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Storia di

malasanità

   
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Zeno Vettorello racconta gli ultimi giorni di vita della madre
  

 

29 gennaio 2006

Cari lettori, vi parlo di qualcosa che potrebbe capitare anche a voi. Qualcosa di grave, intendo. Si tratta della scomparsa di una persona cara avvenuta qualche anno fa per indifferenza se non per negligenza del sistema sanitario delle mia, nostra Usl 9.

Sono passati ormai cinque anni dalla scomparsa di mia madre durante i quali io ho percorso varie strade per arrivare alla verità e mettere a conoscenza l'opinione pubblica di quello che è accaduto nel settembre del 2000. Ecco i fatti.

Alla fine di settembre di quell'anno mia madre Giorgina Conte è deceduta (direi fatta morire in malo modo con urgenza come specificherò più avanti). Come sono andate le cose? Nei giorni precedenti la signora, ovvero Giorgina Conte, aveva perso le forze per varie cause: inappetenza, ulcera gastrica causata dall'uso continuo dell'aspirinetta e altri farmaci poiché nel passato aveva avuto una ischemia ed era diabetica. La diagnosi di uno specialista in data 22 settembre 2000 è stata molto precisa: necessità di nutrizione. Non individuando niente di grave, pertanto era solo molto denutrita, il suo consiglio fu di continuare le cure abituali e in caso di non miglioramento di portarla all'ospedale in particolare per la sua denutrizione. Così il 25 settembre, in assenza di miglioramenti, la paziente debilitata e denutrita fu portata al Pronto Soccorso di Treviso. I responsabili, dopo una pseudo visita, decisero di applicarle un sondino nasogastrico per risolvere i gravi problemi della sua denutrizione contro la volontà della paziente e ci invitarono a riportarla a casa con la bella trovata che all'ospedale non c'erano posti liberi. Forse li avevano riservati a categorie più bisognose: ma chi era più bisognoso di mia madre quel 25 settembre? Ci avrebbero telefonato appena si fosse reso disponibile un posto letto. Secondo voi hanno telefonato? La risposta è inutile. Nei 4 giorni successivi al ritorno a casa alla paziente, su consiglio dei sanitari del Pronto Soccorso, fu dato dello zucchero per rinforzarla, ma con quali risultati potete immaginare, visto che era diabetica! Vi sembra professionalità questa?
Durante l'ultima notte a casa la Giorgina Conte aveva disturbi allo stomaco e difficoltà urinarie; fu chiamata la guardia medica che consigliò l'uso del catetere e diagnosticava che l'arto inferiore destro della paziente, che si presentava alquanto tumefatto, non era in gravi condizioni! Erano le 3 di notte. Il mattino del venerdì, alle ore 11,00, un medico del paese ci consigliò di portarla in una struttura ospedaliera dopo una visita alla paziente e personalmente telefonava a una clinica della provincia suggerendo anche quali terapie si dovevano fare. Noi abbiamo insistito che era un inizio di trombosi o patologia simile, poiché la mamma faceva fatica a muovere l'arto destro e questo era di colore violaceo; anche questo medico con tono vi voce di sfida ha detto che l'arto non era da prendere in considerazione e di lasciare perdere; si trattava secondo lui di una polmonite. In base a quale diagnosi?
Da notare che la paziente non aveva febbre, non aveva tosse, né sudorazione, era solo denutrita, pesava 46 kg e anche gli altri valori erano sulla norma; 15 atti respiratori al minuto; pressione 80/130; temperatura corporea 36,8, battito cardiaco 50 al minuto.
Vi sembra questa polmonite? Era chiaro anche a una persona comune che l'unica cosa che non funzionava era l'arto inferiore destro che si presentava, a una semplice analisi, di colore anormale e lì bisognava intervenire. Così venerdì 29 alle ore 12 la paziente veniva portata nel cortile dove si intratteneva con lacune conoscenti conversando lucidamente della sua salute. Io le avevo dato un po' di zucchero per rinforzarla. Arrivata alla clinica, la paziente è stata ricoverata senza alcuna visita e senza radiografia e noi familiari messi da parte.... di assistenza per tutta la durata del ricovero perché così voleva mia madre.

