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Citton e

la guerra

   
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Il diario bellico di monsignor Romano Citton, parroco di Roncade negli anni '40.
  

 

8 ottobre 2003

Quelli che seguono sono alcuni passaggi delle "Note riassuntive del periodo bellico. 1943 - 1944 - 1945", un diario di quegli anni scritto da monsignor Romano Citton, parroco di Roncade. Il documento intero, il cui originale è conservato negli archivi parrocchiali, può essere prelevato in formato Word cliccando qui.

A onor del vero lo scritto, evidentemente redatto a posteriori, contiene alcune imprecisioni sulla successione temporale di almeno due eventi (per un confronto clicca qui). Gli errori, tuttavia, non alterano il giudizio schietto di condanna del monsignore - pur senza mai mettere da parte l'affetto senza distinzione verso ogni parrocchiano - nei confronti di coloro che aderirono alla Repubblica di Salò.

Dal "Diario bellico" di monsignor Romano Citton

Roncade, parrocchia della diocesi di Treviso che sorge tra il fiume Sile ed il sacro Piave, avente una popolazione di circa 3 mila abitanti, capoluogo di Comune, piccolo centro di vita delle cinque frazioni formanti un unico Comune ed i villaggi limitrofi, con un mercato al lunedì, due agenzie bancarie, due farmacie, vasti magazzini ammassi cereali, luce, telegrafo, telefono, caserma RR carabinieri, visse di una vita ognora serena e tranquilla fino all'alba dell'armistizio.

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Alcuni ufficiali del Pnf roncadese

Prima dell'armistizio esisteva qui il PNF (Partito Nazionale Fascista), retto da persone in gran parte equilibrate, e non dette mai ad alcuno seria preoccupazione. Comprensione, rispetto reciproco, formavano la norma del quieto vivere di benessere e di pace. Dopo l'armistizio, e specie dopo l'8 settembre, per l'infelice Roncade cominciarono giorni i più neri ed i più dolorosi che pastore e figli possano mai immaginare, ed il ricordo di essi, delle stragi, degli assassinii e della inaudita barbarie perpetrate contro il più elementare sentimento di umanità, rimarrà indelebile in ogni mente e in ogni cuore.

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Creata la ceca fascista si incominciarono le sedute, le assemblee, le denunce, ed una lotta sorda, maligna, sospettosa contro tutti e contro tutto, che in qualche modo si credeva fosse antifascista. Nella vicina parrocchia di san Cipriano pullulava una congrega comunista e antifascista. Individuate persone e località in una notte oscura venne assalita, circondata e minacciata.
Gli adepti scapparono alla macchia, disperdendosi per la campagna. I repubblichini entrarono nella casa, la spogliarono e si impadronirono della biciclette ritornando trionfanti con le spoglie dei comunisti. Piccola favilla, gran fiamma feconda.

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Era il 25 luglio, sagra della piccola frazione di San Giacomo di questa parrocchia, la solennità si svolse in un'atmosfera di vera mestizia. Persino una sgangherata giostra rimase inattiva.
Verso sera fui avvertito che si tramava alla vita del buon sacerdote.
Inviai subito un veloce ciclista consigliando la fuga in casa Donadel, casa sperduta in mezzo ai campi. Io poi lo raggiunsi con la mia cavallina.
Il buon don Ernesto era in lacrime e con lui piangevo io.

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