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Inceneritori

off limits

   
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Un documento sulle opportunità alternative dei comitati riuniti di Treviso e Venezia
  

 

26 aprile 2006

DOCUMENTO

COMITATI RIUNITI "RIFIUTI ZERO" DI TREVISO E VENEZIA

Associazione Alisei, Associazione Ecovolontari di Marcon, Comitato Cittadini di Biancade, Comitato Cittadini Casier-Dosson, Comitato Cittadini di Mogliano Veneto, Comitato per la salute e l’ambiente di Quarto d’Altino, Comitato Cittadini di S.Biagio, Comitato di salvaguardia del territorio di Silea, Gruppo “Medici per l’Ambiente” di Treviso, Gruppo spontaneo di Carbonera, Italia Nostra ONLUS, Movimento per il futuro democratico di Casale sul Sile, WWF.
Lo sottoscrivono anche: Comitato per la Vita, la Salute e l’Ambiente di S.Biagio, Legambiente TV, Comitato comtro il Cogeneratore di Cologna Veneta, Associazione Nimby trentino.
   
NON AVERE INCENERITORI È UN’OPPORTUNITÀ

L’inceneritore, opera irreversibile e grande concentratore di inquinanti
Unindustria ha chiesto alla Regione Veneto l’autorizzazione per costruire due mega inceneritori da 250 mila t/anno ciascuno per i rifiuti speciali industriali non pericolosi. La collocazione è vicina alla città di Treviso nei comuni di Silea e Mogliano, a 8 km uno dall’altro.
Nel passato gli industriali hanno insistito affinché venissero costruiti gli inceneritori per rifiuti solidi urbani, inceneritori nei quali volevano riversare anche i rifiuti speciali industriali. Questo è accaduto per esempio nel caso dell’inceneritore ASM di Brescia che, partito con una dimensione di 260 mila t/a solo per i rifiuti urbani provinciali, è arrivato a 700mila t/anno. Brescia importa rifiuti da decine di località fuori Provincia con vantaggio per i proprietari: il Comune di Brescia e i privati, i quali ricavano profitti annuali di decine di milioni di euro. E’ una vera e propria “svendita della salute” da parte dei comuni. Con questi profitti si appianano i bilanci e si compera il consenso.
Ora si è scelto il periodo di crisi produttiva nel Nord Est con il ricatto indiretto della delocalizzazione. Gli inceneritori sono stati appositamente sovradimensionati (ne sono stati richiesti due per ottenerne uno) e si è insistito unicamente sui vantaggi economici, trascurando il problema della salute. L’attuale crisi strutturale, montante ed irreversibile, dovuta a mancanza di energia, materie prime, a sovrappopolazione e inquinamento dell’ambiente: terra, acqua, aria (e il problema delle polveri sottili che ci perseguita ogni giorno ne è un esempio) richiede invece un cambiamento radicale nel nome della salute dell’uomo e dell’ambiente.
E’ noto che gli inceneritori sono degli enormi “concentratori di inquinanti”: costosi e poco flessibili. Essi si configurano come delle opere devastanti ed irreversibili, alla pari delle cave o delle centrali nucleari.
Dobbiamo imitare le altre nazioni del nord Europa, e dove si applicano le direttive CE che disincentivano l’incenerimento. Esistono delle alternative all’incenerimento e su queste i Cittadini, i Comitati e le Amministrazioni a tutti i livelli, soprattutto l’amministrazione regionale, devono aprire il dibattito.
Le prime a muoversi dovrebbero essere le associazioni turistiche ed agricole assieme ai Cittadini ed ai Comuni che vedrebbero svalutate le loro proprietà immobiliari, le produzioni agricole circostanti (gli inquinanti da metalli pesanti e le diossine si spandono nel raggio di diversi chilometri). Sarebbe deturpato il paesaggio “presidiato” da torri alte un centinaio di metri.

