TITY.jpg (7413 byte)
   

Giornalista

ammaestrato!

   
FAVSAR.jpg (14209 byte)
         
Sartor: Favero, lei sarà un bravo fumettista ma come giornalista è parziale e militante, grossolano e malizioso, oltre che manipolato da chi so io.
In politica vince chi ha idee, come me, e non chi si barcamena tra le bugie.
Sberebequack!
  

 

1 agosto 2005

Egregio sig. Favero,
Lei sarà anche un bravo fumettista e riproduttore mentale di cartoons, ma come giornalista lascia alquanto a desiderare in termini di correttezza, non solo perché Lei si dimostra - e non da oggi - un giornalista "militante" e del tutto "parziale", ma perché travisa volutatamente i fatti sui quali scrive.

La ricostruzione di certi fatti politici del passato che Lei ha ripreso sul suo sito è grossolanamente e maliziosamente infondata, scorretta, falsa.

Cominciamo dal primo punto: la vicenda elettorale del 1990-1992, al termine della quale sono diventato Sindaco. Tutti protagonisti del tempo sanno che non ho "cospirato" per tirare dalla mia parte 9 consiglieri comunali sui 18 che la DC aveva allora in Consiglio Comunale. Era invece avvenuto che in seguito alle elezioni comunali del 1990 ben 10 di quei 18 consiglieri comunali appoggiavano la mia nomina a Sindaco e che poi per quasi due mesi qualcuno del Partito DC, i cui organi non vennero mai convocati in quel lasso di tempo, lavorò per spostare un voto a favore del Sindaco uscente, per cui si giunse all'impasse del 9 a 9. A quel punto la "staffetta" di metà legislatura tra il precedente Sindaco e il sottoscritto non avvenne - come Lei erratamente afferma - su mia proposta, né tanto meno per mia cospirazione, ma su precisa proposta dell'allora consigliere comunale Sergio Sartor (chieda pure conferma all'interessato, ma se ne ha bisogno io conservo tutto: appunti, verbali, interviste, articoli di stampa, i suoi compresi).

Secondo punto: la rottura con la Lega a Roncade del 1997, non avvenne per un "articolo non gradito" dei leghisti locali, ma perché questi avevano diffuso con volantinaggio la richiesta di mie dimissioni. Capisce la differenza? La tensione del momento con la Lega allora "secessionista" riguardava più le vicende provinciali che quelle locali. Comunque, avendo due componenti della Giunta rifiutato di confermarmi per iscritto la loro volontà di insistere o meno sulla richiesta di mie dimissioni, ritenni più che giusto rimuoverli dall'incarico che avevo loro affidato, pur con l'angoscia per i buoni rapporti personali che avevo con loro e che ho comunque mantenuto tali.

Punto terzo. Lei la chiama "manovra" quella della rottura dell'alleanza tra PPI di Treviso e Lega per la guida dell'Amministrazione Provinciale di Treviso? Allora Lei ha memoria insufficiente. Non ricorda che contemporaneamente il PPI uscì dalle maggioranze e provocò la crisi nelle Province di Verona, Vicenza e Treviso? Lei non ricorda che vi fu un preciso pronunciamento non tanto del segretario Provinciale PPI di Treviso ma della Direzione Regionale di quel Partito? Beh... Se non ricorda nemmeno le cose più importanti... allora come credere alle sue ricostruzioni locali?
Avevamo motivi programmatici più che sufficienti per rompere con la Lega provinciale e con il Presidente Mazzonetto (per esempio: noi ci opponemmo duramente e pubblicamente contro la chiusura delle Scuole Professionali trevigiane voluta dai leghisti), ma la motivazione era d'ordine politico, determinata non - come dicevano i bossiani - dal nostro Partito nazionale, bensì dal Partito veneto, che valutava impossibile continuare a collaborare con una Lega divenuta da federalista a secessionista.
Alle elezioni provinciali, poi, non mi sono candidato per mia volontà, come Lei dice, ma mi vollero candidare i Partiti del Centro Sinistra, in quanto la mia figura garantiva l'unità del consenso, essendo gradita non solo ai partiti dell'Ulivo ma anche a Rifondazione: chi fece per primo il mio nome, come punto di coagulo dopo la rinuncia di Bepi Zanini, fu Zeno Giuliato del PRC. Chiedere per credere. Ovvio che i risultati erano di una sconfitta già certa in partenza; però, contrariamente a quanto Lei scrive, in quel momento di massimo apice del consenso alla Lega post campanile di San Marco, i risultati non furono disprezzabili ed anzi alle ultime elezioni provinciali il direttore de Il Gazzettino Pietro Ruo ricordò in trasmissione che cinque anni prima al ballottaggio Sartor aveva avuto un risultato migliore di quello ottenuto da Bottacin.

Quanto al resto del suo articolo, sul mio ruolo politico, quelli che Lei usa mi sembrano argomenti infantili. Forse Lei, ammestrato ben bene da chi sospetto io, desidererebbe un mio ritiro dalla vita politica. Se lo scordi. La politica mi appassiona e ritengo che ogni cittadino dovrebbe dare il suo contributo alla vita politica locale e nazionale, con idee, scritti, partecipazione, influenza su chi decide, e così via.
Mi permetta. Mi sembra quasi che Lei mi metta davati agli occhi quel cartello che si esponeva in certe osterie durante il Fascismo: "QUI NON SI PARLA DI POLITICA". Per quale motivo io dovrei astenermi dal fare politica? Per fare un piacere a Lei o a chi Lei ben sa?
In politica, ineffabile signor Favero, vince chi ha idee e proposte strategiche, non chi si accontenta di manovre o, peggio, si barcamena con una sequela di bugie. E, vista la carenza attuale di proposte, presumo di avere ancora molto da dire e proporre anche a Roncade, rigorosamente nel ruolo di Consigliere Comunale che attualmente rivesto e che intendo esercitare senza accettare di essere zittito da chi tenta di farlo.
Non sono e non sarò né Cospiratore, né congiuratore: queste categorie di persone spregevoli operano al buio, in segreto. Credo che in molti mi riconoscano il coraggio delle mie scelte. Molti non le condividono, molti altri sì e questo avviene proprio perché esse sono sempre state e continueranno ad essere evidenti, pubbliche, alla luce del sole e - scusi, ma non è poco - assunte collegialmente dai 5 consiglieri comunali che ora formano il gruppo consiliare di "Roncade Democratica".

Ivano Sartor