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Forse sul pianeta Marte c'è vita.
Forse sulla terra anche i consiglieri comunali di Roncade pensano.
Dal cosmo segnali incoraggianti
  

 

17 gennaio 2007

Egregio Direttore,
Porgendo a Lei e ai frequentatori del Suo sito i migliori auguri di un nuovo anno, approfitto per proporre alcune riflessioni frutto della meditazione che alcuni giorni di vacanza hanno favorito.
Il giusto ristoro delle feste natalizie e di capodanno mi hanno infatti consentito di leggere più completamente i giornali e di buttare un occhio sulle trasmissioni televisive su argomenti vari oltrechè dedicarmi alle cristiane riflessioni che il Santo Natale ci suggerisce.
Si lo so è un pistolotto, ma per slogan parlano solo i dittatori, i politici di un certo tipo, gli imbonitori e i pubblicitari che spesso sono pure la stessa cosa, quindi prego chi legge di avere un po’ di pazienza con questo illetterato geometra che scrive.
Mi ritrovo quindi ad iniziare l’anno con dei cattivi pensieri giacchè mi sono fatto un quadro pessimistico e scoraggiante sull’umanità varia che si riflette purtroppo in una “qualità” della politica francamente sgangherata e moralmente decadente rispetto a qualsiasi principio umanitario e sociale.

26 gennaio 2007

CAT THINKING/3 - POLITICA, FRUSTRAZIONE E DISINCANTO

A conclusione di questa panoramica quali pensieri volete che mi vengano. Sappiano tutti che viviamo in una società in cui il talento non viene mai (o quasi) premiato e se viene premiato è accoppiato non alla furbizia tout court, bensì alla furbizia opportunista e spregiudicata oppure alla fortuna sfacciata.

Il talento di solito è scomodo perché spesso si accompagna alla libertà di pensiero.

Ne consegue che spesso viene premiata la furbizia opportunista, quella piegata ad altri criteri di interesse, e ciò produce i fattori attorno cui ho ragionato nei punti precedenti (incompetenza, imperizia, malafede con gli esiti che conosciamo; ingiustizie sociali, falsi ideologici, guerre per il profitto, inquinamento, destrutturazione della società, annichilimento dei valori morali perfino ignavia nel non prendere i provvedimenti necessari o scaricare la colpa degli errori sugli altri).

Non so cosa si può fare per cambiare le cose perché ad un certo punto capisci che a volte non si cercano soluzioni ma si cercano trampolini, appoggi, opportunità, palcoscenici.

Così non va, non va bene affatto.

Il Mondo ha un orizzonte assai limitato, diciamo una cinquantina d’anni tanto quanto dureranno le fonti energetiche che conosciamo, la società umana forse molto meno, eppure…..eppure continuiamo a dibatterci nel fango.

Per tornare alle piccole cose intendo lanciare una provocazione. Chiederò alla Margherita, di avviare una iniziativa legislativa a livello regionale per ristabilire lo status quo dello stipendio regionale (vediamo se lo fanno anche gli altri partiti).

Piccoli gesti di protesta ma non preoccupatevi non accadrà nient’altro; sui giornali si continuerà a parlare del nulla pneumatico delle migliaia di argomenti che alla fine si riducono a nessun argomento.

Val la pena quindi, alla fine, far politica? Certo che vale la pena ma che fatica, una fatica che alla fine ti logora a meno che ti accontenti di essere parte di un grande meccanismo con l’illusione di poter incidere o, in alternativa, tu sia disposto a sacrificare tutto sull’altare della politica con la “p” minuscola.

La politica, anche quella letta sui giornali o vista in televisione, è spesso amarognola e può provocare situazioni di “fegatosi” a quelli che la interpretano nel modo in cui la interpreta il sottoscritto (abbasso l’ignavia) e come me tutti coloro che credono nel “fare” a favore dei propri concittadini e poi vedono gli sforzi vanificati dai poltronisti di tutti i livelli, quelli delle prime file.

E’ questo il disincanto che provo io , e come mè molti italiani, in questo periodo che poi forse è quello che vogliono quelli che “non disturbare i manovratori” che “non si può rivoluzionare tutto” e che pensano ai cittadini non come teste pensanti ma a quelli che “il bacino dei nostri elettori che ci chiedono”.

