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Il maestro

è partito

   
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Augusto Baffigo, insegnante elementare a Roncade negli anni del fascismo, è morto il 18 maggio a Treviso.
Il ricordo delle figlie
  

 

12 giugno 2007

Il 18 maggio si è spento l’ispettore scolastico prof. Augusto Baffigo, all’età di 92 anni.
Ne ha trascorsi 46 nell’ambiente scolastico, prima come insegnante, per lungo tempo, a Roncade, poi come direttore didattico a Montebelluna e ispettore scolastico a Portogruaro, Castelfranco e Treviso. Ha partecipato alla vita politica come consigliere
comunale a Treviso, impegnandosi attivamente negli anni 60. Per questa sua dedizione
ha ricevuto come riconoscimento dall’autorità il “Totila d’Oro”, premio Città di Treviso.
In ricordo a quanti lo hanno conosciuto.

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Augusto Baffigo fu a lungo maestro elementare a Roncade, tra gli anni '30 e '40, ricoprendo anche la carica di segretario del Pnf.
Di seguito un brano del libro "Inesorabile piombo nemico" che narra, sulla base della sua diretta testimonianza, le ore che seguirono l'uccisione di Guglielmo e Carlo Menon e di Dino Speranzon, il 7 agosto del 1944, a Ca' Tron
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Che Guglielmo e Dino fossero morti vi fu comunque quasi subito la quasi certezza e quando monsignor Citton si presentò alla porta di casa Speranzon il suo solo essere lì bastò a confermare ciò che i genitori e la sorella avevano già ampiamente prefigurato. Lo si era capito dagli sguardi evasivi dei clienti e di chi esitava ad entrare, temporeggiando altrove, tra le bancarelle del mercato, bisbigliando o concentrando una forzata attenzione verso merci esposte che non avrebbero mai comprato. Dal mercato stesso che, a pensarci bene, si era fatto d’un tratto quasi deserto.
Ad Augusto Baffigo, cognato di Dino, la suocera chiese soltanto di prendere la bicicletta e andare a Ca’ Tron e così fece l’ex segretario. Trovò i corpi ancora a terra, con la sola compagnia del parroco e di un rosario.
Con l’aiuto di un contadino e di un carro tirato da due buoi le salme furono portate in chiesa e lì rimasero per tutta la notte, vegliate da Baffigo, dal sacerdote, da due donne e dalla paura di un possibile ritorno dei partigiani.
Al mattino le salme furono finalmente trasportate a Roncade, alla Casa del Fascio, dove, nel frattempo si erano radunate le massime autorità trevigiane della Federazione per organizzare la cerimonia funebre la quale doveva essere ad un tempo solenne ed esemplare. Esemplare voleva dire una cosa sola. La popolazione intera, bambini compresi, l’indomani avrebbe partecipato al corteo, dalla sede del Fascio alla chiesa, e la tenebrosa regia di quel che restava del regime aveva espresso il meglio di sé proponendo, come sfondo scenografico, l’impiccagione di due prigionieri davanti il municipio. Fu il parroco a prendere in mano la situazione correndo da Luigi Menon, fratello di Guglielmo e Carlo, per chiedergli di intervenire e di evitare una tale rappresaglia. Luigi scrisse allora una lettera, firmata da tutti i diretti congiunti. “Non una sola goccia di sangue – c’era scritto – deve essere sparso per la morte di mio fratello”. Il documento fu consegnato ai comandanti repubblichini, i quali, perciò, ritoccarono il copione. Certo, non nel senso di risparmiare la vita ai condannati ma decidendo di trasferirli sulla mura esterna del cimitero di Vallio dove, privi di assistenza religiosa a segno di ulteriore spregio, furono fucilati. Due ladri di galline, ricorderà anni dopo il maestro Augusto Baffigo, che con la lotta partigiana non c’entravano nulla.

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