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Ecco cosa

ricordo

   
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Otto anni a Roncade dal 1936.
Le bombe, Guido Bellio e la madre di Wladimiro Paoli
  

 

12 giugno 2005

Nato a San Donà di Piave nel 1931, ho abitato a Roncade dal 1936 al 1946.

Ho letto nel Vostro sito (periodo fascista) sotto la foto di Bellio , milite delle brigate nere che partecipò alla fucilazione di un giovane antifascista per rappresaglia davanti al muro di villa Grosso di fronte agli stabilimenti (recentemente demoliti) dell’agenzia del consorzio agrario, di cui mio padre era direttore Il Bellio, dopo la liberazione fu portato fino in centro a Roncade in gabbia intensamente bastonato e frustato. Io seguii il carro fino a quando un auto del CLN di Treviso venne a prelevarlo.

Non fu quindi giustiziato ma, come mi fu detto successivamente, fu amnistiato e, quindi , la sua morte avvenne naturalmente.

Il periodo di dominio delle brigate nere a Roncade e quello della liberazione fu denso di episodi di guerra partigiana, di uccisioni e rappresaglie, di rastrellamenti e fughe nel bosco (Cansiglio, prevalentemente), di deportazioni e vendette.

Per ragioni di “rimozione” e successivamente, per impegni di lavoro e famiglia, non sono stato in grado di svolgere una indagine e raccogliere documenti quando ancora vivevano testimoni e protagonisti.

Purtroppo gli insegnanti di un tempo non insegnavano agli scolari a scrivere diari riportando fatti vissuti o avvenimenti visti o racconti riferiti da persone individuabili . Meno che meno si insegnava la raccolta di documenti.

Accadde, perciò, che cadesse nell’oblio Wladimiro Paoli, un giovane partigiano caduto, che diede il nome alla brigata della quale a Roncade, dopo la liberazione, decine di giovani affermavano di appartenere : “ son de la Wladimiro!”. Si esponevano le sue foto. Io vidi la madre di Wladimiro Paoli con al collo la foto del figlio ucciso.

La brigata Wladimiro non è menzionata nella storiografia fino agli anni ‘ 80 (Storia dell’Italia partigiana di Bocca, ad esempio). Riapparirà più tardi per accenni in pubblicazioni locali.

Gli anni 1943- 1945 furono anche gli anni peggiori della guerra, con le restrizioni e i bombardamenti aerei.

Mentre Treviso subì il disastroso bombardamento del 7 aprile 1944 (i morti furono sicuramente superiori a quelli delle Torri Gemelle dell’11.9.2001) Roncade fu bombardata dal famoso “Pippo”, aereo degli alleati che girovagava abbassandosi e alzandosi di notte, continuamente e qualche volta sganciando una bomba di limitato potenziale. La prima volta colpì il castello nel torrione a nord verso il corso. La seconda volta la bomba colpì il vecchio municipio vicino al Consorzio Agrario, a trenta metri dalla camera nella quale dormivo. Non ci furono vittime, per fortuna.

A Roncade la Repubblica Sociale Italiana affisse copie di un manifesto simile a quello allegato con la scritta LIBERATOR e con l’aviatore (negro) con il pugno sopra le rovine fumanti del palazzo dei Trecento.

A prescindere dall’evidente razzismo l’efficacia dell’immagine era significativa.

Quando entrarono gli alleati a Roncade non potevo disgiungere la felicità per la cessazione dell’incubo fascista dal ricordo di un bombardamento privo di senso.

Naturalmente non si sapeva ancora del bombardamento di Dresda.

Chiedo scusa dello sfogo ma mi piacerebbe sapere che “Roncade .It” inizierà una ricerca storica approfondita su un periodo tragico per un paese immerso nel “miglior veneto” , popolato da gente pacifica e irradiato dalla civiltà di Venezia.

Cordialissimi saluti.

Renzo Terzi, via Savorgnana 6 Udine