Chiudo con le parole che utilizzano quasi tutti questi signori………”gli Italiani lo sanno e per questo ci hanno votato ed hanno votato il nostro partito”

Auguri

Paolo Gatto


CAT THINKING/2 - RONDE

E’ in voga in questo periodo l’argomento delle ronde, che non definisco padane perché questo termine continua a suggerirmi un nobile formaggio delle nostre terre piuttosto che una dignitosa e serenissima definizione territoriale alla quale noi, figli semmai dei Dogi e più recentemente dei morti della resistenza, non apparteniamo.
La ronda non è quella canora del “piacere” ma quella irrinunciabile esigenza a girare per le strade di notte per controllare il territorio e scoraggiare i malintenzionati che tramano atti criminosi nei confronti dei cittadini e delle loro proprietà.

Nulla da eccepire sul principio, dato che in fondo si tratterebbe di una applicazione del senso civico cui tutti siamo chiamati nella vita quotidiana quando rileviamo comportamenti dannosi per la società.
Quello che non mi convincono sono i presupposti da cui partiamo e cioè per quali cause e a quali fini si propongono le ronde notturne.
C’è o non c’è un aumento dei fatti criminosi nel nostro territorio? I giornali citano statistiche che dicono che i reati sono in ribasso; sarà la verità o no?
Questi presunti reati avvengono di notte o no?
Si perché mi pare strano che se la tendenza statistica ci dice che non è poi così vero i nostri territori sono soffocati dalla malavita (mi ricordo invece che alla fine degli anni settanta e primi anni ottanta a Roncade c’era un furto nelle case almeno ogni 15 giorni, che le banche subirono tutte numerosi furti almeno ogni 6/8 mesi fino a una diecina circa di anni fa) perché un paio di rapine al giorno nei supermercati o alle poste che avvenga nella intera Provincia di Treviso ci fanno pensare ad uno stato di assedio? Forse perché alcune televisioni usano le notizie come clave sotto la spinta populista di un pugno di politicanti?

Noi abbiamo già delle forze dell’ordine, Polizia e Carabinieri, che si assumono il compito di proteggerci, e se ciò non avviene in maniera efficace dovremmo cercare di capirne i motivi invece di pensare a soluzioni non stanno in piedi.
Le Ronde poi da chi sarebbero composte! Da volontari? Ma scusate chi sarebbero questi volontari! Senz’altro delle brave persone a servizio della collettività, non ci sono dubbi, ma dovrebbero andare al lavoro il giorno dopo o no? O forse dovremmo rimborsarle con un gettone a riconoscimento del servizio? E chi misurerebbe il loro grado di preparazione ed efficienza?
Le vogliamo con le camice verdi o con lo stemma di San Marco?
Bah, a me sembra che si esageri invece di chiedere che i Carabinieri non vengano più mandati all’estero come forza militare perché se questo devono essere forse la sicurezza dovrebbe essere lasciata in mano alla sola Polizia; certo che questo è un annoso problema sul quale per delicatezza verso le due forze nessun politico ha mai avuto il coraggio di intervenire.
Forse attuare un programma di ristrutturazione creando una sola forza dell’ordine (Polizia o Carabinieri) per ottenere un servizio efficace ed economico sarebbe più utile; assumere qualche agente in più, pagarli di più, potenziare i mezzi, istituire una unica catena di comando paiono soluzioni più intelligenti della proliferazione degli enti di presidio del territorio (pensate Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia regionale, Polizie Municipali ed infine le ronde senza contare che qualche cervellone parla pure di guardia nazionale sullo stile americano).

Mi sembra che la politica anche in questo caso pensi sempre al proprio tornaconto, anche se trattasi di fiaccolata in compagnia, pigliando pure in giro chi sarebbe disposto sobbarcarsi qualche nottata in bianco.

