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Salviamo

l'ultima

   
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La fontanella davanti villa Ziliotto timidamente riprende a funzionare.
E' l'ultimo esemplare di una specie che accompagnò la vita del paese per secoli.
La si può conservare?
  

 

3 aprile 2006

Forse miracoloso, forse misterioso. Forse nè questo nè quello ma di sicuro un po' commovente.
La fontanella seminterrata davanti Villa Ziliotto ha ripreso a vivere, dopo almeno una ventina d'anni di silenzio, tra l'indifferenza e l'abbandono.

Probabilmente lo avrebbero fatto anche molte delle altre che sono state tappate sotto un tombino o direttamente dall'asfalto.

Nel centro se ne ricordano - chi se le ricorda - in via San Rocco vicino all'incrocio con via Menon, in Largo Giustiniani, davanti alla canonica - dove si è maldestramente cercato di ripristinare una fontana che non ha mai funzionato - in via Pantiera davanti al caseificio Bettiol, risorsa che fino agli anni '70 alimentava il serbatoio del vicino condominio. Poi ancora in via Garibaldi e si potrebbe continuare.

Fontane che si sono spente una dopo l'altra intorno al 1985 probabilmente per l'abbassamento della pressione su tutta la falda dovuta all'apertura di un allevamento ittico che da essa iniziò ad attingere volumi d'acqua consistenti.

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Ma già nessuno protestò. Prima le fontanelle, che affondavano le loro condutture nelle vene artesiane a 4/500 metri di profondità, servivano a rifornire le famiglie d'acqua potabile e per cucinare, così come i pozzi superficiali provvedevano all'acqua per lavare e per irrigare orti e giardini.
Quando le fontane sparirono le case erano da anni servite dall'acquedotto ed infatti adesso si beve acqua minerale delle multinazionali da bottiglie in Pet. Gente strana.

font3.jpg (53822 byte) L'acqua della fontanella ha lo stesso sapore di sempre, quel profumo che pare di uova gradito a molti e antipatico ad altri.
Un odore che deriva dalle sostanze minerali disciolte, zolfo ed altro, che ne condizionano anche il sapore rendendo unica ogni fonte. Provare per credere. Di superstiti ce ne sono ancora diverse, sopra Biancade, ad esempio (ma sono private), oppure una all'incrocio tra via Pantiera e via Boschi, a Ca' Tron. Ognuna ha un gusto diverso.

Negli anni '90 accanto a molte di esse fu fissato un cartello in cui si diceva che, in base a nuovi limiti di legge imposti per l'atrazina, l'acqua non era idonea al consumo umano. Una bufala, ovviamente. Dopo generazioni e generazioni di consumatori non si può decidere per legge che, da oggi a domani, ogni pozzo artesiano sia diventato di colpo velenoso.

Il punto, tuttavia, non è questo. Bere acqua di fontana è una cosa che non fa più nessuno. La questione sta nel potenziale storico simbolico che l'acqua porta con sè in un paese come Roncade. In un memorabile numero del periodico "Le Tre Venezie" del gennaio del 2001, vari importanti autori, tra cui Ivano Sartor, si avventurarono tra le mille storie al limite del fiabesco che percorrono la civiltà tra Roncade, Monastier e Meolo.

Tutte storie legate all'acqua, al rapporto tra l'uomo e l'acqua, all'architettura ed all'economia dell'acqua.

Acqua per l'agricoltura, acqua per i mulini, acqua per trasportare con la barca i panni di Venezia alle lavandaie e acqua per lavarli.

Acqua per sopravvivenza e acqua per lavoro.

Acqua per fotografi poeti, a riguardare quelle immagini.

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Acqua oro bianco di cui si è forse offuscato l'antico rapporto "di pelle" ma che non ha mai perso il valore e la delicatezza di sempre.

Il piccolo sogno è che quella fontanella rediviva sia conservata, che il gelido monoblocco al dio del business sorto al posto del vecchio consorzio agrario non fagociti anche quella dopo aver sgomitato prepotente tra due ville d'epoca ed in faccia ad altre due.

font1.jpg (54897 byte) La si abbellisca un po', la si pulisca, si rifacciano magari i gradini.

Una preghiera, un minimo segno di affetto per la memoria d'acqua di questo paese ed alla quale la finzione di Rio Sartor non rende certo un gran favore.

Un omaggio a tutti quelli che ci hanno preceduti, greggi di volti nelle foto in bianco e nero nei cimiteri, che dalle fontanelle che profumano di uova si sono dissetati.

Per vivere e per aggiungere, con la loro stessa vita, qualcosa che rimane e che scorre nelle vene di questo paese.