Ecco quello che è successo durante il ricovero nella clinica:

1) Per prima cosa fu coperta, ben stretta con un pannolone e sistemata in un letto. La paziente aveva dolori all'intestino certificati dalla guardia medica. Le fu prelevato un campione di sangue. E' stato analizzato? 2) Subito dopo le fu applicato una flebo, di cosa? 3) Alle ore 15 circa è arrivata una dottoressa consigliata dal medico conoscente, ma non per visitarla e accertarsi delle sue patologie, ma per chiederci i vari certificati della paziente. Da quel momento la dottoressa non si è fatta più vedere. So per certo che non hanno visitato mia madre, né lei né altri medici. 4) Non è stata visitata e nemmeno alimentata; nessun catetere le è stato applicato; nonostante la glicemia a 290, non le hanno dato l'insulina né fatto radiografie per eventualmente capire se avesse disturbi di respirazione. Inoltre la paziente era stata sistemata vicino alle finestre in una stanza arieggiata. Io, assistente di mia madre, osservavo l'evolversi della situazione e notavo che: 1) Nessun medico mi ha interpellato su cosa avesse mia madre. 2) Tutti e due gli arti inferiori peggioravano diventando di colore sempre più scuro, rivelando una trombosi o patologia simile. 3) I polsi e le labbra si gonfiavano abnormemente e sudava sotto il naso e le mani tremavano; nessuno si è preoccupato! 4) A mezzanotte il suo respiro era ancora normale , ma aveva in gola accumulato del muco. Immaginatevi in quella posizione supina! L'infermiere alla mia richiesta di un aspira-saliva mi rispondeva che il reparto non l'aveva in dotazione, così poco dopo mia madre entrava in iperventilazione per non soffocarsi; 30 e più atti respiratori al minuto e si lamentava del dolore. Era l'inizio di un collasso polmonare o no? O era una cosa da niente? Alla mia richiesta del perché mia madre respirava in modo molto frequente, l'infermiere rispondeva perché nella flebo c'era cortisone. In tutti i libri di medicina è scritto che ai diabetici è proibito l'uso del cortisone così come alle persone di oltre 70 anni. Mia madre ne aveva 89.

Poco dopo un'infermiera di servizio chiuse le finestrelle e si adoperò a prendere i valori della paziente: pressione 80/130, febbre a 37,00. La cosa più grave che ho notato è stata la trascuratezza e la superficialità riservata a mia madre. Per tutta la durata del ricovero la paziente non è mai stata aiutata a cambiare posizione, anche per un giovane sarebbe stato difficile resistere in quella posizione. Non è questo un diritto dell'ammalato? Nessuno ha pensato di farlo e nessuno ha consigliato a me questo. 5) Altra cosa spiacevole è stato l'atteggiamento dell'infermiere che, invitato da me a chiamare il medico, rispondeva in malo modo minacciando di rivolgersi ai Carabinieri se avessi insistito nelle mie richieste e se fossi rimasto ad assistere mia madre per un'altra notte. Aggiungeva che i medici non lavorano a fine settimana e men che meno di notte. Così mia madre è rimasta (ad agonizzare) in quella situazione abbandonata a se stessa fino al mattino nonostante invocasse un aiuto. Solo al mattino di sabato 30 settembre 2000 dopo 20 ore di agonia mia madre è stata alimentata con 2 yogurt. Forse si sono resi conto che la Giorgina Conte aveva bisogno di essere alimentata e di avere dell'insulina.

