TITY.jpg (7413 byte)
   

Un'altra

storia

   
SNOOP.jpg (5804 byte)
         
Nuovo racconto di un paese negli anni '40 che potrebbe essere anche questo.
Dallo stesso autore di "Inesorabile piombo nemico", una storia che scorre parallela. Prima o poi nelle librerie e nelle edicole
  

 

13 maggio 2005
     
La casa ha un vialetto di ghiaia che attraversa il giardino, affiancato da una siepe bassa e qualche statua indifferente.

Dentro il dottore ascolta alla radio gli applausi che arrivano da piazza Venezia.

Fuori, oltre il cancello di ferro battuto, c’è una strada larga con dei portici ai lati e, alla fine, un campanile rosa sul limite della foschia.

Fuori c’è una rassegnata vita di pianura che fluisce tra fiacche parate settimanali ma c’è anche un sapore inquieto di armi nascoste nelle soffitte, già ripulite e oliate.

Fuori, soprattutto, c’è una donna scandalosa che incendia il paese e che si avvicina al cancello del dottore ogni giorno di più, minacciando Regina nella sua fragile e tenace esistenza.

REGINA.jpg (31128 byte)

Il racconto, imbastito su personaggi immaginari protagonisti, però, di episodi molte volte reali, è parallelo per luoghi e tempi alla ricostruzione storica fatta in “Inesorabile piombo nemico”, primo lavoro dello stesso autore. L’unica “licenza” è un balzo di 45 anni per assegnare in qualche modo una soluzione ad un delitto sul quale la giustizia ordinaria, fino ad oggi, non ha ancora riposto l’attenzione che ci si attendeva.

Il libro uscirà prima o poi. Chi ne vuole prenotare una copia (10 Euro) può scrivere a redazione@roncade.it


(...)

Amerigo si lasciò portare nei mulinelli della gente a grumi, con la mente leggera e con una specie di piacere fisico infantile. Incrociò, si fece inglobare e poi sfilare da capannelli di amici, anch’essi in movimento. Si confuse nei sorrisi, nelle parole e negli abbracci di decine di ragazze e donne fatte di identico splendore, come la bellezza si sprecasse, con il solo dolore di non poterla fermare lì e stringerne per sempre in pugno almeno un lembo. Sfiorò per almeno due volte anche Regina ma non per questo modificò la corrente del suo vagare tra vortici di suoni, odori di corpi e vino e cibo cotto e grasso e sigarette, di rumori mai sentiti tutti insieme.
Seguì, alla fine, con il cielo ormai blu scuro, una cordata di amici fino al deposito del mulino, in un sottotetto tre piani sopra la piazza, dalle cui finestre piccole si poteva guardare giù i disegni che la folla tracciava attorno a nessun centro.
Perfettamente, meravigliosamente e finalmente senza ordine e orario.
Qualcuno portò un grammofono, la luce delle lampade ad olio appese ai muri era scarsa e fluida, nel profumo di legno delle assi del solaio ristagnava una pigra umidità di fiume.
Il vino rosso fece la sua parte, si aggiunsero altre persone, forse stavano lì già da prima, non era chiaro e non aveva importanza.

Girandosi verso il centro dello stanzone, con le mani ancora puntate su un davanzale da dove aveva contemplato a lungo le mille fiamme diseguali dentro i portici e sui balconi, Amerigo si accorse che lì c’era anche Regina e si disse che era il momento di andarle incontro.

(...)