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Roncade

Italia

   
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Notte con gli immigrati in coda alle poste per la domanda di diventare regolari.
Due notti in macchina per un assurdo sprint da venti minuti concepito nella follia della Bossi-Fini
  

 

14 marzo 2005

Italia.
Roncade, lunedì 13 marzo, mezzanotte. Sono in trenta.
Metà li vedi, gli altri li intuisci, infagottati nelle automobili parcheggiate nel piazzale davanti l'ufficio postale. Una brace di sigaretta nell'abitacolo, una chioma bionda e scarruffata che spunta da un plaid. C'è anche un furgone chiuso, tipo commerciante ambulante, forse anche lì dentro c'è qualcuno che prova ad attraversare questa notte che lo separa dall'assurdo sprint delle 14,30 di martedì.

Italia.
Le domande in provincia di Treviso sono 30-35 mila, vuol dire che sarebbero questi i lavoratori di cui abbiamo bisogno. I posti attribuiti dal Ministero però non arrivano a tremila, li prende chi arriva primo. Fanno fede i timbri postali con l'ora e il minuto, ecco perchè fanno la coda e sono pronti a difendere con i denti il "posto in classifica" ottenuto arrivando prima di altri. Ma anche l'ordine di arrivo, di per sè, non garantisce nulla.

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La legge prevede quote precise per ciascuna nazionalità, di badanti russe, moldave od ucraine, ad esempio, quest'anno ce ne spettano il doppio rispetto al 2005, di operai marocchini in proporzione meno. Così il nordafricano più tempestivo può essere scartato a favore della russa che arriva un po' più tardi.
In ogni caso si tratta di una partita che si giocherà nell'arco di una ventina di minuti.

C'è chi fa il "giro" degli uffici postali della zona, per vedere se per caso in qualche altro posto il suo numero di lista sia più favorevole. Sta di fatto che rimangono nomi scritti a penna su un foglio bianco, un elenco autogestito per niente ufficiale, così come non contano nulla, almeno formalmente, i bigliettini numerati di cui qualche gruppo si è dotato, come al supermercato.

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Vengono da Algeria, Marocco, Cina, Bangladesh, Shri Lanka, Ceylon, Macedonia, Albania, Ucraina. Sono artigiani delle costruzioni, commercianti, dipendenti delle officine aeronavali del "Marco Polo", muratori, operai e, naturalmente, assistenti familiari.
Le ormai insostituibili badanti che cercano di non rispondere alle domande, temono che dietro ogni sconosciuto ci sia un poliziotto.

Gli altri sono tutti in regola e se fanno la fila è per cercare di far giungere in Italia un conoscente o un parente con la certezza di un lavoro. Loro, le donne, sono qui per se stesse. Accudiscono qualcuno dei nostri anziani da due anni, forse di più, ma questa volta hanno ottenuto la promessa di essere messe in regola e quindi provano ad uscire una buona volta dalla trincea dei fantasmi, dall'umiliante bolla dei senza diritto che le fa muovere, per strada, con la testa chinata. La macchina fotografica le fa alzare di scatto dalle sedie che si sono procurate, nei cinque gradi della notte roncadese. Alla luce del Bancoposta, sopra uno scooter, un cingalese sta aiutando altri colleghi a compilare i moduli con la richiesta di regolarizzazione da spedire alla direzione provinciale del lavoro. Qualcun altro si è fatto aiutare dai sindacati o anche dal proprio commercialista.

Ieri faceva più freddo, racconta però il cinese, che con il compagno dello Shri Lanka è qui da domenica notte. E' lui l'organizzatore dell'ordine di Roncade, quello che ha preso il foglio a righe ed ha cominciato a segnare i nomi secondo l'ordine di arrivo. In Italia da 16 anni, parla in modo ineccepibile ed ha capito da tempo come, con questa Bossi-Fini, si tratta solo di arrangiarsi. "L'anno scorso le domande si rivolgevano direttamente agli uffici del lavoro, questa volta si fa con le Poste. Due cose molto diverse. Bisogna adattarsi, però così è peggio". L'algerino abita a pochi passi dall'ufficio postale ma non si fida, preferisce fare la notte qui piuttosto che dormire a casa. Tutti per ora sono concordi sulla validità della lista ma domani potrebbe succedere qualsiasi cosa.

In generale il quadro è abbastanza tranquillo ma, a parte qualche passaggio in strada dei carabinieri, nessuno passa a verificare se per caso gli stranieri abbiano bisogno di qualcosa. Un the caldo, una coperta... La Protezione Civile dice che non spetta a loro, benchè in molte città d'Italia lo statuto sia stato interpretato diversamente.

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Batte l'una e in questa città accade finalmente una morettiana cosa di sinistra. Arriva, da sola, il sindaco. Simonetta Rubinato se ne rimane una mezz'oretta, comprende che il vero motivo di preoccupazione è l'incognita sulla validità della lista. Telefona al comandante dei carabinieri, il quale assicura un proprio interessamento. Si tratta, in sostanza, di ufficializzare in qualche modo il documento che attesta l'ordine di arrivo, in modo tale da evitare che qualcuno, magari arrivato in ritardo, si metta a contestarlo. Le tensioni potrebbero nascere da qui, meglio evitare.

Anche perchè dal mattino successivo ci sarà un problema di condivisione dello spiazzo con i clienti ordinari delle poste. "Domani mattina sposteremo le macchine nel parcheggio del Lidl - promettono gli immirati - così la gente potrà parcheggiare qui". In ogni caso gli stranieri apprezzano e ringraziano. Il cingalese, quando se n'è andata, chiede con che partito sta.

La notte riprende, riparte il conto alla rovescia. Le 14,30, di martedì 14 marzo 2006, l'assalto, la "corsa più folle del mondo", come l'ha definita la Cgil.
Italia.