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Bilancio:

riassumiano

   
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Un tentativo finale di sintesi su un florilegio di numeri che non si riesce a interpretare davvero così bene
  

 

18 maggio 2005

Il bilancio comunale di previsione per il 2005, con qualche clamore, un pacchetto di distinguo e pure con un’astensione di un consigliere di maggioranza, alla fine è passato e non ci si dovrebbe pensare più.

Le tabelle, nella loro inespressiva tecnicità, si possono prelevare qui in formato .pdf e ci dicono che, su un giro di entrate e uscite di oltre 13 milioni, c’è un buco da 400 mila euro da tamponare, cosa che si cercherà di fare premendo sull’Ici e facendola aumentare del 62% (dal 4,7 al 7 per mille) per tutti coloro che hanno aziende e seconde case. Tanti altri confronti con il passato non sono possibili perché, come peraltro fatto notare dalle opposizioni nel corso del dibattito consiliare, di anno in anno questi documenti perdono la loro omogeneità e i paragoni non riescono, a meno di acrobazie degne degli amministratori di Bankitalia.

A mente fredda si può dire che il bilancio di previsione 2005 porta con sé due peccati originali: il primo è quello di non spiegare da dove proviene il buco, il secondo di non indicare che impiego avranno le risorse raggranellate con l’aumento Ici, dato che le stesse sono ampiamente sovrabbondanti rispetto alla semplice necessità di coprire il disavanzo.

Sul primo punto l’unico dato oggettivo e condiviso è il venir meno di trasferimenti statali per qualcosa come 160 mila euro.
Sul resto non c’è accordo e le spiegazioni fornite in sede di presentazione, anche a ripensarci con i numeri alla mano, sono tutt’altro che lampanti.

Ci ha provato l’ex sindaco, Ivano Sartor, respingendo ogni responsabilità e definendo in ogni caso “ottimo” lo stato finanziario complessivo. Sartor parla di 72 mila euro per il rinnovo del contratto dei dipendenti, oggi a carico del Comune mentre prima era dello Stato, di 133 mila euro da restituire per una equivoca ragione all’Enel e di 70 mila euro collegate a una quota di inflazione non riconosciuta. In tutto fanno 435 mila.

L’opposizione contesta il debito con l’Enel, dicendo che sarà comunque spalmato in 5 anni, non vede variazioni nelle spese per il personale e quantifica in 620 mila euro la somma che il Comune otterrà dall’aumento Ici. Perché, si chiede il Polo, mortificare con una maggiore imposizione fiscale le attività produttive? Su quanti soldi si recupereranno con la manovra sull’Ici la maggioranza non è d’accordo, per il centrosinistra saranno meno.

In ogni caso sulla destinazione dell’eccedenza un po’ di fumo c’è.
L’utilizzo fondamentale che l’attuale amministrazione vuol fare delle risorse a disposizione è quello di garantire il mantenimento dell’attuale stato dei servizi (a famiglie, a studenti, a soggetti deboli, etc), se possibile potenziandolo attraverso, ad esempio, l’incremento del fondo per le famiglie indigenti ed il sostegno ai genitori di bambini da iscrivere all’ asilo nido.

Poi ci sono da finanziare opere già avviate dall’amministrazione precedente (è da qui che scattano i rilievi di “miopia” rivolti al sindaco di prima da esponenti della sua parte politica e dallo stesso Sartor, con il coro dei colonnelli, fermamente rigettati) oltre alla componente di insicurezza dovuta alla nebbia che si osserva guardando avanti, dato il permanere dell’attuale stagnazione economica italiana per nulla contrastata dall’esecutivo berlusconiano in carica. Meglio, dicono gli amministratori roncadesi, mettere via qualcosa adesso, del doman non v’è certezza.

Più pragmaticamente, vale comunque la vecchia regola che vuole gli interventi maggiormente impopolari decisi quanto più lontano dalla scadenza elettorale.
Con o senza la deamicisiana automortificazione retributiva degli assessori.