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La leggenda

di Dijana

   
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Querelle in consiglio comunale sulle notizie riguardanti la vedova di Dragan Cigan.
Interventi forse eccessivi ma indotti anche da una trasparenza discutibile
  

 

30 novembre 2007

Dijana Cigan sta diventando una specie di leggenda metropolitana.

La giovane vedova di Dragan Cigan, il muratore bosniaco annegato il 22 luglio scorso a Jesolo dopo aver tratto in salvo due bambini di Biancade, è tornata a far parlare di sè suia sulla stampa locale sia ieri sera, in consiglio comunale, nell'ambito di un intervento di Boris Mascia che prendeva spunto proprio dalle notizie dei giornali.

Per semplificare, sulla "Tribuna di Treviso" nei giorni scorsi era stata riferita la decisione di portare da 200 a 300 euro il versamento mensile a favore della giovane - denaro prelevato dalla somma di 110 mila euro circa raccolti nel corso della sottoscrizione popolare seguita alla tragedia - ricordando anche che la donna non aveva in precedenza accettato un posto di lavoro offertole da un'azienda trevigiana con sede alla periferia di Banjaluka, la città più vicina a Celinac, luogo di residenza di Dijana e delle due figlie.

Mascia, da parte sua, si è chiesto se non fosse stato il caso di evitare la diffusione di notizie di questo tono, magari prevenendole con comunicati stampa chiarificatori, anche al fine di non urtare la sensibilità di concittadini i quali, avendo anch'essi patito un lutto, potrebbero sentirsi "discriminati" rispetto alle attenzioni dell'amministrazione comunale.

Sindaco e segretario hanno allora cercato di riportare la questione nei binari della "verità" attraverso tre punti.
a) Non c'era la minima intenzione di rendere pubblico l'aumento del contributo. Se la notizia è uscita è stato per canali esterni rispetto al municipio.
b) Non c'è relazione tra tale aumento ed il rifiuto del posto di lavoro. La distanza tra la casa della famiglia Cigan rispetto alla fabbrica, l'assenza di adeguati mezzi di trasporto pubblico e la necessità di seguire due bambine di 4 e 10 anni rendono di fatto impossibile alla donna accettare quell'impiego.
c) Il denaro proviene da un fondo accumulato grazie a versamenti volontari della popolazione che nulla ha a che vedere con le casse pubbliche. I cittadini roncadesi in difficoltà sono comunque assistiti nel migliore dei modi consentiti, anche finanziariamente, attraverso i servizi comunali.

Ragionando.
Rispetto al punto a) quasi sempre ci sono mille canali per venire a sapere una cosa. Compresi gli aggiornamenti che a Roncade.it arrivano dai giornalisti bosniaci. Perciò in certi casi è meglio anticipare le comunicazioni ufficiali e trasmetterle ai media entro poche ore da quando il fatto-notizia si verifica. Tamponare a posteriori è impossibile perchè ogni notizia il giorno dopo è vecchia.
Sul punto c) non pare esservi nulla che meriti discussioni.
Per quanto riguarda il punto b) - e cioè la reale condizione di Dijana Cigan - il peccato originale è stato quello di non ammettere osservatori terzi il giorno in cui una delegazione comunale si è recata a casa della donna. Chi solleva dei sospetti lo può fare incoraggiato dal fatto che la descrizione fornita proviene da una sola fonte.

Se è vero che - come ventilato ieri sera dal sindaco - è previsto un nuovo sopralluogo la speranza è che gli organizzatori abbiano il buon senso di imbarcare nel viaggio testimoni indipendenti.
E' mortificante, dopo un aperto rifiuto, tornare a chiedere la stessa cosa ma la partecipazione di giornalisti appare l'unico strumento di vera trasparenza che possa sollevare la nebbia scesa sulla vicenda Cigan.