco piuttosto che trovarci contrapposti, perché tra i due litiganti a godere è il terzo.

Il business dei rifiuti è talmente redditizio che per prime lo hanno capito le organizzazioni criminali, che hanno saputo oltretutto fin’ora gestirne i flussi in modo illecito evitando i costosi trattamenti di recupero, e generando ulteriore profitto.
Il business dei rifiuti è ugualmente redditizio se gli stessi vengono trattati correttamente, dal punto di vista tecnico e da quello normativo. Inoltre è chiaro a tutti, anche ai profani, che le imprese del settore hanno davanti a sé parecchi anni di sviluppo, visto che il problema rifiuti diventa ogni giorno più ingombrante e che in ogni parte del pianeta si cerca di attrezzarsi per risolverlo.
Gli industriali per vocazione –e per fortuna del paese- non sono insensibili alla creazione di ricchezza e di profitto, come non sono insensibili al taglio dei costi in azienda. Risulta quindi paradossale che non abbiano ancora pensato di gestire in proprio i processi di recupero dei rifiuti prodotti, o di consorziarsi per aree omogenee e chiedere quindi servizi a prezzi più vantaggiosi. Unindustria dovrebbe servire loro a questo, almeno così si dice, ad unire le forze per contare di più, per promuovere contatti ed affari, per risparmiare. Invece Unindustria Treviso si accontenta di proporre la costruzione di due inceneritori per distruggere i residui industriali non riciclabili, praticamente si accontenta di una goccia nell’oceano.

Nei panni di un associato ci sarebbe di che riflettere, di che chiedere spiegazioni alle dirigenze, che per quella goccia si sono attirate le ire della popolazione e delle Amministrazioni, dimenticando che la dimensione locale della questione sta mettendo l’uno contro l’altro gli imprenditori e i clienti-consumatori.
La pubblicità per le aziende trevigiane rappresentate da Unindustria non è sicuramente delle migliori, e di questo danno –economico e d’immagine- dovranno rispondere il Presidente Tomat ed i suoi collaboratori.

Il Comitato Cittadini di Biancade-Roncade