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Pases o

alibi?

   
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Sindaco, metti in campo le tue idee, non cercarne dalla gente.
L'energia deve venire dalle istituzioni che sono più vicine ai cittadini.
Anche al costo di diventare impopolari.
  

 

20 novembre 2006

Gentile Senatrice Rubinato,

in questa lettera aperta la chiamerò Sindaco, perché è a tale figura che intendo rivolgermi.
Amministrare una Municipalità è un compito che si può svolgere fondamentalmente in due modi.

Il primo ha tendenza conservativa, si cerca cioè di gestire la cosa pubblica utilizzando gli strumenti canonici e facendo attenzione a non regredire piuttosto cha a progredire, a stabilizzare piuttosto che a avviare processi nuovi e –pertanto- comprendenti una dose di rischio di insuccesso. Normalmente questa modalità è utilizzata da coloro i quali hanno come obiettivo la propria perpetuazione al governo del Comune, o da coloro i quali sono alla ricerca di un luogo in cui fare esperienza politica per poi prepararsi al salto di qualità, spesso verso i Palazzi romani.

Il secondo modo ha invece carattere evolutivo, il ruolo di Sindaco che Lei ricopre viene cioè assunto da persona giovane, capace, brillante e creativa, in grado di infrangere lo stallo dovuto alla contrapposizione politica e mettere in moto meccanismi alternativi di collaborazione attraverso la proposizione di idee nuove, fresche e realizzabili con modalità trasparenti. Non vi è dubbio che Lei incarni alcune di queste doti, ma come cittadini ci aspetteremmo di più.

Chi le scrive risiede a Roncade da poco più di un anno, perciò è totalmente all’oscuro di eventuali retroscena politico-paesani e di conseguenza con un punto di vista non viziato da pregiudizio. A parità di condizioni, questa lettera aperta sarebbe comunque pervenuta al Sindaco, di qualunque schieramento.
Ciò premesso, dopo due anni ho avuto modo di comprendere parte delle dinamiche territoriali e delle potenzialità, quantomeno quelle più evidenti. Ho avuto piacere di ricevere il questionario sulla viabilità e il sondaggio sul Pases, ma non mi è sufficiente, e non lo è nemmeno per i molti altri concittadini con cui ho avuto modo di scambiare opinioni a riguardo. Non è sufficiente perché più che consultazioni su idee precise, vedo ancora ricerca di suggerimenti presso la popolazione, forse per valutare l’effetto in termini di consenso delle decisioni che si dovranno prendere. Invece serve qualcuno che le idee le abbia chiare e che sia disposto a sollevare ed affrontare malumori, ma che riesca contemporaneamente ad imprimere una linea di orientamento decisa e condivisa dai cittadini. Comprendo perfettamente che in presenza di un’opposizione sorda e chiusa non sia facile poter far passare alcunché, infatti questa lettera aperta è rivolta a Lei come Sindaco, ma anche come rappresentante dell’intero Consiglio.

La struttura politica e partitica italiana potrà essere cambiata esclusivamente se cambia il sistema di distribuzione dei poteri, se si arriverà all’imbuto superando la piramide, se il vertice del potere cioè saranno i cittadini. In questo scenario è chiaro quanto determinante possa risultare il ruolo del Comune –e quindi del Sindaco e del Consiglio- in seno ad una nuova configurazione delle relazioni tra cittadino ed Istituzione.
Governare rilasciando concessioni edilizie, permettendo lo scempio dell’ambiente e disintegrando la qualità della vita della popolazione è un modello che non vorremmo mai più rivedere, preferiremmo certamente cambiare spesso Sindaco perché si è fatto carico di decisioni fondamentali e impopolari, che svegliarci una mattina e renderci conto che ormai è troppo tardi, che siamo diventati uno dei tanti non-luoghi periferici senza identità, un agglomerato di case attraversato da una provinciale che collega il centro città al mare.
Alcuni cittadini partecipano frequentemente alle sedute del Consiglio (informandone dell’accaduto molti altri), e ci si rammarica profondamente quando si vede il fuggi-fuggi per non perdere una partita di calcio o quando il contrasto tra Maggioranza ed Opposizione è tale da far passare in secondo piano le concrete necessità della popolazione e del territorio. Senza retorica o demagogie.

Il Paese è fermo, culturalmente, socialmente ed economicamente, c’è bisogno di una scarica di energia positiva e propositiva, anzitutto dalle Istituzioni che più sono vicine al cittadino. Attendiamo segnali.

Saluti.

Lorenzo Pezzato