TITY.jpg (7413 byte)
   

Labirinto

Pases

   
PASES.jpg (9134 byte)
         
Parte il piano di sviluppo economico di Roncade.
In un mare di nebbia
  
I questionari
versione
semplice
versione
complessa
Le tesi
1 - Le imprese
2 - Turismo e cultura
3 - Identità, aggregazione e comunicazione
4 - Ambiente, energia, bioedilizia
5 - Una proposta alternativa all'outlet dei Tombotti
18 luglio 2006

E' definito come Piano di Azione per lo Sviluppo Economico Sostenibile di Roncade, forse non ha ancora un acronimo abbastanza familiare per cui, senza sforzi di fantasia, lo chiameremo Pases.
Un rapido identi-kit di cosa esso sia è stato tentato nell'ultimo numero del periodico comunale "Roncade Notizie", però esiste un documento intitolato "I Principi di fondo del Piano di Azione per lo sviluppo economico di Roncade", reperibile in municipio, che qualcosa in più dice. Dal sito del Comune è inoltre possibile prelevare alcune pagine in .pdf che tentano di introdurre il modello concertativo verso il quale si tende.

L'esperienza di chi normalmente si occupa di informazione in ogni caso insegna che, quando si affrontano certi argomenti, il periodo in cui si galleggia, nonostante gli sforzi, in una fase di ostile astrazione è scoraggiante. Complice, va detto, un linguaggio coniato da una nuova corrente ermetica che da qualche anno attraversa il panorama culturale nazionale - i professori pianificatori - che è al limite del delittuoso per il tempo che fa perdere al lettore senza mai giungere al "strucca strucca".

Ci proviamo a decodificare quelle carte? Con le scuse preventive per i modesti risultati che, ne siamo quasi certi, otterremo.

a) Cos'è il Pases. E' il tentativo di comprendere come "la gente" veda o desideri sia questo paese tra dieci anni e di trovare i percorsi per arrivarci.

b) Chi è "la gente". La gente interpellata e che ci mette mano nel Pases non è tutta uguale. Ci sono gli amministratori, ci sono gli "opinion leader", ci sono gli "stakeholder" e ci sono i "testimonial". (E già qui, per la terminologia, dovrebbe scattare l'arresto).
Gli amministratori sono gli amministratori, i quali sembrano quasi rimanere sullo sfondo in attesa di vedere cosa salterà fuori.
- Gli "opinion leader" sono grosso modo un gruppuscolo di cittadini - scelti arbitrariamente da amministratori e profepianificatori - che, si ritiene, si dedichino anche all'attività del pensare alla collettività in cui vivono (e quindi non solo alla soluzione dei propri bisogni personali e familiari). Anche a puro livello di speculazione intellettuale fine a se stessa.
- I testimonial sono persone che, in quanto rappresentanti di altri gruppi - dalle associazioni sportive alla bocciofila al club delle Giovani Marmotte, per restare sul generico - si suppone siano in grado di far da collettori e di plasmare una sintesi dei punti di vista degli associati.
- Gli stakeholders sono i portatori di interessi, vale a dire quelli che dalla riuscita del piano dovrebbero guadagnarci di più. Dato che si parla  di sviluppo economico gli interessi in prima battuta coincidono con quelli delle categorie economiche. Gli altri eventuali vengono in subordine.
- Infine tutti quelli che rimangono. I quali, se ancora non lo sanno, possono andare sul sito del Comune, scaricare un questionario di 12 domande e dire la propria in formato Bignami.

c) Che significa immaginare cosa il paese sia tra dieci anni. Il nodo è proprio questo. L'Amministrazione Provinciale, relativamente alla Marca, se lo è chiesto due anni fa proponendo il Piano strategico provinciale. Ci hanno dedicato una decina di convegni - minimo - una raffica di tavole rotonde, tavoli di lavoro e quant'altro, un po' alla volta si riesce e vedere qualcosa almeno in termini di infrastrutture, di lavoro e di ambiente. Il problema, se calato a livello di comune da 12 mila abitanti, è l'adattare questioni così alte e sovraterritoriali agli spazi di manovra che ci sono. Sennò il rischio di scivolare nella pura accademia è dietro l'angolo.

Tornando a noi.
Il percorso proposto, comunque, pone giustamente una questione, e cioè che non si può lasciare che le cose vadano per proprio conto e neanche si possono abbandonare gli attuali amministratori al loro compito di pianificare senza avere una direzione.
Per esempio, chi sta in municipio può chiedersi se gli strumenti a disposizione (Prg, varianti e poco altro) debbano misurarsi con una Roncade circondata da industrie metalmeccaniche e da traffico pesante o da una Roncade che vive su una rete di agriturismi e di coltivatori biologici. Bisogna deciderlo.
Oppure domandarsi se questo sia un processo da gestire da soli o facendo squadra con i comuni vicini. Anche questo bisogna deciderlo.

Chi lo decide?
Il Pases è strutturato perchè lo decidano - in teoria - un po' tutti i roncadesi. Dopo una prima organizzazione di massima sul come muoversi, cioè, il Pases prevede che vi siano incontri aperti indistintamente a chiunque voglia parteciparvi, luoghi di discussione in grado quindi di offrire sovrabbondanti spazi di espressione e tali da non lasciare alibi a quelli che un giorno potranno dire "a me non avete chiesto nulla".
Una volta tratteggiato il disegno con una gittata di 10 anni, si spezzetta la parabola in sottopiani di tre anni e, di anno in anno, si verifica come si sta procedendo. Con la riserva di modulare, raddrizzare e ritoccare il percorso - fermo restando però l'obiettivo - a seconda degli imprevisti.

