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Nassiriya,

tre anni fa

   
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Un ricordo dei caduti dell'attentato in Iraq
  

 

15 novembre 2006

12 Novembre 2003: Attentato di Nassyria

Non possiamo che ricordare con il più grande affetto questi giovani militari, figli sublimi della nostra Italia, che rimarranno per sempre il simbolo della nostra presenza positiva e pacificatrice in Iraq.
Non sono "eroi" ma qualcosa di più… sono come ognuno di noi vorrebbe essere, come chi crede nella libertà, nel diritto di tutti a vivere felice e padrone della propria vita, del proprio destino.
Per fare questo molti hanno combattuto e sono morti, per eliminare una spietata dittatura i nostri ragazzi hanno lottato, per dare al popolo iracheno ancora di più: il diritto alla vita e a vivere in un futuro una vita tranquilla e serena senza odii e rancori.
Ma terroristi senza umanità e coscienza hanno voluto distruggere questa opportunità e, come in tutte le dittature del mondo, impedire che la speranza diventasse realtà colpendo in modo vile e spietato.
Non li dimenticheremo mai, non dobbiamo dimenticarli, non possiamo dimenticarli!

·    19 i morti, di cui 5 militari dell'esercito, 12 dei carabinieri e 2 civili
·    20 i feriti dell'attentato
·    330kg di esplosivi utilizzati dai 4 terroristi

Un momento di silenzio per ricordarli tutti.

Boris Mascìa
Consigliere Comunale di Roncade


16 novembre 2006

Il ricordo dei caduti è comunque sacro per i cittadini della Repubblica, ma si dovrebbe smettere di celebrare determinati avvenimenti come fossero la trascendentale manifestazione della collettività.
Dire che tutti vorremmo essere militari in missione significa abbandonarsi alla ipocrita dolcezza della sublimazione, io me ne sto a casa, seduto in poltrona, ma vorrei essere come quelli che si trovano in Iraq con le armi da fuoco in mano. Bene, se il desiderio è così forte ci si arruoli volontari e si parta, la demagogia sul forum di un sito internet è decisamente tutt'altro.
Ci sono persone -e molte- che invece proprio non vorrebbero mai essere militari in missione, anche se qualcuno li chiama eroi dopo che son morti, difficilmente prima che partano.

Il fenomeno comunque non stupisce, in un'Italia in caduta libera culturale l'iconoclastia diventa quasi una necessità, giusto per mantenere qualcosa in cui credere, sia anche una semplice figura retorica.

Lorenzo Pezzato

16 novembre 2006

In risposta alla lettera del signor Mascia mi permetto di fare un appunto.

Nessuno, spero, vorrà dubitare che quei soldati sono morti in servizio alla Patria.
Trovo molto grave, invece, dire che sono morti per combattere una feroce dittatura; se così fosse, i soldati erano lì per combattere il dittatore Saddam e, quindi, erano in guerra (sottolineo questa parola) con lo stato Iracheno cosa che l'Italia costituzionalmente non può fare.

I soldati erano lì, formalmente, per una missione di pace, a guerra conclusa, quindi sono morti per mano di terroristi che, come stato, siamo impegnati a combattere.

Potrei citare, poi, fonti americane (tra le quali TIME, Washington Post, New York Times, ecc...) che illustrano come la guerra irachena ( intrapresa, ripeto, dai soli USA e GB senza l'avvallo delle Nazioni Unite e con il prestesto di trovare armi di distruzione di massa), destabilizzando la regione, abbia portato ad un aumento dei fenomeni terroristici e ad un peggiormento della situazione in Afghanistan e un conseguente aumento del peso strategico dell'Iran nella regione (oltre ad un numero impressionante di morti civili e militari).

Come già in Corsica e a Cefalonia così in ogni zona di conflitto e quindi anche in Iraq (di fatto) l'Esercito Italiano ha dimostrato un altissimo senso della professionalità e del dovere.

Sarebbe stato meglio impiegarlo per scopi migliori.

Franco Favero

16 novembre 2006

Niente ipocrisie nè iconoclastia dovuta a carenza di ideali - i miei ideali molto immodestamente sono assai alti - o cose in cui credere..in <<..un'Italia in caduta libera>>!

Bensì il legittimo desiderio di esprimere un moto dell'animo e il profondo rispetto per ragazzi che avendo fatto il proprio dovere, dimostrato la propria professionalità in situazioni assai difficili e rischiose -come appunto un'operazione di Peace keeping in teatro di combattimento- arrivando al sacrificio estremo.

