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Un politico

di razza

   
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Un anno fa se ne andava Gilberto Battistella.
Un ricordo dell'ex sindaco di Roncade ed assessore regionale di Gian Pietro Favaro
  

 

22 gennaio 2007

Gian Pietro Favaro ricorda Gilberto Battistella

Commemorare Gilberto Battistella è tornare con la memoria a un altro tempo, a un modo diverso di fare politica.
Oggi la politica comporta toni forti, esposizione mediatica, gestione del potere esercitate con evidenza: tu conti in quanto eserciti un potere e in quanto gli altri capiscono che tu sei un uomo di potere.

Gilberto Battistella vanta un curriculum politico lungo all'interno delle Istituzioni pubbliche ai livelli più alti, ma ha evitato sistematicamente la politica urlata; era restio all'esposizione mediatica.

Era nato a Oderzo il 18 dicembre 1925, insegnante e poi Direttore Didattico. Professioni che condizionano gli interessi di Gilberto anche nell'esercizio della sua attività politica e amministrativa: sempre attenta ai problemi della scuola, alla formazione dei giovani.
Fu Sindaco del suo Comune, Roncade, dal 1956 al 1966: anni caratterizzati da tensioni sociali, lotte agrarie di una certa portata, oltre che da uno sviluppo industriale rapido. Poi fu Assessore provinciale dal 1970 al 1975. La sua attività ha inciso significativamente nel grande impegno della Provincia di Treviso nel settore della formazione professionale.
Unica provincia in Italia, Treviso destinava allora un sesto del proprio bilancio alla formazione professionale, creando le condizioni per passare da un'economia agricola ad una industriale.

Dal 1975 al 1985 fu Consigliere Regionale e, per qualche tempo, nel primo quinquennio e per tutto il secondo quinquennio fu assessore nel conto della componente fanfaniana che faceva capo agli on. Fabbri e Corder.
Fu assessore ai trasporti e alla formazione professionale nel periodo in cui si pubblicizzò quasi tutto il trasporto locale in Veneto e quando si elaborò la Legge sul diritto allo studio.

Durante il suo assessorato, il Veneto assunse un ruolo di riferimento nazionale nel campo della formazione professionale. Si ricordano in particolare le sperimentazioni nei settori terziario e secondario, la nascita del Centro Polo per le tecnologie informatiche, il contratto nazionale per la formazione professionale siglato a Venezia.

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Questo ruolo guida rimarrà anche in seguito fino a portare all'approvazione della legge sulla formazione cui hanno guardato quasi tutte le Regioni italiane.
Fu anche il primo assessore regionale all'Emigrazione. In questa veste organizzò nel 1976 la prima Conferenza Regionale dell'Emigrazione, da cui nacque la legge quadro e fu delineata la prima Consulta Mondiale, che si svolse a Emmenbruche, nel cuore industriale di Lucerna, dove Gilberto si recò in pulman insieme agli altri delegati. E i testimoni presenti scrissero che fu una scoperta: di umanità, di semplicità, di cordialità.

Don Canuto Toso, il prete degli emigranti trevigiani e veneti ricordò, dopo la messa per il funerale, l'impegno di Gilberto per i problemi dell'emigrazione provocando un caloroso applauso.

Fu poi presidente del Coreco Provinciale, dove dimostrò, se ce ne fosse stato bisogno, doti d'equilibrio e disponibilità nei riguardi dei Sindaci.
Politicamente fu sempre impegnato nella DC. Segretario del Comitato comunale di Roncade fino al1976, e poi dal 1984 fino alla fine della DC nel 1993.
Non fu mai ossessionato dal potere.
Il presidente Bernini ricordava che in occasione della definizione e distribuzione delle deleghe tra i vari Assessori regionali nel 1980, tutti tentavano di arrotondare le competenze con qualche aggiunta.
Unica eccezione: Gilberto Battistella.
Nelle cariche ricoperte rivelò sempre passione, competenza, cultura, capacità di perseguire gli obiettivi proposti senza ansia, ma con determinazione.

BATTIST2.jpg (142801 byte) Più che il potere amò la vita, la compagnia degli amici, le serate allegre e soprattutto le lunghe partite a carte con gli amici: a Roncade, in Provincia e anche in Regione, dove difficilmente rinunciava alla partita pomeridiana con i collaboratori.

Passione costante, coltivata con entusiasmo e competenza, la musica. Dal 1993 fu Presidente dell'Associazione “Amici per l'ascolto della musica” dove spiegava agli aderenti, con passione, la bellezza della musica classica, facendo ascoltare brani significativi che normalmente facevano parte della sua ricca collezione.

Grazie all'eloquio suggestivo e rivelatore di grande sensibilità, sapeva così avvicinare anche i profani alla bellezza che lui da sempre percepiva così intensamente.

Fu organista da giovane a Casale sul Sile; l'attività politica gli fece interrompere questa attività che riprese più tardi a Silea, parrocchia nella quale si impegnò anche per restaurare l'antico organo.

Nel suo appartamento a Silea resta ora muto il pianoforte.

Poi un'altra passione, coltivata fino agli ultimi giorni: incontrare la gente del suo paese e parlare, parlare... Era il modo per sentirsi ancora legato alla sua gente per condividerne i problemi.

Nell'omelia della messa per il suo funerale, il parroco ricordò il suo impegno totale -e determinante- per la costruzione dell'Asilo Nido Integrato a Silea: era il segno dell'attaccamento alla comunità in cui viveva, cui ancora una volta mise al servizio tutta la sua competenza e sensibilità, e dell'attenzione ai bisogni dei più piccoli.
Questa stessa attenzione alla gente, ai suoi problemi, ai più indigenti spiega le adozioni a distanza, e le numerose elargizioni a persone bisognose e Istituzioni.

Uomo di grande cultura, di grande capacità di analisi, presentava le sue posizioni politiche o su problemi amministrativi con serenità, volando alto, lasciando agli altri lo scontro violento.
E sapeva persuadere con una retorica fluida: gli avversari politici lo definivano “incantatore” e invitavano a tapparsi gli orecchi per non farsi convincere.
Si allontanò dalla vita politica attiva lentamente, in sordina, apparentemente senza nostalgia.
Ma rimase fortemente attaccato al suo paese d'origine, Roncade e al paese di adozione Silea, sempre attento ai problemi delle comunità in cui viveva.

Ricordandolo oggi, lo ringraziamo per quanto ha fatto per il Veneto e per i paesi dove ha vissuto, e soprattutto per il modo con cui lo ha fatto: la Sua vita è un esempio.

Alla famiglia tutta, alla moglie signora Nazzarena, al figlio don Giorgio, alle figlie Lucia e Silvia, al nipote Marco le nostre condoglianze più sentite.

Gian Pietro Favaro