Consigliere Comunale
Paolo Gatto


CAT THINKING/1 - CIMITERO MUSULMANO

La prima notizia giunge dal vicino comune di Casale sul Sile e che si discute del destinare una sezione del cimitero comunale per i morti di altra religione. Fermo restando che Casale deciderà per conto proprio, quello che è interessante studiare sono le reazioni provocate. Un cristiano con la “C” minuscola (ma dubito che egli sappia che con le sue dichiarazioni non rientra più nella categoria) proferiva sui giornali il seguente concetto: “mai posto per loro (musulmani?) nei nostri cimiteri, siamo diversi da vivi e lo siamo anche da morti”. Complimenti davvero. A parte che i cimiteri (nella maggior parte dei casi) sono laicamente di proprietà dei Comuni e che in essi per le norme di polizia mortuaria possono trovare sepoltura tutti i deceduti sul territorio italiano senza alcun tipo di distinzione, mi pare che la politica non perda mai occasione di agire (o di sparlare visto che mi riferisco a quelli che sono contrari) badando solo al proprio tornaconto e mai in nome della civile convivenza così come descritta dalla Carta dei Diritti dell’Uomo che ha cercato, ahimè inutilmente a mio avviso, di definire il termine “civiltà” intorno all’essere umano ma che lo stesso essere umano (in verità con qualche bestiale eccezione, alla definizione di umano ovviamente) pare non voglia capire.
A margine ricordo solamente che il Regolamento di Polizia Mortuaria nel testo del DPR n.285 del 1990 al capo XX art.100 punti 1 e 2 già prevedeva la possibilità di concedere alle comunità straniere o di altra fede, reparti speciali e separati per la sepoltura, anche in concessione, all’interno dei cimiteri.

Ora mi pare che non vi sia nulla di male a caratterizzare alcune parti dei cimiteri sulla base delle rispettive credenze religiose ricordando poi a tutti che si tratta di una esigenza che credo non tocchi molti di coloro che vengono sepolti rispetto ai vivi che rimangono su questa palla di fango che è la Terra. Non metteremo mica in dubbio che il nostro Cristo non sappia riconoscerci fra tutti i poveracci che lasciano questo mondo se vicino a noi si trovano le tombe di un paio di ebrei, o di qualche musulmano o di un buddista piuttosto che di un ateo? Crediamo così poco in Lui e soprattutto nella Sua pietas?
Si dice che un Papa, alla vigilia del massacro della popolazione di Carcassonne durante una delle tante crociate medioevali contro l’eresia, a chi gli chiedeva come avrebbero fatto i soldati a distinguere gli eretici dai cristiani ebbe a rispondere in questo modo: “ammazzateli tutti, Dio saprà distinguerne le anime”. Drammatico vero? Ora se non vogliamo cadere in questi obbrobri che la Chiesa stessa ha saputo superare e mondare dalla sua storia, come possiamo comportarci intellettualmente in maniera non tanto dissimile dall’individuo medio di quell’epoca con una totale chiusura verso esigenze che non possiamo più far finta di non capire?

Certo dall’altra parte non possiamo cadere nelle demenziali, e anche inutili, dimostrazioni del politically correct che inducono qualche individuo a garantire una presunta sensibilità altrui in tema di crocifissi, presepi ecc. che mi paiono più frutto di confusione sul tema della integrazione piuttosto che di reale strategia.
Da questi fatti dobbiamo invece trarre un insegnamento generale che la chiesa dei primi secoli (ma lo sapete quanti rituali e festività pagane sono state assorbite dalla nostra religione?) aveva ben compreso, e prima di lei la struttura amministrativa dell’Antica Roma; e cioè che la simbologia delle varie religioni, l’esibizione anche liturgica e culturale non deve essere limitata ma deve anzi essere proposta in tutte le sue forme affinché tutte le componenti delle società nell’assimilare la funzione esteriore della simbologia stessa ne mitighino le asprezze per ottenere, non un unico brodo informe, ma un equilibrio fondato sul reciproco rispetto.
Su tutto ovviamente le leggi dello stato che non possono mai essere leggi religiose bensì leggi fondate sulla condivisione di alcuni principi universali che definiscono le società che oggi noi definiamo civili.
A chi obbietta che molte popolazioni, o dovremmo dire governi, praticano diversi principi che definiremmo incivili, dobbiamo chiedere il coraggio avanzare le proposte che si ritengano più adatte a ricondurre tali entità entro gli argini della civiltà; magari non comprare più il gas o il petrolio da Gheddafi, il gas da Putin, le donne da Cuba o dalla Thailandia, ogni cosa dalla Cina e chissa cos’altro da un sacco di regimi africani.
Suvvia, alla base di ogni cosa dobbiamo metterci la forza delle idee anche rinunciando al nostro portafoglio.

Consigliere Comunale
Paolo Gatto