La paziente in quelle condizioni non poteva ricevere cortisone, perché alza la glicemia che era già alta al momento del ricovero e così anche altri valori. Nella mattinata, prima di essere visitata dai medici, mi chiese con un filo di voce quasi senza fiato di alzarla, cioè di metterla in piedi, cosa impossibile visto il progredire della malattia. Aveva la bocca-palato di colore sangue scuro a pezzetti dovuto alla frequente respirazione causata dalle terapie empiriche! Perché nessun medico era disponibile per l'ossigenoterapia? Alle ore 9 circa per la prima volta la paziente veniva visitata dai medici e fatta la diagnosi in quelle condizioni (ormai mia madre era quasi in coma) e portata a fare una radiografia che risulta agli atti senza referto: non una polmonite ma altro. Ma la verità qual era? Dopo queste visite e interventi i medici decidevano di farla trasferire all'ospedale di Treviso, non essendo la struttura in grado di curare la paziente in quelle condizioni. Ma perché non hanno trasferito la paziente il venerdì stesso visto che era in gravi condizioni? Forse non sapevano quello che facevano? Così a mezzogiorno dopo 23 ore di inutile ricovero e a due ore dalla chiamata, un'ambulanza l'ha trasportata all'Ospedale di Treviso, ormai in stato di incoscienza o coma. Viste le sue gravi condizioni, i medici prospettavano la necessità di amputare ambedue gli arti inferiori per la presenza di cancrena, nel tentativo di salvarla. Questa proposta mi è sembrata una presa in giro, perché ormai non c'era più niente da fare a detta dei medici. Erano passate troppe ore da quando si poteva curare seriamente. Quello che si poteva fare, doveva essere fatto il giorno prima alle ore 12,30 di venerdì, quando mia madre era lucida, aveva solo un inizio di trombosi, nessuna polmonite; era denutrita e debilitata fisicamente. Così tutti i medici dei giorni precedenti avevano detto.

N.B. Grazie a cure opportune somministrate nel pomeriggio e nella serata di sabato, gli arti inferiori erano diventati di un bel colore e il respiro era tornato normale con l'ossigenoterapia. Tuttavia era sempre in coma e l'ossigenoterapia all'una di notte le veniva tolta.
Ho chiesto all'infermiera perché le avevano tolto l'ossigeno per respirare: e lei mi rispose che la paziente non ne aveva bisogno. Devo ringraziarla per questa precisazione.

Così riprese a respirare con atti respiratori molto lunghi e frequenti e il suo cuore cessò di battere alle ore 3,30 circa di domenica 1 ottobre.

Questa è la storia di Conte Giorgina mia madre. Uno che legge si potrebbe chiedere: se le cose sono andate in questo modo, Vettorello Zeno figlio di Conte Giorgina ha sporto denuncia per avere giustizia? La denuncia è stata presentata a breve distanza dai fatti accaduti e accompagnata da testimonianze e documentazioni. La risposta del P.M. è stata questa: Il personale sanitario ha fatto tutto il possibile per salvarla ma la paziente era in stato terminale.
Ma il Pubblico Ministero ha preso atto della documentazione? Si è accorto che alla paziente non è stata data l'insulina? E perché non ha condannato il comportamento dell'infermiere impegnato tutta la notte a guardare la televisione anziché fare il suo dovere?

L'amarezza per questo giudizio non mi ha impedito di rivolgermi all'Associazione per i Diritti dell'ammalato per avere soddisfazione e sapere che cosa pensassero della risposta del P.M. Mi hanno risposto che il giudice di norma difende i medici e che le responsabilità devono essere riferite solo ad un medico, non a una struttura.

Intendo finire con una riflessione!
Nel 2005 non è possibile che le responsabilità vengano nascoste a scapito della giustizia. I giudici non possono coprire le negligenze e gli errori dei medici professionisti. Tutti devono essere responsabili della propria professione. Ma in che società viviamo? Non devono rimpallarsi le responsabilità l'uno con l'altro, perché la vita non è campo di gioco e va rispettata. La vita è sacra, per ogni persona anche di 89 anni. Quel trattamento (empirico) del venerdì pomeriggio e della notte non si doveva fare a nessuna persona di qualsiasi età fosse.
A conclusione di tutta questa vicenda rimangono in me parecchi dubbi e interrogativi. E' stato fatto tutto il possibile per salvare mia madre? La magistratura dice di sì. Io invece ritengo che ci siano state negligenze ed omissioni da parte delle strutture sanitarie e dei loro operatori.

Sopetta a voi, cari lettori, esprimere il vostro giudizio.

Zeno Vettorello