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antenne

   
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Un incontro interessante e la proposta di un percorso chiaro
  
19 ottobre 2005

Chi non era presente, ieri sera, al Centro Sociale di Biancade per assistere all'incontro promosso dal Comitato Cittadini in materia di inquinamento elettromagnetico da impianti trasmittenti per telefonia mobile ha perso un'occasione piuttosto rara per comprendere facilmente lo schema di funzionamento di una rete a struttura cellulare, argomento in realtà più complesso di quanto probabilmente si immagini. Una struttura che non è data dalla semplice somma più o meno casuale, a seconda delle disponibilità del suolo, di antenne tra loro collegate e la cui conoscenza è fondamentale per sviluppare un corretto atteggiamento di critica e proposta sia verso i pubblici amministratori, sia nei confronti dei gestori dei servizi.

Proviamo a sintetizzare.

1) Oggi a Roncade gli impianti per la rete Gsm sono otto; potrebbero diventare il triplo quando il sistema Umts richiederà una rapida espansione - assai presto - poichè il traffico di segnali audio, video e dati comporterà una disponibilità di bande di frequenza più elevata di quella attuale.
2) La legislazione italiana pone come limite dell'intensità di emissione al suolo di 6Volt per metro (V/m) ed è tra le più restrittive in Europa. Tuttavia questo è un valore ritenuto dagli esperti troppo elevato per poter essere accettato dai criteri di precauzione che vengono - o dovrebbero essere - adottati quando ancora non si hanno sufficienti conoscenze sulle relazioni tra le radiazioni elettromagnetiche ed eventuali patologie a carico dei cittadini. L'obiettivo "di qualità" andrebbe fissato, sempre per chi si occupa attentamente di questa materia, di 0,5 V/m. Le antenne, in sostanza, dovrebbero mantenere una potenza notevolmente più bassa rispetto a quella limite loro consentita dalla legge.
3) Si possono convincere i gestori ad attenuare l'intensità dell' "illuminazione" dei loro impianti? Sì - è questa la cosa importante - purchè l'amministrazione comunale ponga loro davanti, nel momento in cui essi chiederanno di installare nuovi tralicci sul territorio - un "piano antenne" che garantisca, grazie a razionali criteri di ottimizzazione della copertura (cioè evitando il posizionamento di impianti sovradimensionati rispetto alle aree da servire, oppure i cui lobi di irradiazione si sovrappongano a zone già coperte oppure, ancora, non progettati in maniera tale da ospitare le apparecchiature di più gestori) una regolare fornitura del servizio di telecomunicazione ai propri clienti.
Del resto, è stato ricordato, le stesse aziende di telefonia sarebbero ben felici di costruire le loro antenne senza il rischio di impugnazioni davanti ai tribunali amministrativi e senza le opposizioni di comitati civici.
4) Il piano, dunque, si può fare e Roncade sta ragionando su un'area sovracomunale, cioè d'intesa con le amministrazioni confinanti, ugualmente interessate ad uno sviluppo ordinato delle installazioni. Un analogo criterio è stato adottato dalla città di Treviso con varie altre municipalità della cintura urbana. L'importante è chiedere per tempo ai gestori quali siano i loro programmi di espansione nei prossimi anni in modo da poterli adeguatamente accontentare.
Il problema è: redigere un piano costa e chi paga?
5) E' giusto, cioè, che i proprietari privati affittino a Tim, Vodafone, Wind, eccetera il loro suolo intascando dai 15 ai 30 mila euro l'anno mentre l'onere di pagare dei professionisti spetti alla pubblica amministrazione attingendo, cioè, alle tasche di tutti? Certamente no e quindi la cosa più opportuna da fare sarebbe quella di individuare per i futuri impianti aree pubbliche ed utilizzare quindi parte dei proventi per finanziare la pianificazione e provvedere ad un monitoraggio costante del campo elettromagnetico.
6) Questo perchè il Comune di Roncade non avrebbe i soldi per provvedere comunque? Non è così. A parte la stortura di principio sopra illustrata, i soldi ci sarebbero ma a tagliare le gambe sono i criteri introdotti dalla nuova legge finanziaria. I limiti di spesa previsti per le amministrazioni comunali comporterebbero, per Roncade, una sforbiciata alla spesa corrente per 443 mila euro. Vuol dire che, anche se i soldi ci sono, Roncade dovrà fare a meno di erogare servizi di vario genere per quella cifra e quindi anche reperire i 20 mila euro per disciplinare le antenne potrebbe diventare un problema.
7) Un'ultima questione di metodo. A Biancade c'è una specie di "zoccolo duro" della cittadinanza che individua nell'amministrazione comunale sempre e comunque una controparte a prescindere dall'argomento di cui si parla. Fa parte del gioco e della storia del mondo, quindi non stupisce. Nel caso delle antenne, vale comunque la pena di ricordarlo, la normativa con la quale ci si confronta è quella nazionale (la Regione Veneto non ha ancora legiferato in materia, contrariamente a Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) ed i poteri locali sono limitatissimi. In questo ambito, poi, c'è una convergenza di interessi tra comitato dei cittadini e amministrazione comunale decisamente evidente. Per quanto riguarda le risorse, infine, andrebbe anche sottolineato come i conti comunali siano un tantino più complessi di un bilancio familiare e che quindi non si possono confondere i soldi per la spesa corrente con quelli corrispondenti al valore di una pur brutta ed improvvida infrastruttura mercanteggiata nel festival dei Piruea.
Questo però è un altro discorso.