Fin qui più, speriamo, qualcosa di chiaro dovremmo averlo detto.
Ora, però, ci siano consentite tre riflessioni.

a) La furbata, ed il valore aggiunto dell'operazione Pases, è che in questo modo si "blinda" un progetto di lungo respiro, proteggendolo da possibili tentazioni di variazioni di rotta al cambio delle amministrazioni. Il piano, sia chiaro, non è  vincolante però, soprattutto se fortemente condiviso - almeno in via ufficiale - nessun sindaco oserà in futuro assumersi la responsabilità di stracciarlo, mutilarlo o distorcerlo.

b) Il pericolo reale - ed è reale perchè in via riservata a questo sito è stato fatto presente da qualcuno - è che non si riconosca come un campione rappresentativo il gruppo di "opinion leader-stakeholder-testimonial" definito arbitrariamente dai coordinatori del Pases. Se è così il distacco tra la popolazione, o almeno parte di essa, e gli architetti della Roncade di domani rischia di essere profondo sin dall'inizio e la condivisione solo una parvenza di dubbio spessore. La concertazione, insomma, sarebbe appena un passaggio di cipria su modelli amministrativi del secolo scorso.

c) Il vizio di fondo del tutto, infine, sta nell'associare l'idea di sviluppo alla sola dimensione economica della comunità.
Basta guardarsi attorno per capire che siamo fuori bersaglio, che non è l'aumento della ricchezza dei residenti ciò di cui questo paese ha bisogno (sei banche nel raggio di 50 metri non sono lì per niente). Per dirla alla Pasolini, di un progresso senza vero sviluppo.
Certo, indicare quali saranno le forme economiche e produttive del futuro è giusto ma qui, a meno che non si vogliano smentire tutti i dibattiti che si svolgono da quasi dieci anni su base regionale, la direzione sulla quale c'è un generale accordo è abbastanza chiara: terziario, terziario e ancora terziario, soprattutto - e se possibile - avanzato.

E' sul pedale delle proposte culturali che questo paese è debole. Cultura intesa come collante per amalgamare in una preziosa identità collettiva - questa sì invidiabile - quella componente di immigrati interni arrivati sul richiamo di politiche (soprattutto) abitative attuate nelle precedenti amministrazioni e che fanno temere una loro latente declinazione in quartieri dormitorio, come è accaduto - ed è evidentissimo - sull'altra sponda del Sile.
Ma di questo ne parliamo fra qualche giorno.

21 luglio 2006

Leggo i Vostri articoli "L'invereconda leggerezza degli opinion leader" e "Aiuto! Siamo nel labirinto del Pases" e resto molto dispiaciuto nel constatare una enorme frustrazione nelle Vostre rassegnate parole.
Non credo di dovermi porre delle domande riguardo i Vostri articoletti che giudicano, in maniera presuntuosa, il sistema con il quale si è scelto di arrivare ad un progetto di riqualificazione del centro storico di Roncade.
Leggo inoltre tanti altri articoli che somigliano alle lamentele degli "sfigati", della gente che dalla sedia dell'ufficio deve per forza contestare qualsiasi decisione presa.
Sono infastidito da come Vi permettete di giudicare i gruppi partecipanti al "brainstorming", ma mi trattengo da ogni tipo di commento considerata la nulla costruttività delle Vostre parole.
La partecipazione agli incontri è stata un frullato di idee commenti e scoperte di interesse non individuale e che sicuramente hanno integrato il lavoro tecnico dei progettisti.
Se poi il lavoro di tutti subisca nel tempo delle modifiche o delle limitazioni per motivi politici, economici, pubblici e privati, sinceramente questo non cambierà il mio modo di vedere positivamente gli incontri.
E' sbagliato giudicare un sistema che dà la possibilità ad un gruppo rappresentativo di essere ascoltato, quando l'unica alternativa ad oggi esistente è quella di mettere il cittadino davanti al fatto compiuto.

Nicola - opinion leader


Gentile signore,

Lei dice bene: frustrazione.
Riassumo in un flash la questione centrale: se non c'è riconoscimento popolare, cioè dalla base, l'opinion leader può essere un premio Nobel ma democraticamente non è nessuno.
La frustrazione è quindi quella di constatare come un'ottima intenzione, cioè quella di procedere ad un percorso per Roncade rivoluzionario che ha come cuore un processo concertativo, nasca viziato dalla scelta di nominare in via del tutto arbitraria i cosiddetti "opinion leader". I quali perciò sono inconsistenti - leggeri, appunto - in quanto rappresentativi di nessuno. Dunque, se mi consente, io ritengo nulli gli incontri fatti a porte chiuse e ad inviti selezionati con i progettisti di cui Lei parla per la riqualificazione del centro storico di Roncade. (Io in centro praticamente ci abito ma nessuno mi ha chiesto nulla).

Non le nascondo che anche il sottoscritto è stato invitato ad esprimere un proprio punto di vista nel merito del Pases.
Come vede, però, la mia scelta è stata quella di rendere visibili a chiunque visiti questo sito entrambi i questionari - e non solo quello per le truppe ausiliarie - e di formulare il mio punto di vista in modo trasparente, per scritto, su questo stesso spazio. Una prima tesi è stata preparata e pubblicata, una seconda uscirà tra non molto seguita, probablmente, da una terza. Sempre con la possibilità per chiunque - e sottolineo, chiunque, senza distinzione di classe sociale, sesso, religione e titolo di studio - di far pervenire il proprio punto di vista, come in questo caso ha fatto Lei. Di più con questo strumento non posso fare.

In ogni caso, il fatto che Lei si firmi con il solo nome di battesimo mi fa pensare che l'appartenenza ad un gruppo che lavora sotto copertura le sia gradita.

La ringrazio per il contributo.

Gianni Favero