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Atvo o

Gestapo?

   
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Un inflessibile bigliettaio fa scendere una minorenne lontano dalla sua fermata perchè la macchinetta non ha timbrato.
Scuse o spiegazioni mai arrivate dalla società
  

 

13 ottobre 2006

L'incomprensibile comportamento del personale Atvo, ovvero: "scendi o ti punisco"!

Un Lunedì mattina alle 07.55 mia figlia è salita sull'autobus dell'ATVO a Roncade per recarsi a Treviso per il primo giorno di scuola, poco dopo mi telefona per dirmi che è a piedi (per fortuna) a pochi chilometri da casa. Stravolgendo i programmi della mia giornata (lavoro, casa ecc.) ed essendo la mia macchina dal meccanico, rintraccio mio marito che era già al lavoro perchè si precipitasse a prendere mia figlia.

Cos'era successo dunque? Mia figlia è salita sull'autobus tra i primi e ha provato ad obliterare invano il biglietto per tre volte, nel frattempo si stava formando la coda delle altre persone che dovevano salire in corriera mentre anche una sua amica provava ad obliterare il biglietto anch'essa però senza risultato. Mia figlia e questa ragazza sono allora andate a trovare posto con l'intenzione di provare a timbrare il biglietto nell'obliteratrice in fondo all'autobus che però era fuori servizio, intanto la corriera era già arrivata alla fermata successiva (davanti al supermercato che è a circa 300 mt. dalla prima) dove è salito il controllore che informato da mia figlia del fatto accaduto non le ha creduto. Nemmeno dimostrando che anche la sua amica non era riuscita ad obliterare ha voluto sentire ragioni, ribattendo che avendo l'abbonamento (pur non essendo stato convalidato) era in regola. A questo punto si era giunti alla fermata seguente a Biancade e il controllore con la corriera ferma imponeva a mia figlia di scegliere se restare a bordo e pagare una sanzione o "fare come il signore e scendere". Il signore in questione era un ragazzo di colore incappato probabilmente nello stesso problema, così su due piedi con la corriera in moto e la gente che aspettava mia figlia imbarazzatissima doveva decidere se pagare una sanzione ingiusta o scendere, e ha optato per la seconda soluzione, certamente non avendo il tempo per valutare appieno le conseguenze.

Il risultato: una ragazzina minorenne, a piedi in un luogo e in un momento non stabilito e non ritenuto opportuno da un genitore, con le potenziali conseguenze di tutti i tipi che nella peggiore delle ipotesi potevano verificarsi.... di questi tempi può succedere di tutto.

E' necessario fare alcune considerazioni: certamente la ragazzina non è stata fatta scendere a forza, ci mancherebbe, ma non sarebbe il caso di considerare comunque una prova di forza e una prepotenza quella esercitata da un uomo maturo e con funzioni di controllo nei confronti di una ragazzina di 15 anni? Metterla nella condizione di "scendere o pagare la sanzione" proferitole in faccia alle 7 del mattino del primo giorno di scuola, davanti a tutti, costringendola quindi a decidere lì seduta stante non è forse una forma di pressione e di violenza psicologica? E che dire poi del fatto che è stata fatta scendere da sola? Poi chi stabilisce che mia figlia deve avere un cellulare per poter chiamare a casa o un aiuto di qualche genere? E chi stabilisce che che a casa o al lavoro avrebbe trovato qualcuno in grado di partire subito? Per quel che ne sapeva l'addetto al controllo e della cui capacità di analisi delle conseguenze delle proprie azioni nutro pesantissimi dubbi, mia figlia poteva trovarsi da sola per strada a chilometri da casa isolata e senza la possibilità di contattare i suoi parenti, oltretutto in una condizione di particolare frustrazione. E se e se e se.... Ma questo signore si rende conto di quello che fa'? Vorrei sapere se ha figli e cosa proverebbe se accadesse a uno di loro un fatto simile, sarei veramente curiosa di vedere la sua espressione mentre risponde al telefono.

La realtà pura e semplice è che per prima cosa mia figlia non è stata creduta (e questo passi, è la prassi del controllore), non è stata creduta neanche di fronte a delle prove evidenti che non ci si è scomodati di verificare, è stata fatta oggetto di una sorta di discriminazione fra chi ha l'abbonamento (anche se non è riuscito ad obliterarlo) e chi ha il biglietto. Dato che tra una fermata e l'altra ci sono poche centinaia di metri, non ha avuto il tempo materiale di provare a timbrarlo nell'altro dispositivo che peraltro viene disattivato quando sale un controllore ed infine è stata praticamente lasciata a piedi. La realtà è che mia figlia alla quale ho insegnato che chi sbagliato deve assumersi le proprie responsabilità, ha imparato che non importa se hai ragione, ma l'importante e che tu scappi, che tu te ne vada, che tu non affronti il problema, come il Signor controllore (che fino a prova contraria dovrebbe mettere le multe e basta, senza se e senza ma) le ha fatto capire.

E tutto questo trattamento è riservato a cittadini che sborsano la "modica" cifra di 658 € pari alle vecchie 1.274.000 Lire per fare andare a scuola, pardon solo per trasportare a e da scuola 2 figli. Praticamente uno stipendio.

Se allora volessimo tutti fare un po' i precisini e metterci a contare quanti ragazzi sono stipati (a volte) nei mezzi, come in una gara per i guinness dei primati? E se volessimo chiedere gentilmente alla Polizia Stradale o ai Vigili di cominciare a fare un po' di sani CONTROLLI sulla differenza che passa tra il numero per cui un'autobus è omologato per la circolazione e quello realmente caricato? E se volessimo andare a verificare tutte le altre piccole e grandi norme che devono essere rispettate, non da ultime quelle che riguardano il personale? Vogliamo vedere se gli standard che paghiamo per i nostri figli con l'abbonamento e per il quale tutte le famiglie tirano fuori fior di quattrini sono veramente tali? Vogliamo vedere se ci meritiamo di essere trattati così?

Concludo dicendo al Signore che mi ha risposto in qualità di responsabile quando ho telefonato all'Atvo, che certe volte un'atteggiamento arrogante e sprezzante nei confronti degli utenti non è il più saggio da tenere: non è stato messo in minimo dubbio la versione del dipendente/collaboratore, rispondendomi in maniera evasiva, superficiale e a volte addirittura ironica. Forse sarebbe stato molto più educato ed opportuno verificare del tutto lo svolgimento dei fatti e magari chiedere gentilmente scusa perchè tutti possiamo sbagliare, tutti possiamo avere una giornata no. Inoltre vorrei dare un consiglio: in caso di fermate ravvicinate forse è il caso di aspettare qualche minuto in più prima di disattivare le obliteratrici, per poter evitare di confondere un ragazzino/a per bene con un piccolo imbroglione.


P.S. Ho aspettato un po' di tempo prima di denunciare il fatto solamente perchè mi aspettavo una telefonata o un segno da parte dell'azienda alla quale ho lasciato il numero, ma a questo punto non mi resta che complimentarmi per il sistema innovativo e altamente educativo applicato dall'azienda Atvo.

Martina Lorenzon