Roncade.it


12 novembre 2005

Egregio,
in relazione al suo articolo del 19 Ottobre sull’incontro tra la popolazione, il Comitato dei Cittadini e l’Amministrazione Comunale sul tema delle antenne per la telefonia, sento il dovere di precisare alcune questioni che mi pare siano state mal interpretate e giudicate, chiedendo scusa del ritardo dovuto ad impegni professionali all’estero.

Il vostro resoconto di quanto accaduto durante la serata di dibattito è puntuale e preciso, sviluppa efficacemente l’andamento logico del ragionamento sugli impianti, sul coinvolgimento delle Istituzioni e dei grandi gestori nella ricerca di una soluzione che possa venire incontro alle legittime esigenze di ogni parte in causa, ribadisce la centralità della questione economica e dei tagli previsti nella Finanziaria.

Quello su cui non mi trovo affatto d’accordo è l’individuazione di un presunto zoccolo duro – anche se virgolettato - composto da cittadini che vedono nell’Amministrazione sempre e comunque un nemico da combattere. Ho personalmente curato l’introduzione alla serata e la presentazione del neo-costituito Comitato, e la prima questione che mi sono premurato di affrontare è stata proprio quella della volontà del Comitato stesso di essere un interlocutore collaborativo delle Istituzioni, una controparte critica se necessario ma sempre costruttiva e libera da preconcetti, un’entità apolitica nata solo per difendere il territorio in cui viviamo, sotto l’aspetto ambientale, sociale, culturale e di salute pubblica. È stato anche sottolineato quanto potesse essere ipocrita un atteggiamento di contrasto all’installazione delle antenne per la telefonia mobile da parte di cittadini che possiedono ognuno almeno un telefono cellulare. Ma forse il vostro inviato è arrivato tardi alla riunione, perdendone la prima parte.
Uno zoccolo duro poi presuppone comportamenti radicati e stratificatisi negli anni, e in quanto a questo vorrei farle presente che il sottoscritto – ad esempio - abita a Biancade da appena quattro mesi.

Un ultimo appunto: al Comitato hanno aderito medici, avvocati, liberi professionisti, laureati in varie discipline, tutte persone in grado –come certamente lo è lei- di distinguere perfettamente tra il bilancio familiare redatto dalla massaia e le complesse regole di gestione di un bilancio comunale, perciò chiederemmo un po’ di rispetto in più per noi, per i cittadini comuni e per le massaie, convinti che non siano il titolo di studio o la conoscenza delle pratiche amministrative comunali la discriminante per poter pretendere siano applicati i diritti fondamentali della persona, come quello di proteggere la propria salute e quella della propria famiglia.
Mi auguro avrà la cortesia di pubblicare queste brevi puntualizzazioni, anche per la reciproca correttezza necessaria alla futura collaborazione.
La ringrazio.

Il Vice Presidente del Comitato Cittadini di Biancade

Lorenzo Pezzato

Comitato cittadini di Biancade


12 novembre 2005

Gentile Pezzato,

mi scuso se nell'estensione del pezzo e nell'espressione del giudizio sul quale Lei espone il suo disaccordo non mi sono probabilmente fatto intendere.
Provo a precisare.

L' "zoccolo duro" di cui parlo non è riferito all'atteggiamento di chi ha gestito l'incontro che ho trovato, in tutta onestà, ineccepibile.
La mia osservazione - quello che Lei chiama inviato ero io, magari ne avessi ... - ha a che fare con un'impostazione che spesso ho trovato non serena nei confronti dell' amministrazione comunale - questa come quella precedente - da parte di alcuni cittadini biancadesi, in merito sia a questo problema sia ad altri precedenti, come, ad esempio, la questione dell'elettrosmog nel 2001-2002. Dato che la stessa sensazione mi si è ripresentata in più casi e sempre con riferimento ad un gruppo i cui elementi erano all'incirca i medesimi, ecco che la definizione "zoccolo duro" per descrivere il fenomeno mi è sembrata la più appropriata.
In ogni caso è ovvio che si tratta di opinioni e questa è solo la mia.

In merito all'altra questione, non mi pare di aver fatto riferimento a massaie o ad altre categorie con cui a volte si esprime una presunta classificazione della popolazione in base a fasce socio-culturali.
Per essere schietti, ho rilevato semplicemente come fosse fuori bersaglio l'ipotesi - espressa dal pubblico verso la conclusione dell'assemblea - di dirottare le risorse per il rifacimento del piazzale della chiesa al finanziamento del piano antenne. Questo semplicemente per una questione tecnica ed a prescindere da valutazioni di altra natura sulle quali potrei anche essere d'accordo.

Gianni Favero