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De' Longhi

insegna?

   
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Le paure e le domande dopo l'incendio rilanciano quelle sugli inceneritori.
Intanto vorremmo chiarimenti dal sindaco
  

 

27 aprile 2007

L’incendio allo stabilimento De Longhi ha riportato sulla scena il pericolo insito nella combustione di sostanze plastiche, vernici, etc..
La popolazione allarmata si è chiusa nelle proprie abitazioni e ognuno si è preoccupato della propria salute e di quella dei propri cari.

Ciò che si è sprigionato dal rogo alla De Longhi (diossine, nanopolveri ed altri inquinanti) è esattamente ciò che tutti i giorni finisce nei polmoni, nei tessuti e nei campi coltivati degli abitanti di zone limitrofe ad un inceneritore, ed ora il pericolo è finalmente noto anche a coloro i quali hanno sempre creduto ciecamente che l’incenerimento potesse essere una soluzione al problema rifiuti.

Cinicamente si potrebbe affermare che un evento drammatico come quello cui –purtroppo- abbiamo dovuto assistere sia caduto a fagiuolo, e che nulla insegna a nuotare quanto l’acqua che arriva alla gola. Come Comitato Cittadino da tempo promuoviamo informazione e sensibilizzazione sul tema, e nessun volantino o manifestazione avrebbe mai sortito il medesimo effetto del toccare con mano i concreti rischi cui saremmo sottoposti se passasse il dissennato progetto di Unindustria Treviso per la costruzione dei due inceneritori di Nerbon e Mogliano. La beffa è che l’avvertimento perentorio sia venuto proprio dalle vicende collegate ad uno dei nomi importanti dell’industria locale. La tragedia è invece che ci sia voluta una sveglia tanto dannosa per far drizzare le antenne ai più restii.

Come dovremmo comportarci ora nei confronti dei prodotti della terra? Nelle zone circostanti l’incendio la frutta, la verdura ed i latticini sono stati contaminati, dove finiranno quegli alimenti? Verranno distrutti o commercializzati comunque? E ai consumatori chi darà la garanzia che siano esenti da rischi? Dopo l’indecoroso balletto di affermazioni e smentite riguardo la presenza di sostanze nocive nelle esalazioni, il cittadino a chi dovrebbe credere?

Chiediamo al Sindaco di prendere precise informazioni in merito, l’Amministrazione deve essere in grado di dare risposte, di saperci dire se gli orti che coltiviamo dietro le nostre case sono fonte di contaminazione per i nostri figli o meno.
Camminando tra la gente la preoccupazione è palpabile, ormai non è più facile dare a bere che se brucia un tetto in eternit di centinaia di metri quadri, non vi saranno nell’area particelle in numero superiore alla norma.
Lo sforzo per impedire la costruzione degli inceneritori è tutt’ora in corso e necessita di ulteriori forze, speriamo che la brutta disavventura della De Longhi -che ci porteremo appresso nei prossimi decenni- sia servita di lezione.

Due domande rimangono senza risposta: come mai l’impianto antincendio non è entrato in funzione? Chi pagherà i danni subiti dalla collettività?

Lorenzo Pezzato
Presidente Comitato Cittadini di Roncade