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Buchi e

ciambelle

   
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I soldi che mancano non sono un fenomeno piovuto dal cielo.
Non basta dire: "il Comune si è trovato con", dietro ci sono motivi da dichiarare e cicale da cazziare
  

 

25 maggio 2005

Egregio Direttore,
            si dipanano le nebbie calate sul bilancio comunale, grazie al volantino che abbiamo tutti ricevuto nelle nostre cassette per le lettere, inviato per conto del Signor Eriberto Calgaro di “Progetto città Insieme”.

Si assoda che a questo punto è chiaro, tanto alla maggioranza quanto all’opposizione, che:
“rispetto al 2004, il Comune di Roncade si è trovato con:
-    minori entrate per 260 mila euro, dovute a minori entrate straordinarie da accertamenti ICI e al taglio dei trasferimenti statali;
-    maggiori spese per 360 mila euro per restituzione di mutui (89 mila euro)…”

Andiamo per gradi tralasciando le cifre, datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo disse il famoso tale: si legge inequivocabilmente che il bilancio di previsione è stato redatto senza la necessaria prudenza, atteso che le maggiori spese di restituzione dei mutui non possono che essere una logica conseguenza dell’accensione degli stessi, così come è noto che le entrate da accertamenti ICI ragionevolmente calano una volta scovati tutti gli evasori.
Perciò il volantino ci spiega che se l’opposizione non sa interpretare i bilanci, la stessa maggioranza li ha approvati senza saper accertare e impegnare adeguatamente le entrate straordinarie e quelle correnti creando così lo sbilancio finanziario (“si è trovato con”).

Da ciò traiamo una prima conclusione sull’aumento non preventivato dell’aliquota ICI: l’amministrazione comunale lo ha ritenuto necessario in tale misura per ripristinare l’equilibrio del bilancio che, si badi, non è una scelta dettata dal virtuosismo dell’attuale Giunta ma dalla necessità di perseguire gli obiettivi fissati dal patto di stabilità interno.
A questo punto è gioco facile fornire il suggerimento richiesto dal volantino: credo che l’amministrazione Rubinato potrebbe cominciare con l’individuazione del motivo per cui il Comune di Roncade “si è trovato con” e trarre logiche conseguenze in capo alle incaute cicale.
Si chiede all’opposizione di suggerire un’alternativa a questa manovra di inasprimento dell’imposizione fiscale, ma non è facile avendo a disposizione solo una serie sterile di numeri e cifre: ho per esempio chiesto inutilmente ragioni sull’accertamento riferito alla voce di entrata di bilancio di €. 80.000 per verifiche sui versamenti ICI perchè ipotizzo che la voce sia da valutare con più cautela rispetto agli anni precedenti. Come vede, direttore, mi sbilancio anch’io nelle valutazioni, tuttavia non rischio di incorrere in altrettanto gravi inconvenienti.

Mi sembrava di aver capito qualcosa, ma non posso, ahimé, che porre ancora una domanda: il D.Lgs n. 504/92, all’articolo 6 secondo comma, stabilisce “L’aliquota deve essere deliberata in misura non inferiore al quattro per mille, né superiore al sette per mille e può essere diversificata entro tale limite…” per quale motivo si insiste a dire che il massimo dell’aliquota ICI applicabile è il nove per mille?
Si ha motivo di ritenere abrogato l’articolo citato nell’ambito del territorio di questa Città anche per quanto riguarda il secondo comma, considerata l’iniziativa della Giunta operata in sede di determinazione dell’aliquota ICI in presunta violazione del primo comma dello stesso, da valutare in altra sede.

Morale: non tutte le ciambelle riescono con il buco, di certo noi cittadini ci siamo trovati con quello del bilancio comunale da ripianare, con i nostri soldi.

Ringrazio per l’ospitalità.

Pierangelo Ceccon