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Pezzato,

solo nebbia

   
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Gatto: ho capito che parlavi di persone inesistenti.
Peccato, sarebbe stato un servizio alla comunità.
Comunque mi sono rotto e la chiudo qui
  

 

1 ottobre 2007

Spett.le Pezzato

E’ vero che in ogni Paese libero si può discutere di tutti i temi politici che si vuole e chiunque può candidarsi o meno, poi cambiare idea (magari nell’arco di qualche mese anziché di qualche giorno) ma ben altra cosa è condizionare il proprio impegno alla presenza o meno di persone definite (senza possibilità di ribattere, distinguere, difendersi, giustificarsi) alla stregua di incapaci e poltronari più o meno (chi è interessato si legga i precedenti della nostra singolare partita a tennis).
Quanto ai precari equilibri che lei potrebbe disturbare io non me ne preoccuperei, se mai è meglio che lo facciano gli altri che correranno con lei se mai lo farà, perché di solito se precari tendono a ristabilizzarsi da soli per umiltà indotta da parte dei disturbanti.
Sti nomi lei non li vuole fare e ne prendiamo atto perché badi bene era questo che teneva ben accesa l’attenzione sulla nostra partita a ping pong e di questo “TUTTI” mi riferivano di essere in ansiosa attesa.

La discussione sui temi non crea astio, quella dei giudizi sulle persone magari sì (almeno per i diretti interessati da cui mi sono abbondantemente escluso non avendo poltrone, concrezioni o altro), e queste sono nel caso dell’amministrare a livello comunale, più importanti di qualsiasi pretesa autorevolezza perché si passerebbe sopra alle idee che sono il collante delle compagini.
Inoltre gli elettori di solito sono ansiosi di sapere qualcosa dei programmi piuttosto che delle persone, è vero, ma se poi queste idee sono proposte da Tizio che pensa che il suo collega di maggioranza Caio è un pirla incapace, ce lo permetterà, non mi pare cosa da poco (ammesso che i pirla siano disposti a passare sopra ad una cosi simpatica compagnia) almeno da alcuni autorevoli pareri che ho avuto il piacere di riscontrare presso eminenti personalità del panorama politico amministrativo roncadese (senti come parlo bene).

D’altra parte anche le riviste di un certo tipo vivono sull’attesa indotta attorno alle cose personali delle starlette di turno o degli improbabili protagonisti dello spettacolo, vendendo pure un sacco di copie, ma di solito il popolino distingue lo scandalismo dal giudizio sulle persone.
Le assicuro che non sto tentando di farla sembrare antipatico perché le chiedo solo risposte che lei ha indotto con le sue dichiarazioni, quello che poi penseranno di lei i nostri comuni (e pazienti) lettori non mi riguarda, quello che invece penseranno di lei gli attuali amministratori, o la gente degli amministratori, invece mi interesserà molto di più.

Che poi lei non faccia i nomi non mi stupisce anche se il motivo è alquanto immerso nelle fitte nebbie di Avalon checchè lei ne dica ma ritengo che se i suoi giudizi fossero fondati dovrebbe autorevolmente metterli a disposizione dei suoi concittadini che da quelle persone potrebbero essere, sono, saranno governati; poi la gente potrebbe trarne le conseguenze ma tant’è.
Quanto alla metafora calcistica lei tenta l’ennesimo dribbling sulla linea ma ciò mi tocca ben poco perché possiamo pure costruire insieme e parlare di tutto l’universo mondo ma preferirei sapere se chi mi sta davanti mi ritiene un pirla o meno (badi non mi riferisco a me o a lei perché spero che se mai avrò una autorevolezza di qualsiasi tipo questa mi venga attribuita dai miei concittadini attraverso il voto). La palla di cui parlo io non è il governare come lei erroneamente interpreta bensì il filo delle idee che devono partire da un punto per andare verso un obbiettivo con la stessa differenza che c’è tra una gara di maratona e la passeggiata nel parco. Io pensavo che fosse partito per la maratona e invece si stava avviando a passeggiare nel parco, il che è assolutamente comprensibile ma basta saperlo perché magari a qualcun altro interessa di più vedersi una gara.

Io non tendo a volere le divisioni, ma può anche accadere che le fomenti o le subisca, ma osservo chi le manifesta come lei ha fatto separando se stesso dagli altri non sulla base delle idee e delle azioni, quanto in base alle supposte in-capacità altrui; così lei ha scritto nella sua prima.

Bene, sono ansioso di vedere a chi interessa il pentolone ( a me no perché alle brodaglie preferisco la pasta al pomodoro) nel frattempo visto che a lei non piace il gioco del calcio, mentre lei è fermo alla bandierina, io da buon ottuso ed infantile calciatore mi prendo la palla (che immagino mia visto che sto scrivendo io) me ne vado a giocare da n’altra parte e mi porto via pure il portiere visto che lei a tirare non ci pensa lontanamente.

Non disturberò più la sua autorevolezza con noiosissime metafore calcistiche ma la seguirò con interesse nei suoi fantastici palleggi.
Mi avverta se corro pericoli di pallonate.

Salutissimi

Paolo Gatto
(uno dei sessanta milioni di allenatori di calcio in Italia)


4 ottobre 2007

Caro Paolo,
ricordo che quando ero piccolo spesso capitava di vedere il "padrone" della palla che la prendeva sottobraccio e se ne andava a casa con la medesima solo per fare dispetto agli altri. Questo accadeva in special modo quando il portare via la palla rimaneva l'unico sistema per difendere le proprie idee mentre si stava con le spalle al muro.
Io rimango al campetto, a costo di giocare con una mela.

Sono felice che la cosa si sia chiusa, anche perchè era diventata effettivamente noiosa (soprattutto per chi legge), evidentemente viziata da interessi di parte (rimane da capire quale).

Le mie opinioni sono a disposizione di tutti, basta scorrere l'elenco dei miei interventi in questa sede per rendersi conto che dal pentolone non escono brodaglie, ma minestre di vari sapori che possono -o meno- incontrare il gusto dei concittadini. La pasta al pomodoro, per quanto ottima, è esattamente la pietanza che generalmente tutti siamo stufi di mangiare, specie quando è riscaldata. Ma si sa, siamo italiani.....o almeno lo siamo stati fin'ora, come fin'ora ci siamo considerati sessanta milioni di allenatori di calcio lamentandoci poi se dall'esterno (o dall'estero) ci giudicavano poco più che macchiette.

Saluti

Lorenzo Pezzato