PROPOSTE SULLE ALTERNATIVE

Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) - La VIA non deve essere fatta esclusivamente a fronte dei due impianti richiesti, ma deve contemplare anche il “do nothing” cioè l’Opzione Zero. Quest’ultima non consiste solo nel non costruire gli impianti ma pianifica un’alternativa di riduzione della produzione dei rifiuti industriali e il miglioramento della loro qualità nel tempo, secondo gli obiettivi prioritari europei e nazionali. Questa deve essere una chiara richiesta da parte dei responsabili politici regionali a Unindustria.
Energia elettrica pagata tre volte dal contribuente - L’energia elettrica prodotta coi rifiuti è incentivata impropriamente dalla legge italiana, perché i rifiuti sono considerati paradossalmente energia rinnovabile. Per questo il kwh è incentivato dallo Stato italiano attraverso il cosiddetto provvedimento CIP6 (incentivo di 180 lire per kwh ) o attraverso i certificati verdi. L’ENEL a Brescia paga l’energia prodotta dall’ASM il triplo rispetto ai costi di produzione con combustibili fossili. E’ per questo che gli inceneritori, anche se hanno un basso rendimento energetico che va dall’8 al 13%, fanno gola a chi insegue il profitto. Nei documenti ufficiali della CE, che colloca l’incenerimento all’ultimo posto fra le strategie di smaltimento, questi impianti vengono sempre definiti “inceneritori” e mai “termovalorizzatori”. La CE definisce chiaramente che l’obiettivo di questi impianti è l’incenerimento dei rifiuti “con o senza recupero di energia”. Invece Unindustria ha trasformato in obiettivo primario la produzione di energia elettrica. La CE mette a rischio l’esistenza degli inceneritori che producono energia elettrica incentivata. Incentivare l’incenerimento dei rifiuti infatti è contrario alla direttiva europea sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e per questo l’Italia è sotto infrazione da parte della CE.
L’inceneritore ha bisogno di discariche - Alcuni Consorzi per la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani arrivano al 75% di riciclo con smaltimenti in discarica o in inceneritore molto bassi (meno di 100 kg/ab/anno). A parità di abitanti serviti, questa quantità è quasi la metà del peso delle ceneri prodotte da un inceneritore modello come l’inceneritore ASM di Brescia. Le ceneri costituiscono in genere il 30% in peso dei rifiuti bruciati. Il 5% di queste ceneri è costituito da polveri di depurazione dei fumi. Esse sono fortemente tossiche, perché contengono metalli pesanti e centinaia di inquinanti chimici di sintesi, tra cui le persistenti e tossicissime diossine. Queste sintesi chimiche si formano facilmente a casaccio durante la combustione di migliaia di tonnellate di centinaia di tipi di rifiuti diversi mescolati tra loro. Il libro di Marino Ruzzenenti “L’Italia sotto i rifiuti” – Jaca Book- sett 2004 demolisce inequivocabilmente il mito “catartico” del tanto esaltato inceneritore ASM di Brescia.
Il controllo dell’inquinamento degli inceneritori è comunque difficile ed incerto come dimostra Ruzzenenti anche per l’inceneritore di Brescia, considerato il migliore d’Italia. Anche nel caso di un controllo in continuo, le emissioni tossiche sono individuate solo quando sono già uscite in atmosfera.

Pianificazione dei rifiuti - Vanno pianificate per i prossimi anni, attraverso un piano regionale per i rifiuti speciali, qualità e quantità dei rifiuti prodotti dall’industria e dai servizi. Infatti il forno a griglia proposto per i due nuovi inceneritori, può bruciare indifferentemente sia rifiuti speciali che rifiuti urbani indifferenziati. I dati ARPAV forniti nel progetto di Unindustria appaiono comunque vecchi e sovrastimati alla luce dell’incalzante crisi strutturale socio-economica delle tre province (TV, VE, BL) considerate come il bacino di utenza dei due inceneritori. Inoltre anche il Piano Regionale Veneto dei rifiuti urbani, approvato a febbraio 2005, contempla tre nuovi inceneritori che sarebbero inutili se si raggiungesse nel Veneto l’obiettivo pianificato a breve del 50% di raccolta differenziata e riciclata.

Ottenere l’obiettivo Rifiuti Zero migliorando la qualità dei processi industriali - Con i rifiuti industriali si tocca il tasto dolente della qualità scadente dei processi produttivi veneti che consumano molta energia e producono molti rifiuti. Infatti da dati Unindustria solo il 46 % dei rifiuti industriali prodotti è riciclato e solo 453 aziende, sulle decine di migliaia esistenti, sono certificate nel Veneto con la certificazione ambientale ISO14001 o EMAS, certificazione che controlla e riduce l’inquinamento e gli sprechi di energia e materia.
Con la strategia dell’incenerimento si invita di fatto l’industria a produrre più rifiuti ed a essere più competitiva solo grazie al dumping economico ed ambientale. Aumenterà così il disprezzo delle regole ambientali, diminuirà d’altro canto l’innovazione di processo proprio come in Cina e nei paesi dell’Est.
Unindustria non può pensare di richiedere continuamente in ogni dibattito “ricerca e innovazione per competere” senza poi convincere i suoi aderenti a innovare e migliorare la qualità dei processi industriali. Il riciclo dei materiali al 70/80/95%, per esempio, è contemplato dalle direttive europee anche per prodotti complessi (auto, computer, etc).

Obiettivo Rifiuti Zero attraverso la raccolta differenziata spinta - Nell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO), che comprende tutta la provincia di Treviso, si è raggiunta una raccolta differenziata spinta da record nazionale (al 75% di rifiuti riciclato). Sarebbe un paradosso rinunciare a questo risultato, solo per incenerire di più. La raccolta differenziata spinta, per la scarsità di residuo che rimane, è chiaramente incompatibile con l’incenerimento.
Inoltre per ogni tonnellata di rifiuti riciclati c’è un risparmio energetico medio di 4.234.000 chilocalorie rispetto alle 1.194.000 chilocalorie dell’incenerimento con recupero energetico.
Si chiede dunque che in tutti i 95 comuni dell’ATO trevigiano sia adottato un metodo omogeneo di raccolta differenziata spinta a tariffa puntuale, metodo mutuato dalle “best practices” esistenti. Questo per arrivare nel medio periodo all’obiettivo strategico Zero Rifiuti.

Protocollo di Kyoto – L’emissione dei gas serra, come si evince da documenti della CE, è nettamente inferiore nel caso del riciclo. In particolare i chili di anidride carbonica risparmiati per ogni tonnellata di rifiuti trattati sono: -461 kg con il riciclaggio e compostaggio, -366 kg con il trattamento meccanico biologico e segregazione in discarica, -10 kg con l’incenerimento con produzione di elettricità.

Le future generazioni non meritano queste opere irreversibili e devastanti, prodotte per l’indolenza e la miopia di un sistema istituzionale “di legislatura”, spesso guidato da interessi economici a breve, incapace di preparare un “futuro sostenibile”.

Per informazioni: Lorenzo Pezzato

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