Da Italiano posso solo esser fiero di uomini così e ritengo di aver il diritto -anch'esso costituzionalmente garantitomi- di esprimerlo pubblicamente...senza falsa retorica o vile menefreghismo...condannando fortemente chi continua a vilipendere la memoria di questi Italiani coraggiosi o ne contesta speciosamente il ruolo condotto, il sacrificio compiuto.

Non è l'Italia in decadimento...ma certi italiani che masochisticamente fan di tutto per infangarla...disconoscendone cultura e tradizioni e tentando di sovvertire o di negare le nostre regole sociali, principi morali e giuridici.

Saluti,

Boris Mascìa
Consigliere Comunale di Roncade

17 novembre 2006

“Sovversione” è un termine uscito dal lessico, forse perché legato ad un approccio al far politica infarcito di ideologia e distante nei decenni, come d'altronde un certo tipo di eroismo patriottico assolutamente anacronistico oggi.

Valutare i propri ideali <<assai alti>> non ha nulla a che vedere con l'immodestia, è il tipico errore in cui cadono frequentemente coloro i quali non approfittano degli strumenti critici che la natura affida ad ogni essere umano, strumenti che vanno affinati con l'uso continuo ed intensivo. In questo senso si può certamente dire che non sia l'Italia in decadimento, ma alcuni italiani.
Saluti

Lorenzo Pezzato

20 novembre 2006

La mancanza di autocritica e di analisi oggettiva dei fatti mi par difetti anche nel pontificar di Pezzato..

Meglio tributare un legittimo commosso ricordo agli Eroi di Nassiriya (spero stavolta di averlo scritto esattamente) o bruciare in piazza manichini con l'uniforme italiana inneggiando ai loro assassini???

Dopo di ciò ritengo di non trascinar più oltre questo divenuto sterile battibecco tra due persone che la pensano in modo diverso -cosa legittima- ma ove una delle due nega il diritto all'altra di esprimere pubblicamente le proprie opinioni arrivando a velate accuse di apologia di ideologie “sovversive”.

Saluti,

Boris Mascìa
Consigliere Comunale di Roncade

P.S. per Pezzato: Rispondo solo oggi, di rientro da Napoli ove ho rivissuto, assieme ai miei colleghi di corso, l'emozione dei 16 anni quando giovinetti entrammo alla Scuola Militare Nunziatella...da allora abbiamo preso strade diverse, molti nelle istituzioni, altri nel mondo delle “arti,scienze e dei mestieri"..ma tutti animati sempre dallo stesso spirito di servizio, di responsabilità, di amore per la Patria che allora ci inculcarono...
L’<<..ipocrita dolcezza della sublimazione dell'io me ne sto a casa, seduto in poltrona, ma vorrei essere come quelli che si trovano in Iraq con le armi da fuoco in mano...>> la rinfacci a qualcun altro che forse conosce come indolente e ignavo.. c'è chi certe cose le crede, le ha vissute, le conosce direttamente...

24 novembre 2006

Concordo sul concludere qui il confronto, che non è affatto battibecco sterile. Almeno in democrazia. Lo diventa forse quando se ne fa una questione personale, e si indicano nomi e cognomi.
Sono però costretto a precisare.
Forse prima di rispondere, bisognerebbe leggere bene. Magari anche capire quello che dicono gli interlocutori potrebbe tornare utile.
Chi ha mai parlato di ideologie sovversive?
L'espressione <<...certi italiani che masochisticamente fan di tutto per infangarla (l'Italia)...disconoscendone cultura e tradizioni e tentando di sovvertire o di negare...etc>> non mi pare sia stata scritta in un mio intervento. Io ho solo sottolineato quanto l'utilizzo di quella terminologia sia assolutamente improprio nel 2006, e non ho mai negato il diritto di esprimere pubblicamente le proprie opinioni a chichessia, ancora non soffro di un tale delirio di onnipotenza e sono un amante del dialogo.
Per quanto riguarda i nostri concittadini che hanno dato alle fiamme i manichini in divisa, personalmente ritengo siano semplicemente degli idioti, nel senso aulico del termine. Non vorrei però che qualcun altro, per sostenere convinzioni opposte a quelle, si riducesse allo stesso livello intellettivo.
Per quanto riguarda ciò che allora le hanno inculcato, mi dispiace davvero, dev'essere stata un'esperienza orribile. A nessuno dovrebbe mai essere inculcato nulla, le opinioni proprie e la libertà di comprendere sono un bene preziosissimo.
Saluti

Lorenzo Pezzato